Centro di assistenza primaria di Feletto Umberto (CAP): L’edificio c’è, i servizi promessi no

Ci sono vari modi per minare una riforma sanitaria che con il cambio d'orientamento politico non piace, uno è quello di affrontare con serietà quanto si ritiene sbagliato per imporre magari una propria visione della sanità, magari privatizzandola più possibile, visione criticabile ma legittima, l'altra è fare in modo che nulla, o quasi, funzioni indicando le responsabilità nei presunti errori del passato. Si potrebbe sintetizzare così la politica sanitaria della giunta Fedriga e del suo assessore alla salute Riccardo Riccardi che nonostante il covid abbia costretto a una virata rispetto alla sua logica di sistema lombardo (i cui risultati sono stati ben evidenziati dalla pandemia) continua nella sua opera di delegittimazione delle decisioni passate senza tuttavia modificarle, limitandosi politicamente a fare in modo che il sistema si inceppi o non decolli.

E' così per la vicenda dei Centri di assistenza primaria (Cap)  che, novelle cattedrali nel deserto non funzionano o funzionano decisamente male. E' il caso del Cap di Feletto Umberto dove l'edificio c'è ma non così i servizi promessi. Insomma una "realtà ben diversa da quella di un centro di riferimento per l’assistenza domiciliare alle persone con malattie croniche e fragili per accessi non necessari all’ospedale Santa Maria della Misericordia" spiegano in una nota i consigliere regionali d'opposizione Furio Honsell, Simona Liguori, Maria Grazia Santoro e Andrea Ussai hanno visitato il CAP situato in piazza Libertà a Feletto Umberto che fra l'altro è stato al centro delle proteste di cittadini che sulla questione del Cap hanno promosso una raccolta di firme e già nel novembre scorso consegnato un esposto alla procura generale della Corte dei conti e alla procura della repubblica di Udine segnalando un possibile danno erariale  a carico del Direttore Sanitario di Udine nel quale si evidenzia lo spreco di denaro quantificato in 230mila euro relativo ad una struttura  che non si può considerare ancora oggi un modello di operatività, nonostante sia stato "Istituito e regolamentato e per il quale sono stati completati i lavori di adeguamento nel mese di dicembre e la cui attivazione è prevista entro il primo trimestre 2018”. Almeno così  recitava il Piano Attuativo Locale dell’Azienda sanitaria udinese che nel 2018 ha istituito, oltre a quella di Zugliano, la struttura di Feletto Umberto con lo scopo di promuovere la Medicina Territoriale, superando la logica “Ospedale-Centrica”. Come accennato in apertura a due anni di distanza, per constatare quali servizi siano attivi, nella mattinata di oggi  7 settembre i Consiglieri regionali di opposizione Furio Honsell, Simona Liguori, Maria Grazia Santoro e Andrea Ussai hanno visitato il CAP in piazza Libertà a Feletto Umberto, accompagnati dal responsabile del Distretto di Udine, il dottor Luigi Canciani, dal quale dipende la struttura.
Il regolamento del CAP di Feletto indica che nella struttura vi dovrebbe essere un’area diagnostica per eseguire indagini strumentali, con attrezzature quali elettrocardiografo, spirometro, saturimetro e ecografo. Servizi rivolti alle persone con malattie croniche e fragili, allo scopo di poterle prendere in carico sui territori ed evitare così accessi non necessari in Ospedale. Nei tre piani del CAP di Feletto erano previsti, da regolamento, un punto di prima accoglienza della domanda del cittadino, attività riabilitativa individuale e di gruppo, un’area psicologica e sociale e la sede dell’aggregazione dei medici di famiglia, ma la realtà fotografata oggi dai consiglieri regionali ma in realtà ben nota ai cittadini di Feletto e dintorni,  è ben diversa e i suddetti servizi non ci sono.
«Per molte delle persone fragili con malattie croniche che vi sono tra i 26.400 abitanti del bacino di utenza che la Struttura avrebbe dovuto servire e figurare come centro di riferimento per l’assistenza domiciliare - ha spiegato Liguori - il CAP rimane un miraggio. È giunto il momento di dare concretezza alle promesse, garantendo quei Servizi previsti dal regolamento secondo il quale il CAP di Feletto è stato istituito per prendere in carico le persone con malattie croniche e fragili al domicilio e sgravare l’ospedale».
«Questo è il quarto CAP visitato negli ultimi mesi assieme ai colleghi - ha aggiunto Santoro - e come per quello di Zugliano i conti non tornano. Ci siamo trovati di fronte a servizi che nulla hanno a che fare con quello che il CAP avrebbe dovuto garantire. Piuttosto ci è sembrato di visitare una sede decentrata del Distretto sanitario. É lecito chiedersi dove voglia andare a parare questa Amministrazione regionale. Se la visione è un'altra rispetto a quella “ufficiale” diventa davvero difficile comprendere certe scelte».
«Quello che abbiamo visto e come per altro ha ammesso chi ci ha presentato la struttura - ha sottolineato Ussai - è che a Feletto mancano i medici di medicina generale e gli specialisti. Certo ci sono la guardia medica, gli ambulatori ostetrici e ginecologici, ma delle funzioni per le quali i CAP sono stati creati (prima fra tutte la presa in carico di pazienti cronici per evitare il sovrafollamento degli ospedali) non c’è traccia. Sarà interessante capire se chi a suo tempo ha istituito un servizio di fatto ancora inesistente, magari ha anche percepito un incentivo o un premio per la sua attivazione».
«Il CAP di Feletto Umberto - ha concluso Honsell - non dà ancora i servizi che permetterebbero di offrire una sanità che riduca gli inutili sovraccarichi all’ospedale. Ci sono le strutture ma mancano i momenti di raccordo “medico di base-specialista-paziente”. L'assetto della sanità territoriale manca di una strategia, cosa che è ancora più grave poiché non è stata superata la crisi epidemiologica».

ATTO ISTITUTIVO E REGOLAMENTO CAP DI FELETTO UMBERTO (1)