Caso Regeni: l’ennesimo ignobile depistaggio dimostra che non vi è da parte egiziana la volontà di raccontare la verità che conoscono benissimo

“L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo. Consideriamo un passo in avanti importante il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare e che i magistrati locali siano in coordinamento con i nostri. Ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità’. Non ci servirà a restituire Giulio alla sua vita. Ma lo dobbiamo a quella famiglia. E, se mi permettete, lo dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità”. Ha usato queste parole il premier Matteo Renzi nella sua E-news “pasquale”. “Vorrei fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti gli italiani, ma – me lo permetterete – soprattutto a chi in questo anno ha perduto qualcuno di caro, un amico, un congiunto, un genitore, un figlio- ha detto Renzi – la Pasqua è per credenti e non un’occasione di festa, certo. Ma anche una opportunità, laica e religiosa, di riflettere sulla vita e sulla morte. E allora il mio Buona Pasqua è innanzitutto per quelli che in questo ultimo anno sono stati colpiti da un lutto”. E allora, “tra i tanti, un pensiero speciale alla famiglia di Giulio Regeni, il giovane italiano ucciso in circostanze ancora tutte da chiarire al Cairo quasi due mesi fa. Un pensiero accompagnato da un impegno: l’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo”.
Certamente efficaci le parole del premier, ma siccome fra il dire ed il fare …. ci permettiamo di avere dubbi sulla effettiva efficacia dei proclami, non perchè non vi siano motivazioni umane ma perchè la ragion di stato, temiamo, alla lunga prevarrà sulla ricerca della verità. Il nostro è il pessimismo della ragione e della conoscenza. L’Italia non ha mai brillato in nessuna delle opache vicende che portavano responsabilità al di fuori dei nostri confini. Basti pensare al caso Ustica, solo per citare il più clamoroso. Quindi anche se non convince nessuno la versione dell’Egitto sul caso e inquirenti e investigatori romani chiederanno alla polizia egiziana di ricostruire ed approfondire l’iter che ha portato i documenti di Giulio Regeni nella disponibilità della persona presso la quale sono stati trovati il ragionevole dubbio che fra un depistaggio e l’altro si arriverà ad un nulla di fatto aleggia sulle nostre teste.

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