Costituzione tradita nelle reali condizioni dei carcerati. Focus sullo stato del carcere di Udine

Come oramai tradizione di fine anno si è svolta la conferenza stampa del garante dei detenuti Andrea Sandra di Udine assieme all’ex garante già sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone. Nel corso dell’incontro molto partecipato sono stati resi noti i dati relativi alle condizioni del carcere di via Spalato a Udine. Il dato che più di ogni altro rende chiara la situazione è quello delle presenze, 184 detenuti, ma i posti previsti sarebbero solo 90, mentre 70 sono le persone ancora in attesa del primo grado di giudizio quindi potenzialmente innocenti fino a prova contraria. Anche dal punto di vista del personale di polizia penitenziaria questo copre solo il 50% dei posti in pianta organica che fra l’altro sono parametrati sui 90 posti e non sugli oltre 180 rendendo così la situazione ancora più emergenziale nonostante gli innegabili sforzi della Direzione e degli operatori. All’incontro erano presenti diversi esponenti della giunta e del Consiglio comunale di Udine nonché esponenti dell’associazionismo e della società civile e della politica regionale.
Fra le tante cose dette è stato illustrato l’ordine del giorno approvato lo scorso consiglio comunale del capoluogo friulano che impegna il Sindaco e la Giunta a sostenere attività e iniziative culturali e rieducative per le persone detenute e private della libertà personale. In particolare l’atto consiliare impegna la maggioranza di centrosinistra a costituire nel corso del 2026, “una Consulta per le marginalità, all’interno della Commissione “Politiche Sociali e Diritti di Cittadinanza”, che dialoghi strutturalmente con le reti tematiche esistenti in città, per individuare, promuovere, sostenere analisi e progettualità condivise sulle necessità sociali delle fasce di popolazione più svantaggiate, anche alfine di rendere più efficace la funzione sanitaria delle case di comunità, già costituite e costituende, previste dal norme nazionali e dalla deliberazione della Giunta Regionale del 2025. Ma non solo, lo stesso atto approvato dal Consiglio prevede anche “di attivare i Piani di Zona, promuovere attività di sostegno psicologico e pedagogico alle famiglie delle persone private della libertà personale, con particolare riferimento alla genitorialità nonché a individuare almeno un immobile di proprietà pubblica da destinare ad abitazione ed attività lavorative in favore di persone in esecuzione penale che spesso restano in carcere perché il beneficio della misura alternativa non è attuabile per mancanza di domicilio adeguato. Nel corso dell’incontro sono stati anche resi noti gli stati di avanzamento dei lavori di ristrutturazione che porteranno finalmente nel 2026 la possibilità per un certo numero di detenuti di lavorare in appositi spazi dentro al carcere, nonché l’inaugurazione di un teatro aperto alla città e soprattutto di un’infermeria accreditata, chiamata a garantire il diritto alla salute dei carcerati sgravando così, almeno in parte, le strutture sanitarie ospedaliere. Ma oltre al racconto dei progetti realizzati e quelli futuri un momento particolarmente intenso si è avuto quando l’ex garante Franco Corleone ha dato lettura di una parte dell’omelia sull’intollerabile situazione delle carceri resa dall’Arcivescovo di Milano Mario Enrico Delpini nel giorno di Sant’Ambrogio il 5 dicembre scorso. Bene ricordare che la città di Milano è quella  natale di Cesare Beccaria. “La Costituzione della Repubblica italiana, ha chiosato Delpini, è tradita nelle reali condizioni dei carcerati, nella formazione e trattamento del personale della Polizia penitenziaria. La Costituzione è smentita dall’accanimento progressivamente repressivo delle indicazioni normative. Sono impraticabili percorsi accessibili a tutti per il reinserimento dei colpevoli di reati nella convivenza sociale. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni. Si può prevedere che persone così maltrattate in carcere saranno persone più pericolose fuori dal carcere: hanno imparato a odiare le istituzioni piuttosto che ad assumere la responsabilità di essere cittadini onesti. Le condizioni di detenzione sono insostenibili per il sovraffollamento. Il rimedio al sovraffollamento non potrà essere l’incremento della spesa di denaro pubblico per costruire altre prigioni. Una società che funziona in modo che la detenzione sia il modo più ovvio, condiviso e sbrigativo per sanzionare reati si rivela incapace di prevenire i reati, di esigere la riparazione dei danni e di porre le condizioni per recuperare persone alla legalità. Le condizioni di detenzione sono insostenibili per la condanna al carcere di persone segnate da malattie psichiatriche che invece di essere curate diventano presenze incontrollabili, pericolose per gli altri e spesso indotte a forme di autolesionismo e al suicidio. L’orientamento di una mentalità repressiva che cerca la vendetta piuttosto che il recupero, che si difende con indifferenza e ignoranza, segnala una crepa pericolosa nella casa comune”.