Bloccata dalla Rai la fiction con Beppe Fiorello sull’integrazione riuscita a Riace. Un sistema virtuoso che spaventa Salvini e company

C’è una brutta aria nel Paese, questo è palpabile e non solo perché abbiamo il governo più a destra che l’Italia abbia mai visto dai tempi di Scelba, ma perché emergono pubblicamente e con gran cassa dei media posizioni xenofobe e razziste che si pensavano essere state confinate negli archivi della storia e che invece, se pur ancora di minoranza, sono alla ribalta e non solo in Italia. Difficile dire se si tratti di un disegno preciso, il dubbio esiste ed è avvalorato anche da fatti collaterali che dovrebbero preoccupare ogni sincero democratico. La scelta della Rai ad esempio, televisione pubblica, di bloccare la messa in onda della fiction “Tutto il mondo è paese” che racconta la storia del Sindaco di Riace e del suo modello di accoglienza e solidarietà apprezzato in tutto il mondo, ci lascia sorpresi ed amareggiati. Una scelta di censura che ha costretto il Comitato Possibile Costa dei Gelsomini ha lanciare una petizione diretta alla Rai – Radiotelevisione Italiana per sbloccare la fiction che vede protagonista l’attore Beppe Fiorello. Il veto è nato da una interrogazione parlamentare dell’on. Gasparri di Forza Italia che ha chiesto alla Rai di sospendere la trasmissione della fiction in quanto “esalta un personaggio coinvolto in un’indagine”. Ovviamente non si può prescindere dal giudizio su chi ha proposto questa interrogazione strumentale, occorre valutare i termini reali della vicenda per estrema chiarezza perchè il veto nasce sostanzialmente da una mezza fake news o meglio dal classico metodo di considerare “alla bisogna” gli indagati colpevoli. L’indagine a cui si fa riferimento, come ha dichiarato lo stesso sindaco Mimmo Lucano, parte da una relazione ispettiva della Prefettura di Reggio Calabria che in seguito è stata smentita da due successive relazioni ispettive effettuate dalla stessa Prefettura di Reggio Calabria, concluse entrambe con esito favorevole all’operato del Sindaco. Questioni in ogni caso meramente amministrative. Sicuramente il sindaco non ha seguito quella prassi documentale, si legge nell’appello di Change.org, prevista che, a causa di lungaggini burocratiche, gli avrebbe impedito di realizzare tutto quello che oggi viene apprezzato il tutto il mondo e che persino Papa Francesco ha pubblicamente elogiato, ma l’onestà e l’impegno del sindaco non sono mai state messe in discussione da chi ha avuto modo di seguire quanto è stato realizzato a Riace in questi anni. Ma per dirla tutta Lucano per atto dovuto,  nel 2017, è finito indagato dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata con l’accusa di aver forzato il sistema per velocizzare le procedure. Anche su questo fatto Mimmo Lucano si dice sereno, dato che è una persona trasparente che lavora con dedizione e passione realizzando tutto quello che il per senso di umanità ritiene giusto e doveroso. Sulle vicende giudiziarie Lucano ha dichiarato: “io e la mia famiglia viviamo in condizioni di quasi povertà, i premi in denaro che mi sono stati conferiti in Italia ed in Europa sono stati da me devoluti in beneficenza e non ho voluto nulla per autorizzare la Rai ed il produttore a realizzare una fiction che ha come protagonista la mia persona”. Ma è evidente che a uno come Gasparri questo non basta, l’azione dell’onorevole è ovviamente strumentale, dato che ad esempio non ha chiesto le dimissioni di Salvini oggi a sua volta indagato per reati gravissimi come il sequestro di persona. Ma se da un politico come lui non ci si può aspettare coerenza, quello che lascia sconcertati e la risposta della dirigenza Rai che si è subito omologata al pensiero unico governativo e alla volontà di certa area politica di perseguire nella costruzione di una realtà virtuale che vede il problema dei migranti come irrisolvibile se non attraverso muri e respingimenti.
L’attore Beppe Fiorello che ha interpretato Lucano nella fiction si è espresso così: “A tutti quelli che dicono cose senza aver mai messo un piede a Riace, dico andate a conoscere di persona quest’uomo e capirete”. Quello di Riace è un modello che nel 2016 fruttò al sindaco Mimmo Lucano l’inserimento da parte della rivista Fortune tra i 50 leader più influenti al mondo.
