Calabria, cambiata l’aria? Arrestato il presidente del consiglio regionale Tallini accusato di concorso in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini detto Mimmo, di 68 anni, di Forza Italia, è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. L'indagine che ha portato all'arresto di Tallini riguarda i suoi presunti rapporti con la cosca Grande Aracri della 'ndrangheta. In realtà per gli esperti di cose calabresi la notizia non è del tutto inaspettata, del resto il nome di Tellini era stato segnalato al momento della candidatura come impresentabile e nonostante questo Forza Italia non solo l'aveva candidato ma aveva ottenuto diventasse presidente dell'assemblea regionale. Questa mattina sono stati i carabinieri del comando provinciale di Catanzaro e del comando provinciale di Crotone hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel mirino non solo Tallini ma altri 18 indagati, nelle province di Catanzaro Crotone e Roma, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. Insomma tutto l'armantario cui la 'ndrangheta. Da quanto è emerso il provvedimento nasce da due attività investigative convergenti, sviluppate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro e del Nucleo Investigativo di Crotone, dirette e coordinate dal procuratore Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti procuratori Paolo Sirleo e Domenico Guarascio. Le indagini hanno riguardato in particolare iniziative imprenditoriali avviate i mediante il reimpiego di capitali della cosca a Cutro e nel territorio catanzarese. Gli elementi raccolti nel corso delle investigazioni hanno permesso a Gratteri e al suo pool di definire i nuovi assetti della cosca Grande Aracri dopo le operazioni che ne hanno colpito i principali esponenti e lo stesso capo Nicolino Grande Aracri. Documentata in particolare la realizzazione da parte degli indagati, attraverso la preliminare intestazione fittizia di beni e utilità, di una rilevante progettualità imprenditoriale tesa al reimpiego dei proventi illeciti della cosca, attraverso la costituzione di una società, con base a Catanzaro, finalizzata alla distribuzione all'ingrosso di prodotti medicinali mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie (20 in Calabria, 2 in Puglia e una in Emilia Romagna). E' stato accertato il supporto fornito alla banda di 'ndrangheta, emerge da indiscrezioni, da parte di un esponente politico istituzionale della Regione Calabria (Tallini), il cui intervento, contraccambiato anche con il sostegno della cosca alle elezioni regionali del novembre 2014, è stato decisivo per favorire e accelerare l'iter burocratico iniziale per ottenere le necessarie autorizzazioni. E' emerso infine il ruolo di professionisti e imprenditori nella realizzazione del programma della cosca con riguardo al perseguimento dei vantaggi economici nei diversi settori imprenditoriali di interesse. In sostanza la cosca metteva i soldi sporchi e il “sistema” calabrese di appoggio provvedeva agli investimenti con relativa pulizia del denaro. Inoltre le indagini hanno consentito di ricostruire anche specifici episodi intimidatori, tanto riconnessi alla realizzazione dell'iniziativa imprenditoriale del sodalizio, quanto con specifico scopo estorsivo. Il castello accusatorio appare molto solido, ma nonostante questo è corretto ricordare come i soggetti indagati sono innocenti fino a prova contraria.