Ci dispiace dirlo, ma lo avevamo detto
Abbiamo letto finalmente sui giornali delle grosse difficoltà in cui versa il reparto di ostetricia di Pordenone e non possiamo che ripetere quello che come Coordinamento stiamo dicendo da anni.
Già a marzo del 2024, a pochi mesi dalla chiusura del punto nascita di San Vito, abbiamo segnalato che pur avendo acquisito il personale dello stesso, gli spazi fisici e obsoleti della struttura di Pordenone non fosse adeguata ad accoglierne gli oltre 500 parti. In un’assemblea pubblica abbiamo letto la lettera ricevuta da una donna che descriveva queste difficoltà, ma nel tempo altre segnalazioni sono arrivate, le mamme con noi parlano…
Durante l’audizione in III commissione il Capo dipartimento materno infantile ha affermato che nel nuovo ospedale il reparto avrebbe potuto accogliere in sicurezza oltre 2mila nascite, ma sono passati quasi due anni e la pessima gestione dei vertici aziendale non ha mai accolto le nostre segnalazioni e le nostre proposte, anche se accompagnate dalla sottoscrizione di 15mila firme di cittadini del sanvitese:
-Riaprire il punto nascita di San Vito come seconda struttura pubblica decentrata visto che è un reparto in cui sono stati investiti quasi 2 milioni di euro per il rinnovo di sale parto e locali di degenza
-Accorpare le due strutture operative per consentire alle equipe un’esperienza clinica dovuta alla rotazione nei due centri, nel rispetto del principio di prossimità.
-Attivare politiche del personale che attraggano e incentivino la permanenza di professionisti preparati e motivati.
Lo abbiamo chiesto nuovamente a giugno di quest’anno dopo la mancata apertura nel nuovo ospedale slittata al 2026 (dopo 12 anni sic!) e l’acquisizione di nuovo personale e aumento dei parti.
Lo chiediamo per le donne, i bambini e il personale che deve poter lavorare in spazi adeguati con turni che rispettino la sicurezza e il loro bisogno di recupero psico-fisico.
Invece, a due anni dalla chiusura del punto nascita di san vito che ricorderemo con un evento venerdì 21, sono riusciti a riprodurre a Pordenone la stessa situazione di fuga del personale con rischio per la sicurezza di mamme e bambini e su questo qualcuno dovrebbe valutare l’operato del responsabile dipartimentale, che con arroganza liquida come “manfrine” le osservazioni e le richieste delle mamme e cittadini.
Abbiamo sempre sostenuto che la chiusura del nostro punto nascita fosse una scelta politica, perché l’assessore Riccardi utilizza la “sicurezza” come pezza di appoggio solo quando gli conviene, come dimostra la gestione di altri punti nascita in realtà “amiche”.
Si può sbagliare, ma se avviene in buonafede, si può anche ammetterlo e rimediare ascoltando anche i cittadini e le cittadine che ricordiamo essere i finanziatori del servizio sanitario pubblico.
Adelina Zanella San Vito




