“Che ne è dei 70 manicomi italiani?” Venerdì 30 novembre a Trieste un convegno per fare il punto

Sono più di 70 in Italia i complessi che hanno ospitato gli ospedali psichiatrici dal 1904 al 1996, luoghi che ad un certo punto sono stati chiusi, ma che tuttora occupano uno spazio esteso come una decina di milioni di mq. Luoghi che hanno rinchiuso la follia, ma anche tante storie di uomini e di donne. Spazi che non sono solo una superficie su cui sorgono edifici e crescono piante, ma rappresentano un patrimonio di memoria oltre che di natura e di presenza umana. Un patrimonio da mappare, valorizzare e mettere in connessione. Per questo motivo, a quarant’anni dalla legge che ha sancito la chiusura dei manicomi, la cooperativa sociale “Agricola Monte San Pantaleone” di Trieste, uno dei frutti della deistituzionalizzazione, da anni impegnata nella valorizzazione dell’ex ospedale psichiatrico triestino attraverso iniziative culturali, botaniche e scientifiche, ha organizzato un convegno nel Parco culturale di San Giovanni invitando alcuni referenti per ogni realtà per fare con loro il punto sul riuso di quegli spazi, sulle politiche di salute mentale intraprese e in corso, sulla riconversione di parchi e giardini, sull’economia sociale che si è eventualmente sviluppata.  Che ne è stato di quei luoghi dopo la deistituzionalizzazione? Sono riusciti a riqualificarsi sconfiggendo l’immagine di degrado che rimandava allo stigma o sono rimasti vittime di regole inibitive e dell’inerzia amministrativa? Che posti sono diventati? Luoghi che valorizzando le differenze e opponendosi all’omologazione parlano della rivoluzione avviata negli ultimi quarant’anni o luoghi riconvertiti in maniera funzionale ma anonima? Luoghi in cui nessuno riconosce i matti ma neanche li disconosce, in cui il diverso non lo distingui ma nemmeno lo respingi? Posti nella norma o posti che continuano a parlare di una distanza, di uno scarto rispetto alla mediocrità della normalità? Posti di cui si dice “qui c’erano i matti” o posti che ti spingono ad interrogarti sul processo di trasformazione che hanno ospitato? Luoghi in cui è ancora possibile disegnare la trasgressione o luoghi in cui le leggi vengono interpretate in maniera restrittiva e non evolutiva? A tutti questi interrogativi e a molti altri proverà a rispondere l’appuntamento in programma venerdì 30 novembre dalle 8.30 alle 17.30 a Trieste al teatro “Franca e Franco Basaglia” del Parco di San Giovanni; si confronteranno tante persone che in quei luoghi hanno lavorato o su quei luoghi hanno riflettuto e sognato, elaborando proposte critiche e innovative per il futuro: enti proprietari, operatori della salute mentale, architetti, realtà dell’economia sociale, sociologi, giuristi, economisti, storici. Da Roberto Mezzina, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca e la Formazione, a Domenico Luciani, già direttore della Fondazione Benetton, che aveva lavorato al volume “Per un atlante degli ospedali psichiatrici pubblici in Italia”, da un team dell’Università Federico II di Napoli, che in collaborazione con l’Ateneo di Camerino ha inventariato i manicomi, a Pompeo Martelli, direttore del Museo della Mente di Roma, da Michele Zanetti, il coraggioso presidente della Provincia che chiamò Franco Basaglia a Trieste, a Franco Rotelli, che di Basaglia fu il successore, da Mario Novello, anche lui allievo di Basaglia, a lungo direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Udine, a Giuseppina Scavuzzo, architetta che sta partecipando al progetto di rigenerazione urbana del Parco Basaglia a Gorizia, dove è intervenuta la Fondazione Carigo, che sarà rappresentata da Marco Braida.

Le migliori competenze presenti in Italia per non limitarsi a celebrare i 40 anni di una legge, la n.180, che ha rivoluzionato l’approccio alla salute mentale e ai luoghi in cui è stata a lungo rinchiusa, ma per guardare finalmente oltre i cancelli.

Il convegno, aperto a tutti con iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti (http://www.agricolamontepanta.com/convegno) gode del patrocinio del Comune di Trieste, dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste e dell’Università degli Studi di Trieste, che ha anche destinato un sostegno economico.

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