“Board of Peace”… i nuovi mostri

C’è chi nella stampa, in vista della sua partecipazione alla ignobile farsa del “Board of Peace”, aveva espresso solidarietà al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani “costretto” al ruolo di “osservatore” nella riunione che si è svolta alla Casa Bianca. Quella saga di mostri che hanno dato vita (si fa per dire) al “Board of Peace”, l’organismo promosso dall’amministrazione americana per “coordinare” la ricostruzione di Gaza e rilanciare un percorso di stabilizzazione regionale nel nome degli affari e di Donald Trump autonominatosi imperatore del mondo a vita. Ebbene, l’agenzia stampa del Ministero degli esteri, ci fa sapere con una nota che al tavolo hanno partecipato delegazioni di circa quaranta Paesi, tra europei, partner transatlantici e attori asiatici. Il termine “partecipato” lascia perplessi dato che, un conto è aderire, altro e partecipare con delegazione di alto livello (come appunto un vicepremier), altro è esserci con qualche funzionario. Insomma il ministero italiano cerca di dare copertura mediatica al fatto che per l’Italia era presente appunto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. La riunione, spiegano, si è concentrata su aiuti umanitari, infrastrutture e sicurezza, con l’obiettivo di tradurre gli impegni politici in interventi concreti con assenti i maggiori interessati, i palestinesi.
Nello stesso pomeriggio della giornata di incoronazione farlocca di Trump, Tajani ha incontrato i giornalisti presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, spiegando che la presenza italiana è “un dovere politico e morale” in una fase in cui il Mediterraneo e il Medio Oriente restano centrali per la sicurezza europea. Il ministro ha ribadito l’importanza della cooperazione con gli Stati Uniti, ma anche la volontà italiana di mantenere una linea autonoma e multilaterale. Insomma due piedi in una scarpa, equilibrismo voluto dalla Meloni ed imposto aTajani secondo cui l’Italia ha scelto di esserci non per conformismo verso gli Stati Uniti, ma perché la presenza italiana è fondamentale per contribuire alla pace in Medio Oriente e al percorso di stabilizzazione di Gaza. Tajani ha ribadito l’importanza della cooperazione transatlantica, pur mantenendo autonomia di giudizio, ricordando che il Paese mantiene critiche costruttive verso alcune scelte politiche statunitensi, ma crede nella collaborazione multilaterale. Tajani ha anche evidenziato che l’Italia proporrà finanziamenti e iniziative specifiche per la ricostruzione di Gaza, concentrandosi su sanità, istruzione e sicurezza alimentare ed umanitaria. Insomma doni per l’imperatore più che aiuti per i palestinesi,infatti, si aggiunge, nel fine settimana sono previsti incontri tecnici tra delegazioni per definire modalità operative e contributi finanziari. Non si escludono colloqui bilaterali tra partner europei e americani per coordinare le prossime mosse diplomatiche. Fin qui lo story telling fantasy minesteriale che poi si arricchisce dalla cornice surreale dell’elenco dei partecipanti. Scrive infatti l’agenzia di stampa ministeriale omettendo che, a parte Tajani, le altre presenze europee di guardoni erano solo formali: hanno preso parte numerosi Paesi europei scrivono, inclusi Germania, Regno Unito, Bulgaria, Ungheria, Cipro, Polonia, Grecia, Slovacchia, Croazia, Olanda, Finlandia e Austria – molti dei quali con delegati di alto livello (….???) ed è stata confermata la presenza del Giappone tra gli Stati extra-europei. Insomma il povero Tajani cerca spasmodicamente di affermare che la sua palese “solitudine” non era tale, ammettendo che non erano però presenti rappresentanti delle Nazioni Unite, “scelta che ha sollevato qualche critica ma che non ha compromesso la riuscita del vertice, almeno sul piano operativo”.
Nel brief dell’amministrazione statunitense, la portavoce della Casa Bianca ha definito il Board di Pace un organismo “legittimo e ambizioso”, con decine di Paesi impegnati a stanziare risorse per la ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia. Sul piano geopolitico, il vertice segna un tentativo di rilanciare un formato alternativo e più snello rispetto ai tradizionali canali ONU, in un contesto regionale ancora fragile. La sfida sarà trasformare gli annunci in risultati concreti, evitando che l’iniziativa resti soltanto simbolica. Che dire, speriamo che questo soufflé si sgonfi presto e soprattutto che non vengano operate scelte nel nome di tutti gli italiani. Che Meloni, Salvini e a questo punto anche Tajani vogliono essere trumpiani nessuno lo vieta, ma che questo non venga fatto in spregio alla Costituzione. Il comunicato ministeriale si chiude poi con un rigurgito di dubbi: “Per l’Italia, la partita si gioca su un doppio binario: sostegno alla stabilità del Medio Oriente e rafforzamento del proprio ruolo diplomatico nello scenario transatlantico. Le prossime settimane diranno se il “Board of Peace” riuscirà davvero a incidere sugli equilibri regionali”.