Comunità a sostegno della demenza: a Pozzuolo e a Pradamano, al via i gruppi di autoaiuto per i familiari

Il 9 gennaio a Pozzuolo del Friuli e il 16 gennaio a Pradamano i primi incontri dei gruppi ABC di autoaiuto per familiari e caregiver che assistono persone malate di Alzheimer e demenza. Gli appuntamenti rientrano nel progetto “La comunità per il sostegno alla fragilità, al declino cognitivo e al lavoro di cura”, promosso da Codess FVG in partnership con l’ASUIUD e il Servizio Sociale dei Comuni dell’UTI Friuli Centrale e sostenuto dalla Fondazione Friuli. Udine, 04 gennaio 2019 – Con casi in continuo aumento dovuti al crescere dell’età media, Alzheimer e demenza rappresentano un’emergenza sanitaria che pesa soprattutto su familiari e caregiver (circa 3 milioni nel nostro paese). Per sostenere chi si occupa dei malati, aiutarli a valorizzare le proprie risorse e a metterle in rete con altre famiglie, a Pozzuolo del Friuli e a Pradamano sono in partenza i gruppi ABC di autoaiuto, incontri quindicinali ad accesso libero, guidati da una psicoterapeuta esperta. A Pozzuolo il primo appuntamento è il 9 gennaio, alle ore 17.30 presso la Biblioteca civica (via del Mercato 3); a Pradamano, il 16 gennaio, alle ore 17.30 presso la Sala delle Riunioni del Comune (via Roma 30). Gli incontri rientrano nel progetto “La comunità per il sostegno alla fragilità, al declino cognitivo e al lavoro di cura”, promosso da Codess FVG Cooperativa Sociale Onlus, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine e il Servizio Sociale dei Comuni dell’UTI del Friuli Centrale e sostenuto dalla Fondazione Friuli nell’ambito del “Bando Welfare 2018”. Il Gruppo ABC – che fa riferimento all’approccio capacitante promosso da Pietro Vigorelli, medico psicoterapeuta ­– è un gruppo di autoaiuto in cui i familiari, guidati da un conduttore, imparano a diventare curanti esperti nell’uso della parola, trovando strumenti utili per affrontare la comunicazione via via più difficoltosa con il malato. Gli incontri – della durata di circa un’ora e mezza e a cadenza quindicinale – ­si svolgono in cerchio e ciascuno è libero di raccontare la propria esperienza, di ascoltare quella degli altri e di portare a casa le idee e i suggerimenti per lui importanti. Il familiare si chiede: “Faccio bene a comportarmi così?” oppure “Non so come rispondere…”. Queste considerazioni sono il punto di partenza per cercare delle soluzioni che permettano al familiare di ottenere un certo benessere e una felicità possibile. Al centro dell’attenzione ci sono le conversazioni della vita quotidiana, gli scambi di parole e di silenzi che costruiscono la relazione tra familiare e malato. Nel corso degli incontri il conduttore accompagna i partecipanti in un cammino che li aiuta a diventare più competenti nello scegliere le parole più utili per favorire il fluire della conversazione e un sufficiente benessere durante la conversazione (o il tentativo di conversazione).

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