Colautti (ap): “Domani a Bruxelles le sorti di Autovie Venete e il Consiglio regionale deve apprenderlo dai giornali. inqualificabile”

Su tutte le furie il capogruppo di Ap, Alessandro Colautti, che considera “ingiustificabile” che non sia stata ancora calendarizzata la convocazione della I Commissione che ha chiesto il 25 maggio, per avere informazioni dalla Presidenza della Regione sul futuro di Autovie Venete, informazioni che invece arrivano da fonti giornalistiche.  “È del tutto ingiustificabile e inqualificabile che i consiglieri regionali debbano apprendere le informazioni su Autovie Venete e sul suo futuro da un noto quotidiano economico-finanziario e non dalla Giunta regionale e dalla sua presidente”.
Alessandro Colautti, capogruppo in Consiglio regionale di Alternativa popolare, tuona così dopo aver appreso oggi (14 giugno) dal quotidiano “Milano Finanza” che domani a Bruxelles si tireranno le somme sui dossier autostradali e in particolare una delegazione del ministero dei Trasporti, guidata dalla responsabile del dipartimento infrastrutture Elisa Grande e dal capo di gabinetto Mauro Buonaretti, sarà impegnata in due faccia a faccia con i rappresentanti della Dg Mercato interno e Concorrenza, sui dossier relativi alle proroghe delle concessioni autostradali.
“Già il 25 maggio scorso ho chiesto un’audizione in I Commissione in relazione al futuro di Autovie Venete – prosegue Colautti – e nulla è stato ancora calendarizzato. Ora questa ennesima novità senza che i consiglieri regionali sappiano qualcosa da chi governa questa Regione che, lo ricordiamo, detiene la maggioranza della società Autovie”.
Per questo il leader di Ap risollecita la convocazione della I Commissione perché “il momento è delicato e decisivo”, poiché è “in ballo la verifica dell’esistenza delle condizioni per l’affidamento in house, che ha permesso ad Autovie e Autobrennero di ottenere la proroga della gestione”. E per quanto riguarda Autovie Venete, “si tratta di sciogliere i dubbi sul fatto che siano rispettati i tre requisiti alla base delle regole sull’in house: il controllo analogo – Bruxelles sarebbe concentrata in particolare su questo punto -, la partecipazione pubblica e la prevalenza dell’attività di gestione delle infrastrutture”, conclude Colautti.