“Casa Moderna” 2016 , vale davvero il biglietto d’ingresso?

Di Fabio Folisi

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Nell’ultima nota stampa trasmessa dall’efficiente ufficio stampa di Udine e Gorizia Fiere si evidenzia una presunta grande partecipazione a casa Moderna 2016 la kermesse considerata la madre di tutte le mostre che si svolgono nel quartiere fieristico di Torreano di Martignacco.
Peccato che più che una madre è ormai una nonna e neppure tanto in salute, i suoi sessantatre anni basati quasi esclusivamente sulla convinzione che la febbre del mattone dei friulani è malattia perniciosa che si tramanda di generazione in generazione, oggi non è più fattore sufficientemente trainante per riempire i padiglioni se non di clienti svogliati più che curiosi e soprattutto motivati all’acquisto. E’ lo stesso meccanismo mentale che spinge tutti i giorni alla lettura dei quotidiani locali per guardare i titoli e scorrere i necrologi. L'impressione, tornando a “Casa Moderna” che la febbre del mattone alla fine, in terza età, l'abbia spossata, tanto che si può dire che vista una volta e come averla vista per sempre. Troppo ripetitiva l'offerta, con le novità vere che si contano sulle dita di un mano. Così, anche se parliamo solo di impressione da semplici visitatori il modello sembra ormai logoro. Questo è confermato anche dal giudizio di alcuni espositori il cui malessere, magari a mezza voce, è crescente quando si rendono conto che il gioco non vale la candela. La sensazione è che la kermesse della “casa” sia davvero stanca. Questo comunque non vuol dire che i dati d'affluenza dei visitatori non possano essere positivi, vedremo alla fine, dato che la mostra 2016 si avvicina al traguardo finale previsto per domenica prossima. Ma in ogni caso, fosse anche un successo di pubblico, come scrive la stessa Fiera, sarà difficile sostenere che si tratti di grande successo. Più che gli accessi, sarebbe infatti interessante valutare anche quanto fatturato in più raccolgono gli espositori. La Fiera comunque afferma che “soffia un vento favorevole alle spalle, con tanta partecipazione di pubblico, con un interesse concreto per l’offerta esposta e con un forte impegno da parte degli espositori nel rispondere alle domande e alle esigenze dei visitatori”, ma i dubbi, sia in tema partecipazione, ma soprattutto sull'effettiva capacità di generare affari per gli espositori restano legittimi. Certo non è colpa solo di Udine e Gorizia Fiere, ma della crisi economica e di quella del sistema espositivo, del modello classico di “mostra mercato” di cui Casa Moderna è certamente un simbolo, dove di moderno però ormai c'è solo il nome. Intendiamoci, il problema non è solo locale, ma anche locale, in quando la 63ª edizione mostra tutta la sua età tanto da farci dire che forse i sette euro del biglietto d’ingresso potrebbero essere meglio spesi. Ma non solo, anche gli oltre 500 espositori dichiarati forse potrebbero meglio investire i loro denari destinati a marketing e pubblicità, anzichè impegnare tante risorse in stand che si perdono in un marasma di offerte spesso senza un reale filo logico. Gli stand vengono visitati, anzi spesso solo sfiorati frettolosamente da un pubblico che partecipa più per abitudine autunnale che convinzione. Del resto le poche effettive persone motivate all’acquisto potrebbero essere facilmente raggiunte in maniera meno costosa, magari attraverso l‘utilizzo di una più accorta politica promozionale sul web o attrezzando in maniera permanente le proprie aziende di show room innovativi, anzichè buttare via tanti denari in iniziative che per la loro provvisorietà e ritorno finale non valgono certo i soldi spesi. La nostra è un opinione, ovviamente, ma di fiere, sia a Udine, che altrove ne abbiamo viste tante e funzionano davvero quando sono autenticamente innovative o molto di nicchia, tanto da diventare momento quasi conviviale per i partecipanti. Se invece si punta ad una finta settorialità e a eventi ad effetto, come gli Showcooking, con la partecipazione di cuochi più o meno stellati, scimmiottando i tanti, troppi, talk show culinari che ammorbano le tivù e che sono in costante calo di audience, in realtà ci si è agganciati ad un filone in calo, una moda in declino. Un errore usarla come “prodotto civetta”. Si porta forse una massa di gente, ma si tratta di folla non certo interessata davvero agli stand ma al massimo al personaggio conosciuto. Questo lo hanno ben capito in molte fiere internazionali che hanno abbandonato questa idea e puntano invece alle effettive novità, selezionandole, dando così la certezza al visitatore di non trovarsi immersi in un bazar dove l'unico discrimine viene fatto dal costo a metro quadro degli spazi espositivi e per questo popolato di merce varia e qualche volta perfino di scarsa qualità. E' ovviamente una questione di scelta, di qualità nella politica fieristica, se punti ad una sorta di circo Barnum è facile imbattersi sia in professionali domatori di leoni, che negli acrobati, ma anche nei pagliacci.