Cooperazione come risposta alla crisi economica e di valori. L’opinione di Federico Pittoni di “Generazioni” organismo dei giovani di Legacoop Fvg

Spesso, soprattutto negli ultimi anni, si è parlato del mondo della cooperazione in maniera non sempre precisa, con giudizi sommari e non sempre positivi perché, per troppo tempo, è stato di moda “il profitto” nella sua peggiore accezione e quindi per molti la logica della mutualità era vista come fumo negli occhi. Eppure il mondo della cooperazione non solo è una realtà attiva e quantitativamente considerevole, ma è anche una delle future possibili strade alternative per dare una risposta originale alla crisi economia e soprattutto a quella occupazionale attingendo anche alle migliori tradizioni politico-economiche del Paese che potrebbero decisamente tornare “di moda”. Basti pensare che nella storia politica, sociale ed economica di oltre un secolo stanno le radici della´imprenditoria cooperativa che ha saputo in ogni stagione coniugare le sfide competitive e l'innovazione ai concetti di solidarietà, collaborazione e democrazia sul lavoro. Una ricetta che è quella che potrebbe oggi in molte realtà far superare precarietà e mancanza di sviluppo. Ci vogliono però idee ed innovazione e magari un rinnovato aiuto pubblico partendo dal fatto che la cooperativa è un´impresa in cui l´accumulazione del capitale è destinata ai reinvestimenti dell´azienda e che i soci ne sono i gestori, mentre il patrimonio costruito nel tempo è affidato naturalmente alle nuove generazioni di soci. Non bisogna nascondere che da parte di qualcuno, che ha pensato bene di appropriarsi del bene comune, vi sono state orribili operazioni che hanno stravolto la natura stessa di qualche cooperativa trasformata con colpi di mano in Spa a beneficio non certo dei soci, ma di pochi dirigenti e con pochi scrupoli. Ma a parte alcune mele marce e forse qualche sirena che ancora fischia a richiamo di qualche personaggio in cerca di diventare “padrone” , il sistema non solo resta solido ma potrebbe essere una risposta fondamentale alle necessità dell'economia. In queste settimane fra l'altro, si sta svolgendo la stagione congressuale di Legacoop Fvg, un dibattito inserito a pieno titolo in quello nazionale. Così in vista del congresso previsto per il prossimo mese di marzo, che rinnoverà le cariche sociali , Legacoop Fvg ha avviato da novembre scorso un percorso partecipato articolato in quattro tappe, con l’obiettivo di individuare alcune proposte per dare vita al documento di mandato per la futura presidenza. Due gli eventi già svolti, il secondo, poco più di una settimana fa, ha analizzato il tema del “bilancio sociale”, elemento caratterizzante dell'attività mutualistica delle cooperative e che ne marca la differenza dalle logiche di “mercato”. Fra i vari interventi nell'evento aperto dal presidente uscente Enzo Gasparutti, uno ci ha colpiti in particolare. Parliamo dell'intervento di Federico Pittoni presidente della cooperativa di ingegneri e architetti Ingarcoop che si occupa di progettazione nel mondo delle costruzioni ma che è anche coordinatore regionale di “Generazioni” l'organismo di rappresentanza dei giovani cooperatori di Legacoop Fvg.
Ci è sembrato interessante sentire direttamente Federico Pittoni per capire maggiormente cosa sia “Generazioni”-

Federico Pittoni lei è l'attuale coordinatore di “generazioni” ci spiega esattamente di cosa si tratta?

“Generazioni” è l'organismo di rappresentanza dei giovani cooperatori del Friuli Venezia Giulia e raggruppa i cooperatori under 40. L'organismo è nato nel 2014 a livello nazionale ed è stato esteso in Fvg per volontà della presidenza Gasparutti e poi attraverso l'impegno di Alessio Di Dio che fra l'altro è stato il primo presidente di Generazioni e che oggi è il direttore regionale di Legacoop Fvg.
Quali sono gli obiettivi di Generazioni?

Gli obiettivi sono quelli di mettere vicino, insieme, le figure più giovani presenti nel mondo della cooperazione per dare spazio e strumenti alle istanze delle nuove generazioni e cercando quindi di essere un punto di riferimento per il loro inserimento nei ruoli di responsabilità e di gestione delle singole realtà cooperative ma anche della stessa Legacoop.

