Caso Regeni: i cristiani d’Egitto non credono alla tesi dell’omicidio di Stato

Non sarà ne semplice ne rapida la soluzione del mistero relativo alla morte del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni. Le autorità egiziane, come del resto quelle italiane, hanno avviato un’inchiesta sull’omicidio e di certo qualcosa di orribile è accaduta al 28enne di Fiumicello visto che sul corpo presenti i segni di violenze e torture. Si parla di delitto politico anche perchè le iniziali maldestre dichiarazioni da parte delle forze di polizia egiziane hanno subito fatto pensare a depistaggi più classici, ma in realtà la situazione resta confusa. Le ipotesi sono tutte aperte, tranne quella ridicola dell'incidente stradale. Ricostruendo però la vicenda qualche elemento utile a fare ipotesi c'è, vediamo quali sono: Dalle prime ricostruzioni sembra che Regeni avesse un appuntamento nei pressi della piazza, presidiata come il resto della metropoli da polizia e forze della sicurezza egiziane. Tuttavia, il ricercatore non è mai arrivato all’appuntamento. Successivamente alla scomparsa, il giovane ricercatore italiano è stato trovato cadavere il 3 febbraio scorso , dopo giorni di assenza e ricerche vane. Il cadavere è stato rinvenuto privo di indumenti dalla vita in giù, riverso sul ciglio della strada che collega Il Cairo ad Alessandria. Una zona periferica, dove il giovane è difficile possa essersi avventurato da solo, lontano sia dalla propria abitazione a el Dokki, quartiere centrale di Giza, sia dal luogo dell’appuntamento. Inoltre il corpo era lontano da centri abitati era lungo l'autostrada un luogo non certo raggiungibile a piedi quindi il ragazzo ormai senza vita è stato scaricato dai suoi assassini, probabilmente nella notte precedente al suo ritrovamento, cercando di simulare maldestramente un incidente stradale. Da questo nascerebbero le versioni contrastanti fra le stesse autorità del Cairo sul decesso che hanno amplificato i sospetti su un coinvolgimento dei servizi egiziani che dall'epoca di Mubarak hanno cambiato vertici ma non certo sistemi operativi ed uomini sul territorio. Gli agenti però hanno escluso che egli possa essere scomparso per un errore dei servizi di sicurezza egiziani, nel corso di una retata contro le manifestazioni anti-governative, ma d'altra parte la tesi della rapina non sembra plausibile, dato che il corpo presenta segni di torture e bruciature e il giovane sarebbe morto per un colpo preciso al collo dopo ore di torture.
Interessante e capire come la pensano ad esempio i rapresentanti della Chiesa cattolica in Egitto. Interpellato dall'agenzia AsiaNews padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, conferma che “non vi sono molti elementi per dire con certezza cosa sia avvenuto. Bisogna aspettare che la magistratura faccia il loro corso anche se - aggiunge - dubito che si tratti di un omicidio di natura politica o vi sia la mano governativa”. Forse è più probabile siano stati “amici o persone con cui è entrato in contatto che lo hanno tradito”. La Chiesa egiziana, conclude p. Rafic, “prega per lui e per la sua famiglia, auspicando che venga fatta giustizia”. In realtà appare chiaro che la posizione espressa è molto prudente e pare funzionale alla soluzione di comodo migliore per mettere la parola fine sulla vicenda, insomma la ricerca del “traditore” anche se non è chiara quale fosse la natura delle richieste nei confronti di Regeni. Dal settembre scorso Giulio Regeni abitava in un appartamento del Cairo, per scrivere una tesi sull’economia egiziana presso l’American University e non si capisce quali segreti potesse rivelare ai propri torturatori, anche se voci insistenti fanno pensare che Giulio fosse entrato in contato, per ragioni relative alla sua tesi, con soggetti del sindacalismo egiziano, organizzazioni non viste di buon occhio dagli ambienti governativi. Nella capitale egiziana infatti il giovane accademico avrebbe dovuto elaborare una ricerca sull’economia e il mercato del lavoro in Egitto, con una particolare attenzione proprio ai movimenti sindacali. Anche se si tratta di un tema “sensibile” sembra difficile che qualcuno potesse pensare che il giovane italiano avesse conoscenze e segreti appetibili per i servizi egiziani, anche se in queste settimane la tensione sui temi è alta, acuita dal problema jihadismo. Un altra voce interessante raccolta sempre da AsiaNews è quella di Magdy Mina, 30 anni, coordinatore generale e portavoce del Maspero Youth Union, movimento cristiano che raccoglie migliaia di sostenitori. Magdi Mina
spiega che “al momento non si hanno elementi di certezza” attorno a una vicenda che “resta oscura”. Secondo alcuni “potrebbe esserci la mano dell’intelligence”, ma il giovane attivista cristiano ritiene la pista “poco probabile” e propende “per la versione dell’incidente, sebbene non si sa di quale natura”. Nato nell’ottobre 2011 per denunciare il massacro dei copti di Maspero, il movimento cristiano raccoglie migliaia di sostenitori e ha organizzato, insieme ai “Tamarud”, la manifestazione da 30 milioni di persone che, a fine giugno 2013, ha contribuito alla caduta del presidente Morsi. Esso ha mantenuto una posizione critica anche verso il governo di al Sisi, ma il suo rappresentante ritiene di poter escluderne un suo coinvolgimento. “Polizia e intelligence - spiega - non hanno ragione di fare tutto questo. E se anche volessero delle informazioni, non hanno bisogno di giungere a questi estremi con uno straniero, europeo, italiano”. Inoltre vi è un altro aspetto, spiega, di cui tenere conto. “Il turismo, una delle principali risorse del Paese - racconta - è in crisi per via del terrorismo. Una uccisione di questo tipo allontana ancor più gli stranieri”.
Poco probabile anche la pista riguardante le ricerche e gli studi che stava compiendo, perché “vi sono centinaia di accademici in Egitto” che stanno studiando le stesse tematiche. “Non è plausibile” commenta Magdy Mina, secondo cui “forse qualcosa è andato storto, un incidente, un evento di cronaca ma nulla di natura politica”. “Mi auguro che le autorità facciano luce sulla vicenda - conclude il giovane - ma non ci credo molto. Si farà di tutto per farla dimenticare al più presto”. Resta aperta una ulteriore pista, quella di natura jihadista o dei servizi "deviati" , Regeni potrebbe essere stato torturato ed ucciso da qualcuno che pensava potesse essere uno 007 italiano magari alla ricerca di informazioni funzionali alle prossime azioni militari in Libia. Una operazione di cui forse i vertici dell'intelligence egiziana non erano a conoscenza  ma che oggi si vedono costretti a coprire. Una verità difficile da confessare e che probabilmente, finto il clamore mediatico sulla vicenda, resterà nel cassetto dei "misteri" più ovvi, ovviamente in nome della cinica ma economicamente e diplomaticamente conveniente "ragion di stato" egiziana ma anche italiana.