C’è un Renzi nel dopo Renzi? Forse. Ma lui vuole di più, vuole essere come Cincinnato

C'è un Renzi per il dopo Renzi? Sembra fantapolitica dopo quanto detto da mesi da leader del pd. Ed invee l'ipotesi si sta facendo concreta almeno  ascoltando i rumors che arrivano da Roma, dove in corso non ci sono solo le consultazioni istituzionali del Presidente Mattarella, ma anche quelle dello stesso  premier dimissionario Matteo Renzi. Lui è tornato nella capitale dopo un'intera giornata con la famiglia a Pontassieve, e ha incontrato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e successivamente il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ma nella sede della Presidenza del Consiglio sono giunti anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina. Poi nel pomeriggio nuovo faccia a faccia tra Renzi e Gentiloni che qualcuno pensa quindi essere un possibile candidato premier, mentre per altri sarebbe un classico capro espiatorio, un nome da bruciare insomma. Non si conoscono i particolari degli incontri, ma il ministro degli Esteri e quello dell'Economia erano tra i principali candidati al ruolo di premier, almeno sulla carta. Ma in realtà potrebbe essere tutta una ammuina, una farsa, con Renzi che alla fine rimarrà al suo posto ma ci vuol far credere, non per propria volontà, ma perchè a chiederglielo è il “Paese” o le sue emergenze. Una favoletta con la quale Renzi forse vorrebbe farsi passare per un novello Cincinnato, il personaggio storico fra leggenda e realtà che incarna al meglio l'ideale del romano dei primi decenni dell'età repubblicana. Cincinnato infatti fu console nel 460 a. C., dittatore nel 458 a. C. e, secondo una tradizione contestata, di nuovo dittatore nel 439 a. C. L'esemplarità del suo personaggio starebbe nel suo cosiddetto cursus honorum, infatti lo storico Tito Livio ne fa un personaggio emblematico della sua epoca e dell'immagine che i romani volevano dare di sé: uomini valorosi, integerrimi, laboriosi, votati alla causa pubblica, ma pronti a rientrare nel privato senza richiedere onori o pretese. Insomma un Matteo Renzi ante litteram. La leggenda storica di Cincinnato ci racconta che lui, generale di successo, dopo campagne vittoriose si era dedicato all’agricoltura. Il mito, così come l'abbiamo studiato nel sussidiario delle elementari , raccontava infatti che un giorno alcuni ambasciatori erano andati da Cincinnato ormai agricoltore per comunicargli che Roma era in pericolo sotto attacco dagli Equi. Gli veniva quindi chiesto di riprendere il comando dell’esercito per procedere alla difesa della romanità. Cincinnato per il bene di Roma accettò e ordinò che tutti gli uomini valevoli alla battaglia, si presentassero armati e con lunghi pali. Nella notte l’esercito che si era formato, arrivò presso il campo nemico nella valle sotto il monte Algido. Scavarono una lunga fossa e vi piantarono tutto intorno i pali formando una palizzata, gli Equi si trovarono così prigionieri nel loro stesso campo. Allo spuntare del giorno i nemici, così rinchiusi, furono oggetto di lanci di frecce che li costrinsero ad arrendersi. Che Renzi, che la leggenda di Cincinnato l'ha sicuramente letta almeno alle elementari, possa tornare con una giravolta sui sui passi è cosa se non prevedibile almeno possibile, anche se lo “stai sereno” sarebbe dedicato all'intero elettorato italiano. E' anche possibile che la tecnica dei pali venga da lui utilizzata per isolare la minoranza Pd, quello che ci appare assolutamente da escludere è invece che Renzi faccia davvero come Cincinnato che piegati gli Equi (nome che curiosamente ricorda una delle finte vittorie di Renzi, quella contro Equitalia) non volle né onori, né ricompense in denaro, ritornò ai suoi campi felice solo per il dovere compiuto e per aver salvato la sua città. Ma scherzi a parte è vero che i dubbi espressi fin dal primo momento prendono corpo e che il premier uscente di uscire per davvero forse non avesse alcuna intenzione, del resto la sua linea di proporre per il “dopo” un impossibile governo di “tutti” non solo era proposta velleitaria ed irricevibile, ma un bel depistaggio. Invece è molto probabile che in ossequio al detto “il potere logora chi non c'è la” Matteo potrebbe decidere di restare premier per traghettare il Paese alla nuova legge elettorale magari cucendola su misura e nello stesso tempo dando le sue risposte alle emergenze del Paese nel solco del passato ovviamente. Intanto, Dario Franceschini, anche lui considerato tra i papabili per il dopo Renzi scherza sulla sua possibile candidatura: "Niente male i retroscena: ieri ho fatto accordo con Berlusconi, oggi con D'Alema. Anticipo per i giornalisti: domani con Grillo e poi Salvini". Il ministro della Cultura lo scrive su Twitter, smentendo con ironia di essere protagonista di una trattativa con Berlusconi o D'Alema su un futuro governo. Anche in questo caso forse si è voluto bruciare un nome perchè ala fine ne rimanga uno solo.