Consiglio regionale Fvg: rifiutato in aula un passo avanti per i diritti dell’infanzia
“Oggi in Consiglio Regionale è stata discussa una nostra Proposta di legge nazionale che aveva ricevuto la firma di tutta l’opposizione e il
sostegno di tante associazioni della società civile, quali la Rete DASI e il Gruppo Immigrazione Salute FVG della SIMM (Società Italiana di
Medicina delle Migrazioni. Si tratta di un’iniziativa che avrebbe permesso all’Italia di raggiungere l’obiettivo 16.9 degli Obiettivi di
Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite.” Così si è espresso in prima battuta Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG, al margine della discussione in Consiglio regionale. “La Proposta di legge nazionale – sottolinea Honsell – mirava a rimuovere la norma che attualmente richiede per la registrazione dell’atto di nascita l’esibizione del permesso di soggiorno da parte dei genitori. Questa norma viola l’articolo 22 della Costituzione che prevede il diritto ad un “nome” e viola l’articolato della Dichiarazione dei diritti dell’infanzia, oltre ad umiliare la dignità di ogni essere umano. Tra l’altro, lo stesso Ministero degli Interni aveva emanato una circolare che permetteva di sfuggire alla disumanità dell’attuale legge Bossi-Fini.”
“Purtroppo – prosegue Honsell – la norma è stata bocciata da una maggioranza che ha paura di mettere in discussione la propria ideologia
e alimenta e strumentalizza paure irrazionali. Solamente il capogruppo della Lega è intervenuto nelle file della maggioranza. Alla fine tutta
la maggioranza compatta ha votato contro la proposta di legge ubbidendo alla dichiarazione leghista.”
“Come Open Sinistra FVG – conclude Honsell – desideriamo ringraziare coloro che non hanno scelto l’indifferenza nei confronti dei più fragili
della nostra società, a cominciare dalla prima Presidente donna del Consiglio Regionale, Augusta De Piero, ispiratrice della proposta di
legge da noi presentata. Al tempo stesso esprimiamo l’orrore per tanta indifferenza nel mantenere il nostro paese ai margini dei Paesi civili,
che riconoscono il diritto al nome.”
Immigrati: Gruppo Pd, con cdx Fvg fermo a retorica e ideologia
«Il Fvg, grazie al centrodestra, resta fermo alla retorica, alle chiusure ideologiche anche difronte a diritti fondamentali che riguardano bambini la cui unica “colpa” è di essere nati in territorio italiano da due genitori irregolari. Potevamo dare un segnale politico a Roma per ripristinare una norma di civiltà e far uscire dall’invisibilità bambini che non risultando nemmeno mai nati, non hanno nemmeno i diritti fondamentali». Lo affermano i consiglieri regionali Laura Fasiolo, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo (Pd), intervenuti oggi in Aula nel dibattito sulla proposta di legge nazionale 2 che chiedeva di modificare l’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno.
AVS: Minori: anche su questo tema è prevalsa la demagogia della maggioranza regionale
«Ho firmato e sostenuto con convinzione la Proposta di Legge Nazionale che modifica l’articolo 6 del Testo Unico sull’immigrazione in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno. La proposta, presentata da tutte le forze della minoranza, intende restituire un diritto fondamentale: quello dei bambini ad essere registrati alla nascita, a prescindere dallo status dei genitori.”
Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra a margine della discussione sul progetto di legge nazionale <<Modifica all’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno>>.
