Verità su Regeni sacrificata per ragion di Stato: Arrivano nuove promesse e faldoni dall’Egitto e, in cambio, torna l’ambasciatore d’Italia al Cairo

La procura del Cairo ha trasmesso oggi a quella di Roma gli atti relativi ad un nuovo interrogatorio cui sono stati sottoposti i poliziotti che hanno avuto un ruolo negli accertamenti sulla morte del giovane Giulio Regeni. Per molti è un nuovo passo avanti sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso in Egitto lo scorso anno ma in realtà fatichiamo a vedere la notizia distinta dal fatto che per effetto dell’arrivo di questi documenti l’ambasciatore Giampaolo Cantini arriverà al Cairo smentendo di fatto le promesse governative che le relazioni fra Italia ed Egitto non sarebbero state ristabilite appieno se non al raggiungimento della verità sulla vicenda di Giulio Regeni. Ed invece ecco che una nota del ministro degli Esteri Angelino Alfano ci annuncia che alla luce degli sviluppi “positivi” nei rapporti tra i due Paesi l’ambasciatore italiano torna al Cairo. Ma cosa di tanto importante ci sarà in questo carteggio per arrivare ad una repentina svolta ferragostana? Gli interrogatori in questione in realtà erano stati sollecitati da mesi proprio dalla procura di Roma ed oggi la consegna che è avvenuta “obtorto collo”, viene considerata “un passo avanti nella collaborazione” tra le due procure, come viene sottolineato in una nota congiunta firmata da Giuseppe Pignatone e Nabil Ahmed Sadek. La nota è stata concordata durante un colloquio telefonico fra il procuratore della Repubblica di Roma, Pignatone, il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, che ha spiegato che – come già annunciato nel maggio scorso – è stata affidata ad una società esterna l’attività di recupero dei video della metropolitana. Attività che prenderà il via a settembre con una riunione tra l’azienda e la procura egiziana, alla quale sono stati invitati anche gli inquirenti italiani. Nel corso della telefonata, è stato concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre “per fare il punto della situazione e confrontarsi su quanto fin qui raccolto e sui possibili ulteriori sviluppi investigativi”. “Entrambe le parti – si legge in una nota congiunta – hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Giulio Regeni”.  Visti i precedenti depistaggi, a tutti i livelli delle istituzioni egiziane,  si fatica, consentitecelo, a credere che non si tratti ancora di azioni dilatorie a tempo indeterminato.
Come ci si ricorderà, l’8 aprile 2016, l’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, oggi Presidente del Consiglio, aveva richiamato l’ambasciatore dal Cairo, Maurizio Massari. Ufficialmente per consultazioni, in realtà per inviare un messaggio preciso ad Al Sisi unito a parole dure e all’impegno che solo con la verità si sarebbero ripristinati appieno i rapporti fra i due paesi. Ed invece ecco che gli interessi economici e la “ragion di Stato” prevale ancora una volta in barba alle promesse e ai resti martoriati del povero Giulio che dalla sua tomba di Fiumicello attende giustizia. Contratti Eni interessi turistici e quant’altro valgono evidentemente di più della vita di un giovane innocente e aggiungiamo noi della dignità di un Paese. “L’impegno del Governo italiano – afferma però il ministro Alfano – rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando al Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità. In qualità di rappresentante della Repubblica italiana, l’Ambasciatore Cantini curerà gli interessi nazionali in Egitto e la nostra importante comunità in quel Paese”. Chissà perchè fatichiamo a credere anche ai governanti italici.

Come era prevedibile la famiglia Regeni esprime la sua «indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l’ambasciatore al Cairo». Secondo i genitori del ricercatore italiano «ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio». «Solo quando avremo la verità l’ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità». Secondo i familiari «la decisione di rimandare ora, nell’obnubilamento di ferragosto, l’ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte».

 

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