Comitato del Grande Idroelettrico Nazionale: No a proroghe “al ribasso”. La montagna non è un bancomat per i colossi dell’energia.

Il rinnovo delle concessioni idroelettriche in Italia è fermo a un binario morto, intrappolato tra l’inerzia del Governo, i timori sulla reciprocità europea e il ruolo dei grandi produttori. Lo si legge in una nota a firma del  Comitato del Grande Idroelettrico Nazionale: “Anche i nostri Comitati friulani, aderenti al Coordinamento Comitati Grande Idroelettrico Nazionale, esprimono forte preoccupazione per la direzione che sta prendendo la Regione Lombardia, anche con le voci e le uscite della stampa, sull’ affidamento delle concessioni scadute attraverso la “quarta via”, che sarebbe l’ennesima proroga condizionata per i grandi produttori perché affiderebbe ai concessionari uscenti la concessione in cambio di briciole. I territori friulani come tutti i territori italiani vogliono invece che si rinnovino le concessioni scadute tramite bandi di gara trasparenti, per stabilire un nuovo patto tra i produttori idroelettrici e i territori. Possibile solo se sia la Regione a scegliere la migliore proposta progettuale tra quelle presentate dai concessionari partecipanti al bando di gara: la proposta progettuale meglio tarata sul territorio.
Qualora non si facesse così, sarebbe un fallimento della regionalizzazione e il rischio di nuove sanatorie.
Nonostante il passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni nel 2019, la transizione verso gare trasparenti e competitive regionali è tuttora paralizzata. In Fvg per il braccio di ferro tra Edison ( per la propria concessione scaduta della Val Meduna) e la Regione che perdura ormai da oltre 3 anni: Edison pretende di valutare i propri beni asciutti, che la Regione dovrebbe acquisire per poi metterli nel bando di gara per proporli ai concessionari partecipanti , come se fossero nuovi. Per questa valutazione discordante, la Regione Fvg non riesce a bandire la gara, come invece è riuscita a fare la Lombardia. Inoltre, il Governo continua a esitare sul favorire le gare anche per le forti pressioni delle Società concessionarie che di mollare le rispettive lucrose concessioni manco passa loro per il capo. Un Governo che continua a giustificare il blocco sulle gare con la mancanza di reciprocità con gli altri Paesi UE. Ma questa situazione di stallo sta favorendo solo i gestori uscenti, che continuano a sfruttare le risorse idriche dei nostri territori con impianti spesso obsoleti e ristorni non aggiornati al reale valore di mercato dell’energia.
Inoltre noi Comitati del Fvg siamo allarmati per la ventilata proposta lombarda: l’ipotesi proposta ai Concessionari di mantenere le concessioni in proroga in cambio della cessione del 15% di energia a prezzo agevolato, per aziende energivore di fuori provincia.
Siamo di fronte a un baratto inaccettabile, Il 15% di energia scontata è una goccia nel mare rispetto ai profitti miliardari generati dalle nostre acque e, soprattutto, non risolve i problemi strutturali delle montagne. Scambiare il futuro del territorio con uno sconto in bolletta, solo per pochi industriali, significa rinunciare a investimenti su sicurezza idrogeologica, tutela ambientale/territoriale e occupazione locale.
Il tanto atteso rinnovo delle concessioni non deve essere vissuto come un adempimento burocratico, ma come una grande opportunità di riscatto per la montagna usata ed abusati finora. Si proceda pertanto con gare trasparenti, meglio se con gestione a maggioranza pubblica come qui in Fvg abbiamo scelto. Solo il confronto competitivo può garantire i massimi investimenti per l’ammodernamento degli impianti e la riduzione dell’impatto ambientale.
Investimenti certi sul territorio: I nuovi disciplinari di concessione devono prevedere obblighi ferrei per la manutenzione degli alvei e dell’ambiente e del territorio, la tutela dei deflussi ecologici e la creazione di posti di lavoro diretti nelle valli.
Governance partecipata: Le comunità locali devono avere voce in capitolo sulla destinazione delle risorse, che devono servire a finanziare servizi essenziali (scuole, trasporti, sanità di montagna) e non a tappare i buchi dei bilanci regionali o provinciali.
No alle proroghe senza fine: Ogni ulteriore ritardo è un danno sociale per chi vive in montagna.
Il territorio non è un semplice “serbatoio” da sfruttare. L’acqua è un bene pubblico e la sua gestione deve generare valore per chi vive dove l’energia nasce, non solo per chi la vende”.