CINEMAZERO: il regista Michele Aiello presenta IO RESTO – documentario girato all’interno di un ospedale durante la pandemia da Covid -19

Dal film io resto

Secondo appuntamento con gli eventi a ingresso gratuito di Aspettando Le Voci dell’Inchiesta – Pordenone Docs Fest: un ciclo di proiezioni a Cinemazero per prepararsi al meglio alla XIV edizione del festival di Cinema del Documentario che si svolgerà in presenza dal 10 -14 novembre 2021 (l’intero programma sarà pubblicato a breve). Mercoledì 27 ottobre alle 20.45 il regista Michele Aiello, in compagnia del dottor Tommaso Pellis, direttore della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Pordenone, presenterà al pubblico il toccante documentario Io resto, l’unico documentario interamente girato all’interno di un ospedale italiano durante la prima ondata della pandemia da Covid-19. Un delicato esercizio di osservazione, che coglie con rispetto l'instaurarsi di nuove relazioni tra pazienti e personale sanitario, rese necessarie dalla pandemia e che mostrano un estremo bisogno comune, il calore umano. Anche se a volte è doloroso, il film entra in empatia con le paure dei malati e con l'ascolto professionale ma accorato di medici e infermieri, rimanendo in una dimensione intima, lontana dal voyeurismo, dall'apologia dell'eroismo e da un’angosciosa rappresentazione mediatica. La videocamera di Michele Aiello entra, così, all’interno degli Ospedali Civili di Brescia – uno dei più grandi ospedali d’Europa – con il permesso di filmare cosa sta succedendo. L’ospedale stesso diventa il set di battaglie individuali e di una drammatica storia collettiva, in cui le emozioni sono forti e intense. Mettendone insieme i frammenti, arriviamo a conoscere le persone coinvolte, vediamo i loro volti, tocchiamo le relazioni intime, forti e delicate che si creano.

Frame dal film io resto ospedale di Brescia

Ogni dettaglio catturato riesce a trasmette il suo peso e la sua importanza nell’interezza di questi momenti drammatici e incerti. “Ogni volta che penso a un medico” spiega il regista” penso a mia mamma, Silvia, una pediatra inarrestabile e generosa. Fin da piccolo sono affascinato dalla sua attitudine al lavoro, completamente dedita alla cura dei bambini, che siano pazienti suoi o meno, sempre disponibile anche ben oltre gli orari di reperibilità. Quando la pandemia ha colpito l’Italia e gli ospedali hanno cominciato a fronteggiare la prima grande ondata di pazienti, ho pensato alle tante Silvie, instancabili lavoratrici che rappresentano un punto di riferimento prezioso per la loro comunità. Da lì è cresciuto il desiderio di raccontare un certo tipo di rapporto nella cura, non solo sanitario ma di sincero trasporto.”

In collaborazione con Azienda Sanitaria Friuli Occidentale