Circolo Legambiente di Udine: Interventi devastanti sulle sponde della Roggia Cividina a Remanzacco

Il Circolo Legambiente di Udine A.P.S. di Udine interviene, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni nelle ultime settimane, in merito ai lavori di sfalcio sulle sponde della Roggia Cividina nel Comune di Remanzacco ad opera del Consorzio di Bonifica Friulana;

Bisogna rilevare che il periodo dell’intervento è stato disastroso rispetto alla avifauna in nidificazione, che l’intervento è stato distruttivo della vegetazione ripariale particolarmente di arbusti e l’impiego di macchinari che hanno danneggiato le piante rimaste.
Bisognava far riferimento alla legge di tutela della roggia Cividina del Piano Paesaggistico Regionale, che è il recepimento regionale del DL n 42 del 22 gennaio 2004, detto Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Essendo una legge nazionale ha anche risvolti penali.
Nel piano paesaggistico regionale, al punto 3.4 si indicano le “ misure di tutela della vegetazione riparia”
e nel punto 3.4.2 ci sono le “linee guida per la tutela della vegetazione ripariale”. Si rileva che l’intervento non è conforme a queste linee guida.
Nel punto in cui queste formazioni sono comparabili alla definizione di bosco di cui la LR n. 09/2007 , prima di eseguire i lavori, si dovrebbe far intervenire la Forestale Regionale per le dovute indicazioni di intervento.
Nelle linee guida poi, si specifica che il taglio della vegetazione ripariale non va eseguita a raso e al piede delle sponde vanno rilasciate le vegetazioni palustri che hanno un’importanza notevole per la purificazione delle acque da inquinanti.
Il piano prevede anche che gli interventi vengano eseguiti nei periodi tra settembre e gennaio. Il piano prevede che “ nei tratti dei canali a maggior valenza ecologica, gli interventi manutentivi dovrebbero essere programmati in modo di garantire una rotazione dei tratti contigui sia longitudinalmente che trasversalmente, evitando, quanto possibile di falciare contemporaneamente tutto il canale, garantendo così il mantenimento di biocenosi diversificate che permettono la ricolonizzazione dei tratti contigui interessati dalle operazioni manutentive.”
Nel Piano al punto 39.2.1 “norme particolari per gli interventi sulla roggia Cividina” negli interventi non ammessi, si esclude l’eliminazione completa della vegetazione riparia arbustiva e arborea, qualora ciò non sia dettato da specifiche esigenze di ordine idraulico”
Bisogna, secondo il Circolo Legambiente udinese, dare enfasi al periodo sbagliato e al cattivo esempio che il Consorzio da alla popolazione, molti potrebbero sentirsi autorizzati ad interventi simili localizzati in prossimità delle proprietà private aderenti al corso della Roggia.
Come si fa a difendere, come dice il piano, la naturalità del corso della Roggia con interventi così impattanti e distruttivi senza poi nemmeno il rispetto delle poche specie arboree rilasciate che vengono raschiate al piede o sul fusto dal macchinario usato.
Sono previsti il potenziamento della componente arborea e arbustiva sulle sponde della Roggia; anche al fine di ristabilire le importanti formazioni chiamate Ontanete di scorrimento, un tempo molto diffuse che caratterizzavano il paesaggio rurale dell’asta della Roggia; sono state notevolmente ridotte dalla sospensione dello scorrimento dell’acqua in periodi completamente sbagliati e cioè nei mesi estivi, come si può intervenire se poi regolarmente gli interventi del Consorzio eliminano tutte le piantine messe a dimora?

Questi interventi distruggono le zone di rifugio e di ripopolamento della fauna, a fornire cibo e riparo agli insetti e conseguentemente agli uccelli, serve cioè a mantenere una ricchezza di biodiversità. Ribadiamo che questa modalità di intervento drastica non ha nessuna giustificazione scientifica come ampiamente dimostrato in letteratura, e viola la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli per i danni che comporta alle riserve di cibo di impollinatori ed uccelli e alla biodiversità vegetale. Tutto ciò ha una sola conseguenza ,l’impoverimento della varietà di specie animali e vegetali. Si direbbe che l’uomo non abbia ancora capito che fa parte di un ecosistema e che le altre componenti sono fondamentali e necessarie per la sua stessa sopravvivenza. Si continuano a fare interventi che, si dice anche, servano a mitigare il rischio idraulico, invece il rischio idraulico questi interventi lo aumentano perché la vegetazione di sponda trattiene parte dell’acqua, che rilascia successivamente in caso di ondate di piena. A tal proposito si legga il Regolamento europeo sul ripristino della natura entrato in vigore nel 2024. Quello che proponiamo, quindi in alternativa, è che vengano fatti solo tagli parziali della vegetazione lasciando corridoi ecologici e quindi riserve di cibo e zone di rifugio, come peraltro disposto anche da regolamenti regionali attualmente in vigore. Ricordiamo inoltre all’ufficio biodiversità, che si vanta sempre in convegni della grande varietà di piante e animali del nostro territorio, che studi scientifici in abbondanza (Binghamton University, di New York, l’Universita di Magonza e Istituto federale svizzero per la ricerca, della dottoressa Emily Greenfield, ecc) testimoniano un tracollo di almeno il 50% degli insetti negli ultimi decenni, soprattutto a seguito di un sistema agricolo folle che ha eliminato alberi e siepi nei campi imponendo un abuso di pesticidi; la conseguenza del tracollo degli insetti è il tracollo dei passeriformi, uccelli che hanno una dieta parziale se non esclusiva a base di insetti. In sostanza li stiamo affamando. Se unite a ciò il fatto che il 75% della riproduzione delle piante dipende dagli insetti impollinatori, chiunque abbia un minimo di senno capisce la gravità del problema. Vogliamo poi condannare, lo scempio ambientale che lo stesso Consorzio sta facendo a sud di Udine e in diverse zone del medio Friuli cementando il canale Ledra con eliminazione dell’intera vegetazione, provocando tra l’altro anche gravi morie di fauna, che scivola in questi canali, molto pericolosi, e non riesce più ad uscire. Sono cose note, ove sono stati fatti interventi di questo tipo muoiono decine di mammiferi: caprioli, volpi, tassi ecc, la cosa comporta anche una grave pericolosità per gli umani in caso di scivolamento. Forse i dati Ispra sul rischio idrogeologico del 96% dei Comuni italiani, provocato dalla cementificazione selvaggia e la conseguente impermeabilizzazione del suolo non sembrano ancora sufficienti? Poi non piangiamo se ogni settimana c’è qualche comune che finisce sott’acqua, altro che pulizia delle sponde! Pensiamo sia giunto il momento di porre fine a questi interventi e si cominci seriamente ad occuparci della tutela del territorio e della biodiversità. Noi comunque non ci fermeremo e non abbiamo intenzione di rassegnarci passivamente ad osservare l’annientamento del nostro patrimonio vegetazionale e animale. Pertanto ci impegneremo a segnalare e denunciare in tutte le sedi gli abusi e gli scempi quotidiani continui che stanno raggiungendo livelli mai visti prima e che stanno provocando conseguenze nefaste ed irreparabili per tutti.