Campagna elettorale permanente sulla questione migranti in Fvg. Uso improprio della Protezione Civile impiegata per sorvegliare i confini, ma alcuni volontari dicono no

In ossequio al detto “argomento vincente non si cambia” il nuovo corso di destra-centro della Regione Fvg ha deciso di mantenere alta la percezione dell'invasione migranti.  Così la politica del Friuli Venezia Giulia fa scoppiare giorno per giorno  nuove emergenze migranti, è stato lo stesso presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ad annunciare a fine agosto provvedimenti immediati per contrastare l'immigrazione irregolare ed evitare bivacchi nelle strade del capoluogo regionale. Così il governatore Fedriga ha chiesto e ottenuto non solo lo sgombero immediato di 80 persone a Trieste, ma anche l'arrivo di nuovi agenti di polizia da Padova per rafforzare il controllo ai posti di confine in presenza di una possibile ripresa della cosiddetta rotta Balcanica, che porta i migranti attraverso i Balcani fino a Trieste, con l'intenzione poi di proseguire verso i paesi del nord Europa. La prova sarebbe l'effettiva presenza di un centinaio di persone che nella narrazione leghista sarebbero le avanguardie di gruppi di migranti, afghani, pachistani ed iracheni che sarebbero in marcia verso l'Europa, e, che una volta attraversato il confine con la Slovenia arriverebbero a Trieste. Ma non solo la Regione, ha poi aggiunto Fedriga, ha messo a disposizione gli uomini del Corpo Forestale e della Protezione Civile per sorvegliare i confini. "Come Giunta regionale, aveva chiosato ad agosto il governatore, utilizzeremo il corpo dei forestali per collaborare nel controllo dei confini e questo succederà la prossima settimana come tra le altre cose, sempre per la prossima settimana, stiamo vedendo per coinvolgere la Protezione Civile. Questo vuol dire fare e raccontare a chi portato l'immigrazione clandestina come si gestiscono le cose". Detto fatto e il 30 agosto la Giunta Fedriga, ha approvato una delibera proposta da vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, di concerto con l’assessore alle Risorse forestali, Stefano Zannier, che prevede anche lo stanziamento di 10mila euro di rimborsi spese ai Comuni per l'uso dei volontari. La delibera prevede che la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia affianchi i Forestali nelle attività di controllo dei confini; nello specifico, i volontari comunali verranno coordinati dal Corpo Forestale e s’impegneranno a presidiare il territorio per 30 giorni. Una scelta che appare “contronatura” per la forestale figuriamoci per la Protezione civile che, lo dice lo stesso nome, dovrebbe assistere le persone, non centro diventare argine vessatorio nei confronti di persone da proteggere. Nulla di nuovo quindi, la questione è scivolata nelle pieghe agostane, ma non nella coscienza di alcuni volontari. Così una lettera aperta al Presidente della Regione, all'assessore alla Protezione civile, al direttore centrale della Protezione civile è stata inviata da due due volontari del gruppo comunale di Rive d'Arcano.
“Siamo due volontari di Protezione civile del gruppo comunale di Rive d'Arcano e riteniamo di rappresentare con questa nota un disagio diffuso tra coloro che, come noi, dedicano tempo ed energie in modo del tutto disinteressato a servizio della comunità. Abbiamo accolto con con molta preoccupazione la delibera della Giunta regionale n. 1612/2018 e la conseguente nota operativa del Direttore centrale della Protezione civile, documenti che, per i loro contenuti, suscitano non poche perplessità. Infatti, se la volontà della Giunta è di tenere sotto stretta osservazione le zone a rischio di dissesto idrogeologico a fini preventivi, ci permettiamo di osservare che questa attività viene svolta periodicamente nell'ambito dei controlli che ogni gruppo comunale costantemente attua sul territorio, per cui lo strumento della delibera, nel caso specifico, appare eccessivo. Inoltre non si comprende il ruolo del Corpo forestale regionale, che, a quanto è dato di capire, dovrebbe coordinare i volontari di Protezione civile su un'attività e con metodologie di attivazione già ampiamente utilizzate dalla struttura operativa regionale. Se diversamente la volontà della Giunta è di intensificare i controlli ai confini relativamente al flusso di migranti, come riportato dagli organi di stampa e, a quanto risulta, mai smentito, si rileva che tale attività non rientra tra i compiti della Protezione civile, struttura fondata sul volontariato e formata da persone che prestano il loro servizio in un'ottica di solidarietà che poco ha da spartire con controlli di cui altre strutture devono farsi carico. Si ritiene che l'impiego dei volontari in tali attività costituisca un precedente molto discutibile, che snatura il concetto stesso del volontariato di Protezione civile. Intendiamo quindi rappresentare lo sconcerto che tale delibera ha creato tra i volontari di Protezione civile, in quanto si utilizzano strumenti straordinari per gestire situazioni per nulla straordinarie, da qualunque parte si osservino. Auspichiamo che la Protezione civile continui ad essere una struttura in cui, con entusiasmo e sacrificio personale, molte persone di tutte le estrazioni e provenienze mettono a disposizione le proprie capacità ed esperienze a servizio del bene comune”.

La lettera è firmata e pone con garbo una questione fondamentale, quello dell'utilizzo improprio del volontariato. Una questione che cozza fra l'altro con la normativa vigente che prevede che qualunque Associazione, comprese quelle di volontariato, non possa svolgere attività attinente l’ordine pubblico e la sicurezza, come, a titolo di esempio, dirigere il traffico veicolare, figurarsi diventare cacciatori di migranti o semplici “ronde” d'avvistamento .
Anche il Capo della Protezione Civile Nazionale ha prescritto come lo svolgimento di attività diverse da quelle previste per legge comporti la radiazione dell’iscrizione dai registri o albi di Protezione Civile. Nel particolare Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale – con circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (pubblicata in G.U. n°87 del 15/04/09) – ha ricordato che è vietato alle Associazioni di Protezione Civile lo svolgimento di attività diverse da quelle “volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio,al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l’emergenza connessa agli eventi” (art.3.1 della l. 225/1992) precisando che la materia di protezione civile è chiaramente distinta e non sovrapponibile rispetto a quella dell’ordine pubblico e sicurezza (art. 117 Cods., secondo e terzo comma)”
Pertanto stante l’inequivocabile assetto normativo qualunque Associazione non può svolgere attività attinente all’ordine pubblico e sicurezza, quale, appunto, a titolo di esempio, dirigere il traffico veicolare (o presidiare, monitorare, sorvegliare o vigilare che dir si voglia).
Il Capo della Protezione Civile nazionale ha prescritto come lo svolgimento di attività diverse da quelle così previste per legge importa la radiazione dell’iscrizione dai registri o albi di Protezione Civile (come previsto dalla più volte citata circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (in G.U. n°87 del 15/04/09) e, ancora peggio, in taluni casi la denuncia per violazione degli art. 316-bis c.p. e/o art. 498 c.p. (come evidenziato dalle circolari prot. DPC/CG/008137 del 09/02/2007 e prot. DPC/CG/0016525 del 11/03/2008).
La questione è stata poi rafforzata da una nota del 24 giugno 2016 con la quale l’allora Capo Dipartimento Dr. Fabrizio Curcio impartiva le indicazioni operative concernenti finalità e limiti dell’intervento delle Organizzazioni di volontariato. Insomma non c'è solo un problema etico, come evideziato dai volontari, ma anche una questione di merito giuridico del quale la Regione Fvg, pur di mantenere alto l'allarme migranti, si fa beffe.