Bloccato ed espulso a Tel Aviv don Nandino Capovilla, di Pax Christi: «ragioni di sicurezza nazionale»
E’ stato fermato e trattenuto all’aeroporto di Tel Aviv don Nandino Capovilla, esponente di Pax Christi, che ha passato la notte in una struttura delle autorità israeliane.
Il sacerdote veneziano, parroco a Mestre, è noto per le sue iniziative in favore dei diritti umani e dei più deboli, sempre improntate alla nonviolenza. Nei 22 mesi di guerra a Gaza don Nandino Capovilla non ha mancato di esprimere la sua preoccupazione denunciando gli attacchi sui civili inermi e condannando le operazioni militari che hanno prodotto una catastrofe umanitaria. Don Capovilla faceva parte di una delegazione giunta in Israele con due voli dall’Italia, guidata dal presidente di Pax Christi, il vescovo Giovanni Ricchiuti che sta seguendo da vicino il caso. Nel documento di espulsione delle autorità israeliane è precisato che il sacerdote verrà allontanato «il prima possibile» si legge, «e fino ad allora sarà trattenuto in un luogo designato». Il provvedimento è stato preso in forza di non meglio precisate «ragioni di sicurezza nazionale», che dunque il sacerdote avrebbe messo a rischio, secondo le autorità israeliane, partecipando a iniziative di sensibilizzazione contro la guerra e per il dialogo e la pace tra i due popoli. La decisione potrà essere impugnata davanti alla Corte d’appello israeliana. Intanto don Capovilla se in futuro vorrà tornare in Terra Santa «dovrà presentare una richiesta in anticipo, che verrà presa in considerazione in base alle circostanze del momento. Poi ieri la notizia: “SONO LIBERO! Mi hanno fatto uscire ora. Restituito cellulare e valigia. Tutto bene. Aspetto che se ne vadano le ultime mie due guardie per scrivervi queste righe. Volo per la Grecia stanotte. G”. Così sul suo profilo facebook Don Capovilla, è stato liberato ma non potrà proseguire il suo lavoro a Gaza, anzi neanche iniziarlo perché rimpatriato con il primo volo disponibile. Il sacerdote veneziano, parroco a Mestre, è noto per le sue iniziative in favore dei diritti umani e dei più deboli, sempre improntate alla nonviolenza. Nei 22 mesi di guerra a Gaza non ha mancato di esprimere la sua preoccupazione denunciando gli attacchi sui civili inermi e condannando le operazioni militari che hanno prodotto una catastrofe umanitaria.
“Questi alcuni dei miei numerosissimi di guardia in queste 7 ore” prosegue nel suo post. “MA PER PIACERE: DITE A CHIUNQUE SCRIVA CHE BASTA UNA RIGA PER DIRE CHE STO BENE MENTRE LE ALTRE VANNO USATE PER CHIEDERE SANZIONI ALLO STATO CHE tra i suoi “errori” bombarda moschee e chiese mentre i suoi ORRORI si continua a fingere che siano solo esagerazioni. NON AUTORIZZO NESSUN GIORNALISTA A INTERVISTARMI SULLE MIE SETTE ORE DI DETENZIONE SE NON SCRIVONO DEL POPOLO CHE DA SETTANT’ANNI È PROGIONIERO SULLA SUA TERRA QUESTA IMMAGINE RIPORTA L’ULTIMO MESSAGGIO CHE STAVO SCRIVENDO PRIMA CHE MI SEQUESTRASSERO IL CELL. ERA LA PREGHIERA DEL GIORNO DEL PATRIARCA DABBAH”