“Resto basita nel constatare che gli esponenti della maggioranza si chiudono a riccio dietro ideologie e strumentalizzazioni che nulla hanno a che vedere con il merito della questione. Qui non si parla di politiche migratorie astratte, ma della vita concreta di neonati che rischiano di diventare ‘invisibili’ per lo Stato, privati fin dall’inizio della loro esistenza di diritti basilari. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dall’Italia, è chiarissima: ogni bambino ha diritto ad essere registrato immediatamente alla nascita, ad avere un nome e una cittadinanza, a conoscere i propri genitori ed essere allevato da loro. Negare la registrazione significa violare questa convenzione, oltre che l’articolo 22 della nostra Costituzione, che tutela capacità giuridica, cittadinanza e nome. Ricordo che l’atto di nascita non è un favore ai genitori, ma un diritto inalienabile del minore. Modificare una norma sbagliata, introdotta con la legge sulla sicurezza del 2009, è un atto di civiltà e di responsabilità.” E continua la consigliera rossoverde. “Come legislatori abbiamo il dovere non solo di scrivere leggi coerenti con il nostro mandato politico, ma anche di guardare ai mutamenti della società e governarli, non inseguirli a posteriori con provvedimenti tampone. Purtroppo, sembra che per la maggioranza sia più importante alimentare tensioni che risolvere i problemi reali. La nostra proposta era semplice, chiara e umana: garantire a tutti i bambini nati in Italia il diritto di esistere giuridicamente, indipendentemente dai documenti dei genitori. Non è un tema ideologico – conclude Pellegrino – ma un principio universale di dignità e giustizia.”
Immigrati. Capozzi (M5S): Documenti soggiorno, Pdln a difesa diritti bambini
“Una proposta del tutto condivisibile che abbiamo sottoscritto con estrema convinzione perché, pur nella sua semplicità normativa, tocca uno dei temi più alti della convivenza civile: il diritto universale all’identità giuridica. Ciò significa assicurare l’accesso a sanità, istruzione, protezione sociale e giustizia”.
Lo evidenzia, attraverso una nota stampa che riprende quanto già affermato in aula, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), esprimendo al tempo stesso il proprio rammarico per la bocciatura del progetto di legge nazionale in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno da parte degli immigrati.
“La Pdln 2, infatti, si inserisce in un solco ben preciso: quello tracciato dall’Agenda 2030 dell’Onu – aggiunge l’esponente pentastellata – che, al Target 16.9, invita ogni Paese a garantire per tutti, entro il 2030, l’identità legale. Ovviamente, compresa la registrazione delle nascite”.
“Un obiettivo che non può rimanere solo sulla carta, perché incarna il principio – precisa Capozzi – secondo il quale, mancando un riconoscimento formale dell’esistenza di una persona, tutti gli altri diritti rischiano di rimanere inapplicabili. Senza dimenticare che, ancora oggi, in Italia permane un grave ostacolo: la modifica introdotta con la Legge 94/2009, che ha reso obbligatorio il permesso di soggiorno anche al fine del riconoscimento e della registrazione delle nascite”.
“Questo vincolo ha spinto numerosi genitori migranti irregolari – sottolinea la rappresentante del M5S, – a non dichiarare i propri figli per paura di espulsioni o di serie conseguenze legali, generando così il fenomeno dei cosiddetti bambini invisibili. E, in tal senso, va ricordata la vicenda dei bimbi italiani immigrati come clandestini nella Svizzera del Secondo dopoguerra, privati della socializzazione con i coetanei e della formazione scolastica”.
“Oggi – aggiunge Capozzi – si ripetono quegli errori perché, negando diritti fondamentali, si producono solo marginalità e ingiustizia. Pertanto, questa Pdln non costituisce solo un atto tecnico ma, soprattutto, un atto di civiltà che avrebbe dovuto restituire al nostro ordinamento coerenza con la Costituzione, gli obblighi internazionali e il semplice principio di giustizia che nessun bambino possa essere considerato invisibile. L’identità giuridica è infatti la porta di accesso a tutti gli altri diritti: senza di essa, un neonato non è solo privo di un certificato, ma gli viene tolta anche la possibilità stessa di esistere davanti alla legge”.
“Con questa norma – conclude Capozzi – abbiamo perso l’occasione per eliminare un ostacolo che ha prodotto solo esclusione e paura. Al tempo stesso, desideriamo anche riaffermare un principio fondamentale: i diritti dei bambini non possono dipendere dallo status dei genitori. Dietro ogni atto di registrazione non risiede infatti la burocrazia, ma la vita e la dignità di un bambino”.




