Centrali idroelettriche sul Fella: fiume e valle impoveriti, derivatori privati arricchiti

E’ in atto un assalto speculativo di privati alle acque del Fella per deviarle nelle condutture e nelle turbine. Assalto stimolato dagli incentivi – i cosiddetti certificati verdi – pagati in bolletta dagli utenti. E’ un assalto pericoloso che, a differenza di altri verificatisi in passato, può concretizzarsi grazie a una inaccettabile politica regionale succube dei derivatori e a connivenze locali. E’ un assalto che si muove sull’asta del fiume già a Malborghetto per scendere un po’ alla volta a valle con un sistema di derivazioni e centrali successive a catena, che finiranno per impoverire e addirittura inaridire il fiume-alveo avendo deviato il fiume-acqua nelle condotte idroelettriche. Con ciò si ripeterebbe quanto già realizzato sul torrente Raccolana in comune di Chiusaforte dove un sistema di quattro centrali “a catena” della società IGF di Udine ha segmentato il torrente senza peraltro apportare ricadute positive per il sofferente territorio
Già in passato il Fella è stato oggetto di piani e di progetti di sfruttamento idroelettrico. Infatti nei primi decenni del secolo scorso la Società Adriatica di Elettricità (SADE), fondata nel 1905 a Venezia dall’imprenditore Giuseppe Volpi, futuro ministro plenipotenziario fascista, governatore della Tripolitania italiana, presidente di Confindustria, sulla base di concessioni governative elaborava un vasto piano di sfruttamento idroelettrico che interessava, tra l’altro, anche l’asta montana del Tagliamento e dei suoi affluenti, Fella compreso.
Di tale piano è stata realizzata con derivazioni indiscriminate solo la parte riguardante il Tagliamento con le dighe di Sauris e Verzegnis e le centrali di Ampezzo e di Somplago, lasciando in secca gli alvei, provocando gravi dissesti idrogeologici e devastando il lago di Cavazzo con lo scarico in esso della centrale.
La parte di tale piano che prevedeva la costruzione di una centrale ad Amaro, alimentata da un invaso sul torrente Variola in cui venivano convogliate le acque del Glagnò, del Chiarzò di Paularo e del Fella derivato a San Rocco di Pontebba, non è stata realizzata poiché la tragedia del Vajont dell’ottobre 1963 dimostrò quanto fosse errata la filosofia ispiratrice del piano SADE. Così il Fella rimase indenne e le sue verdi acque continuarono a scorrere libere nella valle.
Ma negli anni ’80, l’ENEL,subentrato nel dicembre 1962 alla SADE a seguito della nazionalizzazione dell’industria elettrica, ripropose tale e quale il progetto della centrale di Amaro. Su tale progetto si accese un vivace dibattito tra le forze politiche, gli amministratori comunali e la popolazione del Canal del Ferro-Valcanale. Fu grazie alla ferma e decisa opposizione degli amministratori dei comuni di Resiutta, Chiusaforte e Dogna e della mobilitazione dei loro abitanti che il progetto fu abbandonato. Il Fella rimase ancora una volta indennne. La rinuncia al progetto della centrale di Amaro segnava anche l’abbandono della filosofia del “grande idroelettrico” e l’avanzare di quella delle “centraline”, falsamente chiamate ecologiche, con le quali i derivatori, per lo più privati, hanno ormai invaso la gran parte dei corsi d’acqua della nostra montagna, persino quelli minori. Invasione constatabile anche nel Canal del Ferro Valcanale..
Ed ecco allora che l’asta principale del Fella, sopravvissuta al piano SADE ed al progetto ENEL, ora diventa oggetto di particolare interesse. Infatti, procedendo sull’asta da monte a valle si rileva che il Comune di Malborghetto è interessato a realizzare una centrale, mentre la società Hydro Alpe Adria ha già una centrale funzionante da qualche anno con prelievo in Comune di Malborghetto località Ombrico e scarico a San Leopoldo di Pontebba, e - come se non bastasse - la Società Idroelettrica Fella srl di Venzone intende costruire una centrale con presa in comune di Pontebba, località San Rocco (la stessa del piano SADE e del progetto ENEL!) e centrale in località Braiduccis di Pietratagliata e relativa cabina primaria di connessione direttamente alla rete di trasmissione dell’energia in’alta tensione. Quest’ultima centrale è oggetto di controversie giudiziarie presso il TAR che vedono coinvolti, oltre alla società proponente, la Regione, il Comune di Pontebba ed il Consorzio Vicinale Laglesie San Leopoldo.
Queste centrali sono l’anteprima di un non lontano scenario in cui ulteriori centrali verranno via via realizzate sul Fella riducendo il suo corso a inaccettabili segmenti impoveriti a vantaggio di privati arricchiti.
Le centrali sul Fella ed in particolare le controversie giudiziarie sorte su quella della proponente Idroelettrica Fella srl che coinvolgono anche Enti Pubblici dovrebbero indurre la politica e chi di dovere a chiarire eventuali responsabilità e l’Amministrazione Regionale, i Consiglieri regionali e le forze politiche ad un profondo riesame della politica “liberista” sin qui adottata nel settore idroelettrico, avendo presenti le nuove tecnologie energetiche. Tanto più che mettere un corso d’acqua nelle mani di un privato per 30 anni più le facili proroghe non è un buon affare per la comunità dal momento che sul rilascio del minimo deflusso ecologico non c’è nessun controllo.
Basta che negli uffici del competente assessorato guardino la cartina della regione riportante le tantissime derivazioni idroelettriche in atto per dire un motivato e ragionevole “BASTA!” Un “basta!” che deve venire da tutte le persone responsabili e di buon senso poichè ce lo impongono i cambiamenti climatici in atto e perché l’acqua è un bene preziosissimo di cui dobbiamo smettere di abusare ritenendola inesuaribile: abusare dell’acqua è “scherzare con il fuoco”!.
L’inizio dello sfruttamento idroelettrico del Fella da parte di privati richiede agli Amministratori Comunali e agli abitanti della Valle di riscoprire la volontà dei loro predecessori che negli anni ’80 si sono mobilitati assieme ai cittadini respingendo il progetto ENEL della centrale di Amaro e salvando il Fella.
Gli Amministratori Comunali non risolvono i problemi della loro comunità e della Valle sofferente mettendosi dalla parte del concessionario privato – alle volte contro i propri concittadini soggetti ad espropri di terreni interessati dalle opere idroelettriche - per percepire il canone rivierasco e la quota dei sovraccanoni BIM. Al contrario devono porsi l’obiettivo che siano i loro Comuni i protagonisti del corretto utilizzo a vantaggio dei loro abitanti, e non di privati, delle risorse dei rispettivi territori e della Valle tra i quali l’acqua è di fondamentale importanza. In ciò possono essere facilitati documentandosi sulle concrete esperienze dei comuni trentini, i quali singolarmente o mediante varie forme associative per valle producono e distribuiscono con proprie reti energia nei rispettivi territori, gestiscono autonomamente vari servizi tra cui quello idrico determinando la relativa tariffa non essendo soggetti in forza di due sentenze della Corte Costituzionale all’Autorità AEEG (ora ARERA).
Già, il servizio idrico! Come quella del Fella, anche quella del rubinetto di casa è acqua nostra, delle nostre sorgenti montane. E che acqua! Purtroppo da quando non è più “comunale” è diventata “salata”! Bisogna “dissalarla” restituendola al Comune.
Franceschino Barazzutti, già presidente del Consorzio BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico