Contratto industria alimentare, siglato il rinnovo: solo in Fvg interessa oltre 8.200 lavoratori

È stato siglato nella notte scorsa il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare 2019-2023 tra Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Unionfood, Ancit e AssoBirra. La trattativa durata ben nove mesi e il no stop finale alcuni giorni. Così  è stata finalmente raggiunta l’intesa, che in Friuli Venezia Giulia interessa circa 1.100 imprese e 8.200 addetti.
“Si tratta di un contratto qualificante e di grande valore”, spiegano i segretari regionali di Fai, Flai e Uila, Claudia Sacilotto, Alessandro Zanotto, e Pier Paolo Guerra, sottolineando come l’industria alimentare si confermi il settore manifatturiero del Paese per fatturato globale, 140 miliardi di euro e secondo per numero di imprese con quasi 57mila e circa 450mila addetti e la prima filiera del made in Italy.

Questo rinnovo, reso ancora più difficile dalla fase di emergenza vissuta nel nostro Paese (il Pil crolla del 12,4% nel secondo trimestre e raggiunge i minimi dell’anno 1995), conferma il valore e la centralità della contrattazione collettiva nazionale, vero elemento di tutela e portatore di diritti.

Il CCNL, frutto di tanti momenti di serrato confronto e mobilitazioni, ma mai è venuto meno il senso di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, essenziali e quindi sempre al lavoro anche nei drammatici giorni del lockdown, riconosce un aumento salariale assolutamente appropriato, di 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro che verranno erogati a tutti i lavoratori per i quali non viene svolta la contrattazione di secondo livello.

Tra i punti qualificanti del rinnovo, vi sono l'introduzione di specifici piani di formazione pre-assunzione, obbligo di garantire l’acceso alla formazione a tutti i lavoratori, rafforzamento della collaborazione tra imprese e mondo della scuola e dell’Università; il recepimento dei contenuti del Patto della Fabbrica su partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori;
obbligo, da parte dell’azienda, in caso di mancata iscrizione al sistema di welfare, a versare 20 euro mensili in busta paga; viene normato in maniera innovativa il lavoro agile, a partire dal diritto alla disconnessione alla privacy; in materia di tutela della salute, viene rafforzata la formazione e si impegnano le parti a dedicare una giornata al tema della sicurezza sul lavoro; migliorata la normativa degli appalti, che vincola all’applicazione del contratto nazionale del settore merceologico delle attività appaltate, sottoscritte dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative; in materia di congedi parentali vengono ampliati sia quelli retribuiti che non retribuiti, per i figli a carico e l’assistenza familiare, e viene riconosciuto il congedo per donne vittime di violenza; rinviato al 1° gennaio 2025 il versamento del contributo da parte dei lavoratori al fondo di assistenza sanitaria Fasa;
prolungamento dell’esenzione dal lavoro notturno per le lavoratrici che rientrano dalla maternità e per i padri in condizione di monogenitorialità.

“Chiaramente – concludono le OO.SS. – avendo da oggi un contratto valido fino al 2023, non esiste altra intesa per i comparti dell’industria alimentare: il contratto di riferimento per chiunque vorrà rinnovarlo sarà quello siglato. Il nostro obiettivo rimane quello della conferma di un contratto unico e di un modello di relazioni industriali forte, strutturato, responsabile, che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’industria alimentare. Fai Flai e Uila apprezzano la scelta di Unionfood, AssoBirra e Ancit che, di fronte alle sfide che attendono il Paese e il settore nei prossimi anni, hanno deciso di scommettere sul valore delle relazioni sindacali. Le nuove norme sulla formazione, sul lavoro agile, sul welfare, sull’incremento delle retribuzioni, sottolineano che la valorizzazione del lavoro non è una dichiarazione astratta ma un impegno concreto”.