Carceri: Celotti (Pd), servono progetti di inclusione abitativa

«La situazione di sovraffollamento del carcere di Udine, decisamente preoccupante, in questi ultimi anni e mesi è ulteriormente peggiorata, con 184 persone detenute, a fronte degli attuali 85 posti disponibili: più del doppio della capienza. Il governo Meloni non sta facendo nulla per risolvere questo problema, la destra, che a fronte di un sistema carcerario già al collasso ha aumentato i reati e inasprito le pene, non riesce a mettersi d’accordo sulla possibilità di dimettere i detenuti a fine pena e questo stallo ricade ogni giorno sulle persone detenute e sul personale penitenziario. A fronte di tutto questo la Regione si attivi per quanto di competenza attraverso progetti di inclusione abitativa destinati ai detenuti in uscita dalle carceri». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) che oggi ha visitato la casa circondariale di via Spalato a Udine.

«Lo Stato – continua – ha il dovere di garantire che le persone detenute vivano in condizioni dignitose, ma davanti a questi numeri come si fa? Il carcere di Udine è così pieno di detenuti che diventa difficoltoso anche solo fare i lavori di manutenzione per mantenere gli ambienti dignitosi, nonostante la direzione penitenziaria si sia particolarmente impegnata in questo senso, cercando di riqualificare costantemente gli ambienti, coinvolgendo peraltro i detenuti nelle attività. Ogni spazio utile, comprese le sale comuni, è attualmente utilizzato come cella, dato che la struttura, che ha un sovraffollamento del 224%, di fatto risponde anche al territorio del tolmezzino e del goriziano e quindi riceve continuamente nuovi detenuti».

Per questo, all’interno della legge di Stabilità che il Consiglio regionale si appresta a votare (la prossima settimana), fa sapere Celotti, «riproporremo un emendamento per garantire ai Comuni dove hanno sede le carceri le risorse necessarie a riqualificare alloggi per consentire l’uscita quantomeno delle persone che potrebbero ottenere una pena alternativa, ma che non possono attivare questo percorso perché privi di una casa. È assurdo che in una situazione di inaccettabile affollamento delle strutture carcerarie, ci siano persone che potrebbero uscire prima ma che invece restano incastrate nel sistema».