Coronavirus: Pd propone piano per la ripresa di Udine

Un “piano per la ripresa di Udine” è stato lanciato oggi dal Pd di Udine, nel corso di una conferenza stampa telematica, cui hanno partecipato il segretario Pd di Udine Vincenzo Martines, la presidente del partito udinese Cinzia Del Torre e il capogruppo Pd in Consiglio comunale Alessandro Venanzi. I democratici udinesi hanno condiviso l’appello a “un dialogo aperto con la città, un confronto continuativo con il volontariato, con l’economia, con il mondo del lavoro attivando tavoli politici e tecnici per affrontare le specifiche nuove esigenze”.

“Abbiamo bisogno di una immediata reattività” ha detto Martines spiegando che “questa crisi lascerà una frattura netta” e invitando “Giunta e maggioranza a elaborare una strategia comune per affrontare la fase di un’emergenza sanitaria che si sta per trasformare in sociale ed economica”. Martines ha quindi chiesto che “siano immediatamente convocate le Commissioni e il Consiglio comunale per elaborare in modo condiviso le linee strategiche post emergenza sanitaria. Dal Pd – ha precisato il segretario dem - nessuna provocazione ma proposte su cui lavorare assieme”.

Per Del Torre “serve ripensare il bilancio del Comune e l’organizzazione degli uffici perché in pochi giorni le priorità della cittadinanza sono completamente cambiate”. In particolare, l’esponente dem ha sottolineato la disponibilità a “collaborare con la Giunta per una variazione di bilancio”, indicando tra le priorità “il rafforzamento del personale presso i servizi sociali e nelle sedi delle circoscrizioni”.

Una “manovra da oltre 4 milioni di euro, quasi un Piano Marshall”, la proposta quantificata da Venanzi, per “ridurre la tassazione, istituire un Fondo nuove povertà da devolvere alle emergenze del momento a prescindere dall’Isee, e un Fondo affitti a favore di attività commerciali per contenere i costi fissi e per raddoppiare la cifra del Governo stanziando altri 526mila euro”.
Attraverso l’intervento della Regione – ha aggiunto Venanzi - è possibile applicare una deroga sugli appalti, affidando i lavori esclusivamente ad aziende del territorio, come ha fatto il Trentino Alto Adige”.