C’è l’intesa nazionale con i medici di famiglia sulle Case comunità. Firma la Fimmg ma non Snami e Smi
Il 23 giugno scorso è stata ufficialmente siglata l’intesa nazionale che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. L’accordo dai principali sindacati dei medici di medicina generale, punta a sbloccare e rendere operative le strutture territoriali finanziate dal Pnrr che al momento sono delle scatole vuote. L’accordo nazionale prevede che i medici di famiglia dovranno garantire fino a un massimo di 6 ore settimanali di attività all’interno delle Case di comunità. L’attività è prevista per 48 settimane all’anno, i turni dovranno essere effettuati nella fascia oraria tra le 8:00 e le 20:00. Ogni singolo turno in struttura non potrà essere inferiore a 3 ore continuative. La remunerazione oraria per i medici è stata fissata a circa 40 euro l’ora. L’intesa è considerata un passo decisivo dal Ministero della Salute per evitare che le Case di comunità appena costruite o ristrutturate rimanessero prive di personale medico. Non tutte le sigle sindacali hanno però firmato l’accordo: mentre sigle importanti come la Fimmg hanno dato il via libera, altri sindacati (tra cui Snami e Smi) si sono dichiarati contrari o hanno richiesto ulteriori valutazioni. A livello locale, alcune regioni avevano già anticipato l’accordo nazionale definendo intese regionali specifiche. Ad esempio, il Veneto ha approvato una propria intesa che prevede l’estensione fino a 10 ore aggiuntive con un compenso di 60 euro l’ora. Sulla questione relativa al Fvg si è espressa al momento la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd): «La firma dell’accordo nazionale sulla presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità è un passaggio importante per il futuro della sanità territoriale e per l’attuazione della riforma prevista dal Pnrr e dal dm 77». Fasiolo ha sottolineato come le Case della Comunità costituiscano «uno degli strumenti fondamentali per garantire una presa in carico più vicina, continuativa e integrata dei bisogni di salute dei cittadini. Per questo è essenziale il ruolo dei medici di medicina generale, primo presidio sanitario di prossimità e punto di riferimento per i pazienti». Secondo Fasiolo, «il rapporto fiduciario tra medico di famiglia e assistito deve essere preservato e valorizzato anche nel nuovo modello organizzativo. L’accordo va nella giusta direzione: integra i medici nelle Case della Comunità, rafforzando la continuità della relazione con il paziente all’interno di un contesto multiprofessionale». «Non possiamo permetterci ulteriori ritardi», conclude Fasiolo: «Le Case della Comunità non devono sostituire il medico di famiglia, ma permettergli di lavorare meglio con gli altri professionisti, offrendo una sanità pubblica più moderna, vicina ed efficace».




