Blitz in aula Consiglio regionale: Perquisite le abitazioni dei militanti di casapound. Si cercano anche eventuali connivenze

Nelle prime ore di  questa mattina  le Digos di Trieste, Pordenone ed Udine su disposizione del pm titolare delle indagini Pietro Montrone hanno eseguito perquisizioni nei confronti di militanti di Casapound che, nella giornata del 04 agosto scorso si sono introdotti nel palazzo del consiglio regionale di piazza Oberdan a Trieste  interrompendo i lavori della VI Commissione consiliare per leggere un comunicato.

Il pm Montrone al momento ha ipotizzato la violazione dell’art.340 del codice penale, cioè l’interruzione di pubblico servizio in concorso e ha disposto che anche la sede del movimento, sita in via San Zaccaria a Trieste e inaugurata nel febbraio del 2019, venisse perquisita.  I funzionari  della polizia di Stato hanno sequestrato soprattutto  supporti informatici e telematici in possesso dei 12 indagati, ma anche  i capi di abbigliamento indossati  durante l’azione e il megafono con il quale è stato letto il "proclama".  In sostanza dopo l'identificazione delle persone coinvolte, tutti soggetti noti alla Digos, si vuole ora ricostruire in maniera minuziosa quanto avvenuto e soprattutto la catena di comando del gruppo, dato che aggravanti sono previste dalla legge per gli organizzatori e per chi era a capo del gruppo.   L'indagine consentirà di dare le risposte   per capire quali siano le responsabilità dei singoli partecipanti all'irruzione ma soprattutto se vi siano altri profili di reato, oltre a quello già contestato. Fra le questioni sul tavolo degli inquirenti anche le modalità  con le quali il manipolo di neofascisti sia riuscito ad arrivare indisturbato nell'aula del consiglio regionale e se vi sono state colpevoli distrazioni. Inoltre l'analisi di mail- sms ecc, potrebbe mettere in imbarazzo qualche esponente politico che, l'ipotesi non è peregrina, avrebbe potuto informare il movimento sui lavori, gli orari e magari aver sostenuto l'iniziativa.