Per garantire solo un ricambio generazionale quindi?

Si, ma non solo, per garantire quello che la cooperazione più di tutto deve garantire che è anche la itergenerazionalità.

Quanti siete aderenti come cooperatori al coordinamento generazioni?

Siamo una decina di figure attive, di più se consideriamo quelli che partecipano ad iniziative specifiche. Dipende dagli argomenti che si intendono sviluppare e dall'interesse che c'è rispetto aduna tematica o una fase specifica. Sicuramente il nostro è uno strumento che serve ai giovani ma, in realtà, è funzionale a tutta Legacoop per fornire un'orientamento di analisi e proposta. In esempio è proprio il dibattito congressuale.

Da questo punto di vista quale è la vostra mission tematica prevalente, cosa ritenete debba essere di maggiore impegno all'interno del mondo cooperativo.

Generazioni non nasce a caso perché le nuove generazioni rispetto a chi oggi ha mansioni e ruoli di maggiore responsabilità avvertono o hanno avvertito in questi anni la necessità, ma in realtà questo vale anche per la dirigenza della Legacoop, di aprire la struttura alla partecipazione dei giovani, perchè sono soprattutto i giovani che chiedono punti di riferimento, spazi e strumenti che nell'economia sono sempre più limitati rispetto al passato.

Il tutto in una logia mutualistica?

Certamente si. Le nuove generazioni cercano punti di riferimento in generale e nella cooperazione forse maggiormente rispetto ad altre realtà della politica e dell'economia. Si ricercano spazi non in maniera strumentale perchè le nuove generazioni sono portatrici di quella visione che è anche effetto della crisi del mondo del lavoro. Oggi sono i giovani che vivono sulla pelle le complicazioni dell'evoluzione economica o dell'arretramento economico e a maggior ragione, per questo, servono spazi nuovi e strumenti che il sistema cooperativo deve garantire. Perchè viceversa si rischia come mondo cooperativo di rescindere un legame fondamentale non garantendo quella continuità del patrimonio valoriale che è insita nella cooperazione e di cui le singole coop sono portatrici.

Specifichi meglio questo concetto.

Parlo di mutualità, interdisciplinarietà, intergenerazionalità ovvero del fatto che il capitale aziendale viene trasmesso e non è una proprietà. Per questo la cooperazione ha degli elementi positivi e virtuosi che possono essere una risposta alla crisi di questi tempi. Perché se pensiamo a livello alto o generale piuttosto che a livelli più operativi e concreti, la cooperazione è una realtà economica che mette insieme diversità in maniera virtuosa, nel senso che mette vicino diversi settori: dalla produzione lavoro, ai servizi, al consumo e al sociale e tutto questo può innestare dei meccanismi di filiera. Può innescare quella che deve essere una visione globale generale diversa dell'economia che questi tempi imporrebbero agli attori economici di registrare. La cooperazione ha in se questo "germe" che molto si confà come risoluzione alla crisi attuale ma anche con nuovi modelli che l'evoluzione del mondo impone.

Potrebbe dare delle risposte davvero nuove?

Certo! Si potrebbero dare delle risposte molto importanti. Dando dei punti di riferimento, è quello che ho ripetuto in direzione. Proprio nel momento in cui ci riempiamo la bocca di "industria 4.0" non avendo forse capito che cosa è di fatto. Cioè il fatto che la "macchina" assume intelligenza propria e autonoma, si auto programma e auto produce e questo imporrà delle trasformazioni fondamentali che riguarderanno l'occupazione e la redditività. In linea generale proprio nel momento in cui l'intelligenza diventa questione artificiale noi non possiamo spogliare le nostre strutture di rappresentanza e di gestione. Sarebbe rischioso. Ovviamente è una questione che riguarda la società nel suo complesso, perché nel momento in cui si sviluppa l'intelligenza artificiale è sbagliato che si lasciano orientamenti politici ed economici, perché la tendenza è quella di svuotare i corpi intermedi della loro capacità di rappresentanza, è un paradosso che va evidenziato ma che ci porterebbe lontano.

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