Buon natale a chi?

Ci siamo, in qualche modo, ma ci siamo arrivati anche quest’anno ed ecco che domani potremo festeggiare la ricorrenza. Noi magari e in qualche modo ce la faremo, mentre per molti altri, credenti o meno che siano della religione cristiana, la faccenda si fa un po’ piu’ complicata.
Molti sono portati a credere che questo sia il periodo in cui, secondo le nostre tradizioni, ognuno dovrebbe fare un piccolo sforzo per meritarsi la definizione di essere umano. Dove naturalmente “umano” non si intende semplicemente come facente parte di quella categoria in senso scientifico, ma quanto piuttosto inteso come degno di farne parte nella forma di aggettivo.
Facendo una rapida analisi, si rischia di rimanerci male accorgendosi che setaccia setaccia, rimangono ben pochi esemplari della nostra specie a cui si possa cucire tale termine. Ma questa e’ altra cosa.
Quest’anno anche la fascia di persone che normalmente approfittano di queste feste per concedersi qualche piccolo privilegio, non se la passano troppo bene. Non stiamo ovviamente parlando di coloro che feste o non feste possono permettersi qualsiasi sfizio alla faccia di tutto e della stragrande parte dell’umanita’ (francamente non si capisce perche’ possano arricchirsi in questo modo inutile), ma di una buona fetta di gente che potrebbe normalmente concedersi una vita dignitosa. Ecco, quest’anno le cose non vanno per il verso giusto neppure per loro (noi, tutto sommato).
Da un annetto a questa parte le cose si sono complicate, c’e’ in giro un virus che pare non porti molta attenzione alle sorti degli uomini che, bisognera’ pure ammetterlo, fino ad oggi non si sono eccessivamente curati di quanto il modello di vita dominante possa aver influito sugli equilibri necessari a garantire che uomo e natura possano sopportarsi a vicenda.
Ma non e’ su di noi e ai nostri problemi che vorrei soffermarmi. In questo periodo mi piacerebbe riuscire a pensare a chi, per diversi motivi, ma generalmente a causa dell’egoismo che e’ esattamente l’opposto della bonta’ che secondo la vulgata, dovrebbe caratterizzare questo periodo.
A noi pare un’usurpazione delle nostre sacrosante spettative il non potere festeggiare secondo tradizione il natale assieme a parenti, amici, famiglie e davanti a pranzi e cene luculliane; bene, dovremmo forse cominciare a pensare che questo che noi consideriamo come spettante, e che stavolta invece non ci possiamo permettere, per molti (molti piu’ di quanti non possiamo spesso sospettare) non sia mai stato neppure immaginabile.
Per queste persone il sogno e’ invece il quotidiano riuscire a mettere assieme, mica pranzo e cena, ma solo qualche misero boccone che permetta di tirare a campare. Oppure avere un tetto, per dire, per buona parte della popolazione mondiale semplicemente e’ un miraggio; spesso non perche’ questa gente magari una casa non ce l’abbia mai avuta, ma perche’ ad un certo quel tetto e’ stato distrutto, oppure si e’ dovuto in gran fretta abbandonare, trovandosi di punto in bianco senza piu’ nulla. Tutto distrutto in un attimo; giusto il tempo necessario ad una bomba per fare tabula rasa di cio’ che fino ad un momento prima era una casa, oppure di scappare da chi ti dice che tu, li’ non ci puoi piu’ stare.
Forse dovremmo ricordarci delle immagini che ogni tanto la TV ci propone di quelle file di persone se ne vanno, che si portano dietro poco piu’ di niente, ma tutto cio’ che loro rimane. O le immagini di quelle sterminate distese di tende all’interno, ma mica sempre, dei campi profughi. Ma la nostra memoria e’ ahime’ selettiva e corta quanto un gesto di piccolo sdegno.
Milioni di persone che vivono in campi nelle tende, nel migliore dei casi all’interno di quattro pareti tirate su alla benemeglio e destinate a rimanere la loro casa per chissa’ quanto, a volte per sempre. Per capire cosa significhi, uno dovrebbe veramente vedere di persona come si possa vivere di quel poco che nemmeno sempre viene loro concesso dai cosiddetti “benefattori” che poi spesso sono gli stessi che li hanno messi in qella situazione.

Pranzi, cene, sono per molti solo definizioni che non hanno mai avuto un riscontro pratico; centinaia di milioni di persone che tutti i giorni non sanno dove e come riuscire a trovare qualcosa da mettere sotto I denti (quando ci sono ancora), non dico per sfamarsi, ma per evitare di morire di fame, per cercare di sfuggire ad una sorte forse solo rimandata al giorno successivo. Gente che da sempre e’ costretta a spostarsi in continuazione in cerca mica di un futuro milgiore, magari, ma di un presente che permetta di vedere l’alba del domani, ma forse non il suo tramonto.
Altri che invece inseguono il sogno di cercare una vita piu’ decente, quasi sempre ci vuole veramente poco, e che per questo sono disposte a rischiare la pelle (per quello che vale la loro…) e attraversano deserti e mari infiniti per poi scoprire che quel sogno non e’ altro che una pia illusione, che quell’idea di avere una possibilita’ si traduce in ulteriore dramma.
Coloro che solo per aver preteso di esprimere la loro opinione, di aver chiesto quanto dovrebbe essere null’altro che normale, si ritrovano sbattuti nelle orribili galere di cui il mondo e’ pieno, o peggio ancora torturati, uccisi e gettati al bordo di una strada senza che chi dovrebbe, faccia sentire la propria voce e chieda giustizia. Ci sono evidentemente altri valori per chi deve chiudere lucrosi affari.
Altri ancora che a causa delle crisi che ormai si susseguono una dietro l’altra, all’improvviso si trova nel non potersi piu’ mantenere, di perdere anche quel lavoro, garanzia di un livello di vita dignitosa. Il mercato ha le sue regole e le persegue senza indugio; se poi tali scelte sono dettate da esigenze di inseguire il massimo profitto a qualsiasi costo pur di soddisfare I dividenti degli azionisti, beh, cosi’ funziona il mercato, per la buona pace di chi ne patisce le conseguenze.
Ce ne sarebbero ancora parecchi, una lista infinita ed eccessiva per essere contentua in due righe.
A loro verrebbe da dire buon natale, ma per poterlo fare dovremmo almeno riuscire a comprendere il senso della vergogna, prima ancora di quello della pieta’.

Docbrino