Beirut: Polvere di stalle

Davvero, in momenti come questi dopo aver visto le scene della devastazione provocata dall’esplosione al porto di Beirut, non rimane che buttarla in vacca. E’ mai possibile che un’enorme quantità di sale di ammonio che comunemente viene usato come concime dagli agricoltori esploda e rada al suolo interi palazzi distruggendo una bella fetta di quella citta’? Evidentemente lo è, e la polvere provocata da quell’esplosione sta ora portando a termine il lavoro provocato dal botto rendendo l’aria della città irrespirabile, dal sapore di stalla, e pericolosa. Ma forse questo fetore si percepiva già prima di questo immane disastro, il puzzo di marcio era diffuso.
Beirut, uno dei principali centri del Mediterraneo, caduta in cenere e rialzatasi mille volte; luogo di mescolanze, di genti diverse, di religioni differenti, di troppe persone che in quel luogo hanno cercato e cercano (oltre al divertimento di cui nell’area e’, era, capitale) solo i loro interessi, o a loro collegati, personali. Stella luminosa e finestra sul mare ora spenta e coperta da un’immensa miriade di particelle e di fumo che la oscurano forse in modo ora definitivo. Luogo deputato agli incontri , agli scambi e divenuta centro di fumose trame che anche in occasioni come questa lasciano dubbi e spazi a mille potenziali e tutte possibili interpretazioni, tanto complicati e intrecciati sono gli interessi di cui sopra.
Capitale del Libano che a buona parte di noi appare cosi’ lontano, mentre invece non ci rendiamo conto di quanto vicino, non solo in termini di distanza, sia a noi che alla nostra cultura. Una faza, una raza… certo, cosi’ dovrebbe essere ed invece siamo del tutto incapaci di capire che millenni di storia comune dovrebbero legarci, condividere relazioni, affari (mica quelli sporchi..) e perchè no, affetti. Al contrario, scioccamente ed oscenamente vediamo quei popoli e quei paesi come diversi, quasi indegni di essere associati alla nostra società, condividendo politiche che si sono dimostrate (ormai dovremmo prenderne atto, ma pare siamo ciechi) disastrose che hanno fatto a pezzi interi stati e persino minato la possibilità per noi, incastrati geograficamente al centro del Mediterraneo di essere protagonisti di una politica di comuni interessi e sviluppo.
Non è che sia tutto cominciato con la scellerata guerra in Iraq (parliamo comunque di 30 anni fa), ma certo la scelta di seguire un branco di fanatici che avevano immaginato di far terra bruciata del Medio Oriente per ridisegnarlo, è stata una follia. Questi, direttamente o indirettamente sono i risultati. Neppure importa se la causa dello scoppio sia dovuta ad un’insana gestione di quei magazzini oppure ad un intervento esterno (che in questa regione non si può mai escludere a priori pur se da considerare folle); è la realtà in cui è precipitato quel povero paese ad aver comunque determinato quanto successo. Nemmeno l’incuria è un male che piove dal cielo, è frutto di una situazione creata da chi ha mille e diversi interessi nell’area e da chi ha pensato di dover intervenire (mica gratis, gli interventi dei vari Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale hanno dato il colpo di grazia arricchendo banchieri e finanzieri) con dinamiche che dovrebbero ormai aver insegnato non solo l’inconsistenza, ma il pericolo che tali politiche economiche provocano. Il Libano, ma anche i suoi vicini se la passano male, e’ ridotto alla fame nel totale disinteresse del resto del mondo.
Un paese che qualche decina di anni fa era considerata la Svizzera del Medio Oriente (certamente anche grazie ai loschi affari che pure allora abbondavano) e modello per l’intera area, ridotto all’osso, spolpato. Ed ora? Ora rimane solo lo sconforto e la disperazione di chi ha perso ciò che aveva, l’economia distrutta e la moneta che ha perso tutto il suo precedente valore. Con un milione di profughi scappati da situazioni nei paesi vicini persino peggiori. Ora tutti promettono aiuti ed interventi, ma se uno avesse buona memoria e un minimo di conoscenza, saprebbe già da adesso che alle parole non seguiranno i fatti, se non per un ulteriore ricatto che spezzerà le gambe ad un paese già in ginocchio.

Docbrino