Come è noto tutto ha avuto inizio nel 1998, con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina. In quell’occasione l’associazione Città Futura (dedicata al parroco siciliano Don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia) decise di aiutare i migranti appena sbarcati dando loro a disposizione le vecchie case abbandonate dai proprietari, ormai lontani dal paese. Scelta sostenuta dal Comune e dal suo sindaco. Così grazie alle sue politiche di inclusione, il primo cittadino di Riace è riuscito a dare ospitalità non solo ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese), ma anche a tutti gli immigrati irregolari con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato. Sono nati infatti laboratori tessili e di ceramica, ma anche bar e panetterie per arrivare alla raccolta differenziata porta a porta, garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata attraverso l’utilizzo di asini. L’integrazione dei migranti è poi assicurata da più di sessanta mediatori culturali assunti dal comune e facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si fa promotrice. Ma una situazione del genere era intollerabile per chi basa le sue fortune politiche sulla percezione del pericolo migranti, così sono iniziate le operazioni di boicottaggio e  improvvisamente il borgo calabrese è tornato al centro delle cronache con  l’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini che in un video che sta circolando in rete, attacca il sindaco di Riace, criticando il sistema di accoglienza dei rifugiati utilizzato da Mimmo Lucano nella sua città.  Il risultato di questa campagna di demonizzazione non è solo la censura della fiction della Rai ma , come spiega il sindaco di Riace una azione di boicottaggio iniziata anche ben prima che la destra vincesse le elezioni. “Dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio. Da troppi anni siamo abbandonati”. Insomma rubinetti chiusi attraverso ogni sorta di cavilli. E’ evidente come il sistema Riace dia fastidio soprattutto perchè è diventato anche volano per l’economia del piccolo centro, si era infatti registrata una spinta all’economia locale con 50 persone stipendiate come le maestre che fanno i corsi di italiano per gli immigrati adulti. Oggi anche il loro futuro è appeso a un filo racconta oggi il sindaco che però nelle ultime ore ha spiegato che finalmente l’emergenza Riace potrebbe rientrare dato che ministero dell’Interno e Prefettura potrebbero a breve saldare il credito pregresso con il paese. «Pare ha spiegato Lucano che qualcuno al ministero dell’Interno abbia finalmente letto le nostre controdeduzioni e si sia reso conto che non solo devono ripristinare i finanziamenti, ma devono anche restituire i crediti pregressi. Il processo è in itinere, ma pare che la situazione si stia normalizzando». Emergenza rientrata? Forse. Ma torniamo al modello Riace che tanta paura fa ad alcuni ambienti politici. Per favorire autonomia e integrazione dei migranti, a Riace assieme all’euro circola una moneta esclusiva del posto, utilizzata ogni giorno dai migranti nei soli negozi riacesi per l’acquisto di cibo, vestiti e ricariche telefoniche, in questo modo si sono anche superate eventuali perplessità locali dato che le risorse restano sostanzialmente come nuova ricchezza per il territorio, ma non solo con il ministero che accreditava le risorse con molto ritardo, spiega il sindaco “ci siamo inventati un’idea di moneta locale spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”. Insomma spiegato perchè Riace fa tanta paura, il suo “modello” di integrazione dei migranti è un successo ed è per di più nato in una realtà che non brilla certo per ricchezza e soprattutto è nato dal basso al di fuori del controllo direzionale romano, sia esso di centrosinistra che di destra. Nella piazzetta del Paese ora capeggia un arco di legno con su scritto “Villaggio globale”, poi vi sono numerose sedie sistemate in cerchio che assieme ad muretto di mattoni sono diventati luogo di incontro, discussioni e chiacchiere di chi arriva da ogni parte del mondo. Sono in tanti quelli che hanno voluto vedere questo “miracolo” gente comune che ha voluto capire di più ma anche portare solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ai profughi che ospita tramite il il sistema Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) un sistema che non piace a destra ma che la sinistra che l’aveva promosso non ha forse voluto diventasse pienamente operativo facendolo diventare una missione quasi impossibile per i Comuni aderenti. Ma non per Riace, dove c’è anche un registro dove appone la firma per chi ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio, firma che riporta le città di provenienza, non solo da Nord a Sud dell’Italia, ma anche dagli Stati Uniti, dalla Germania  e perfino dall’Australia. Tutti solidali a chiedere di non far morire il “modello Riace”, tutti a studiare una delle prime sperimentazioni di ripopolamento di un territorio morente grazie ai rifugiati.

 

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