Che fine ha fatto l’Appello di Cafc Spa contro la Noesis srl? La sentenza di risarcimento è diventata così definitiva

 

titolare di Noesis srl Ing Edoardo Insalaco

Che fine ha fatto l'annunciato Appello di Cafc Spa contro la Noesis srl? Chi ha ucciso o ferito gravemente il depuratore di Lignano? Queste domande sorgono spontanee dopo aver sentito quanto dichiarato stamane dall'ing Edoardo Insalaco progettista e titolare della società ingegneristica, nell'ennesima puntata di una vicenda che riguarda il depuratore di Lignano Sabbiadoro. Vicenda che si trascina da anni e che avrebbe già dovuto avere giusto epilogo a seguito di una sentenza giudiziaria che aveva visto Insalaco vittorioso per i torti subiti come professionista da parte della società pubblica Cafc spa. Della vicenda avevamo già parlato nel luglio scorso quando lo stesso Insalaco comunicò, in una conferenza stampa, di aver vinto la causa contro Cafc . Paragonammo la vicenda alla lotta di Davide contro Golia. La novità odierna è che Golia (alias Cafc) che aveva dichiarato pubblicamente, ma anche in atti, che avrebbe proposto opposizione giudiziaria in Appello a quella sentenza ritenendosi nel giusto, invece non ha fatto nulla. Come valutare questa improvvisa marcia indietro? L'ammissione di aver sbagliato? Farebbe onore, tardivo, ma onore, ma non sembra questo il caso. La sensazione è che sia il tentativo di far calare sulla vicenda l'oblio del silenzio, confidando sul fatto che la verità basta raccontarla in maniera difformemente vera, purchè plausibile, contando sulla propria presunta autorevolezza data, badate bene, solo dal fatto di poter contare sul fatto di essere “cosa pubblica”. Peccato però che l'abitudine di essere forti con i deboli e deboli con i forti, qualche volta, si inceppi, trovando il “Davide” di turno che non ci sta a partecipare al teatrino, inghiottendo rospi e veleno e restando impaurito nell'angolo in attesa magari che dal proprio stare buono scaturisca il “perdono” del potente. Non sarà questo il caso, ma la prassi è quella di chiedere, senza chiederlo, di sposare un principio di omertà che più che da “cosa pubblica” somiglia a quello di “cosa nostra”. Ovviamente parliamo di massimi sistemi dato che la “cupola” del Cafc non è certo quella di Matteo Messina Denaro e che Edoardo Insalaco non è certo un eroe dell'antimafia. Insalaco è solo un professionista giustamente arrabbiato per aver visto umiliato il proprio lavoro e quello dei propri collaboratori, vedendosi ancora oggi sommessamente addossare responsabilità sui malfunzionamenti del depuratore, nonostante la sentenza sia chiara in merito. Depuratore che è un campione di ipocrisia, perchè  quando conviene dirlo, non funziona e necessita di adeguamenti continui, mentre miracolosamente, in altre occasioni è un modello di efficienza. Insalaco è giustamente  arrabbiato soprattutto dall'infamia di essere stato messo all'indice con un giudizio di “grave inadempimento contrattuale” che per un tecnico progettista è la peggiore infamia e che provoca, di fatto, l'impossibilità a partecipare a gare pubbliche di progettazione. Il fatto assume ancora maggior gravità oggi, in mancanza di Appello alla sentenza che ha visto soccombere Cafc, sentenza depositata in data 22.05.2019 (n° 632/2019 relativa al procedimento 1984/2015) nella quale il tribunale di Udine deduce e sostiene la non sussistenza del grave inadempimento dichiarando l'illegittimità della risoluzione contrattuale per l'inadempimento operata da CAFC s.p.a. ai danni di Noesis Italia s.r.l.. e conseguenzialmente, dichiara la sussistenza dei presupposti per il rilascio da parte di CAFC s.p.a. dei certificati di regolarità esecutiva dei servizi. Ebbene spiega Insalaco la certificazione fin qui  fornita, oltre ad avere diverse difformità relativa alla prassi di questi documenti, riporta nell'ultimo capoverso una frase che la rende di fatto inutilizzabile per le credenziali aziendali. Si legge infatti nell'ultimo capoverso che “la sentenza del Tribunale di Udine n. 632/2019 del 22.05.2019, RG n. t9B4/20L5/, non ancora definitiva e relativamente alla quale è stata già deliberata la proposizione dell'appello, ha disposto che la risoluzione per inadempimento operata da CAFC Spa ai danni della Noesis ltalia srl deve dichiararsi illegittima e che sussistono i presupposti per il rilascio del presente certificato di esecuzione lavori per attività svolta a tutto il 02.02.2015. Ovviamente con riserva dell'esito dei successivi gradi di giudizio e fermo restando che la decisione di I grado è da ritenere esecutiva”. Insomma un vero e proprio magheggio dialettico che però, dato che non è stata opposto Appello, non solo lascia il tempo che trova, ma che dovrebbe vedere immediata riparazione fornendo alla Noesis srl e al suo titolare ingegner Insalaco una "Certificazione relativa all'espletamento dei servizi di ingegneria e architettura" corretta e senza alcuna menzione che ne metta in dubbio le qualità professionali. Insalaco ha annunciato questa mattina, alla presenza della stampa, ma anche del Presidente dell'ordine degli ingegneri di Udine Stefano Guatti presente all'incontro, che si vedrà costretto a nuova citazione in giudizio. Ma una considerazione in più sulla vicenda andrebbe fatta, l'errore di Cafc, che è costato alla società pubblica già centinaia di migliaia di Euro per il risarcimento a Noesis srl non si può configurare come danno erariale e se è così chi pagherà? Danno ancora di più grave in ragione del fatto di aver lasciato scadere i termini per l'appello “deliberato” e più volte annunciato? E' la seconda domanda che sorge spontanea e alla quale temiamo non si avrà risposta almeno che qualcuno degli azionisti pubblici della società non venga voglia di chiedere notizia di come vengono usati i danari della Spa. Ricordiamo infatti che Cafc spa  è “controllata” da 123 Amministrazioni Comunali, da 3 U.T.I. e dalla Provincia di Udine. Anche se il termine "controllata" alla luce dei fatti non sembra quello più adeguato.

Fabio Folisi

Progettazione del depuratore di Lignano, condannata Cafc a risarcire il danno alla società di ingegneristica estromessa. Il grave inadempimento per il Tribunale non esisteva