Covid-19: a Cividale del Friuli “Un caffè al tempo del coronavirus”

Come fare quando i nostri beneficiari chiedono di andare al bar ma i locali sono tutti chiusi? Sembra impossibile per tutti, ma non per Villa Carraria, la Comunità alloggio per persone con disabilità gestita dalla Cooperativa Itaca a Cividale del Friuli, che al bar i loro residenti li portano ogni giorno. Come? Con la metafora del gioco.  Il nostro centro è una Comunità alloggio per persone con disabilità che sorge ai piedi del santuario di Castelmonte, ai margini di Cividale del Friuli. Gestita dalla Cooperativa Itaca su mandato dell'Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, è una piccola struttura residenziale nata con l’obiettivo di rispondere ai bisogni di accoglienza temporanea o permanente di persone adulte con disabilità o con limitazioni delle autonomie sia psicofisiche che sociali.

Vi risiedono 12 persone tra i 30 e i 60 anni. Normalmente siamo aperti sulle 16-18 ore giornaliere durante i giorni feriali e sulle 24 ore nei festivi e nei periodi di chiusura dei Centri diurni. Occupiamo il primo e secondo piano di una villa circondata da un ampio giardino, mentre al piano terra sono ospitati i locali del CSRE.

Dal 6 marzo il blocco di tutti i rientri a casa e delle visite, in applicazione dei DPCM emanati per contenere il contagio da Covid-19, come successivamente la sospensione dei Centri diurni, hanno modificato in maniera significativa anche il nostro servizio. Così noi di Carraria ci siamo trovati, come tanti altri nostri colleghi in tutta Italia, e nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, a gestire un'emergenza tanto unica quanto spiazzante, che ci sta costringendo a cambiare le nostre abitudini per preservare la salute dei beneficiari del nostro servizio e anche di noi operatori.

LA NOSTRA PRIORITÀ RESTANO LE PERSONE

Dopo un primo momento di comprensibile disorientamento, dovuto alla necessità di rimodulare il servizio, sia dal punto di vista della riorganizzazione pratica sia da quello psicologico, ci siamo subito rimboccati le maniche per mettere in sicurezza il servizio e i nostri beneficiari, abbiamo cercato però di trovare un modo positivo, finanche giocoso, per riscrivere le regole del nostro vivere quotidiano

L'obiettivo che abbiamo sentito come prioritario è stato – ed è tuttora -quello di tenere lontano dalle nostre mura quella comprensibile preoccupazione che anche noi operatori continuiamo a fingere di non provare durante le ore lavorative e che aumenta non appena mettiamo i piedi fuori dalla comunità.

LA METAFORA DEL GIOCO: IL BAR CARRARIA

Per questo abbiamo scelto di vivere la metafora del gioco. Come in ogni gioco che si rispetti, ci sono tante regole da osservare: gli operatori, ad esempio, devono usare le mascherine e gli altri Dpi, e poi, regola fondamentale, dobbiamo tutti tenere un metro di distanza! Ci serve spazio, più spazio! Ecco, allora, che cominciamo a invadere il piano terra, il CSRE è momentaneamente chiuso e per necessità diventa subito la nostra grande e luminosa sala da pranzo.

Ma ci serve anche un bar, i nostri signori vogliono andare al bar, sono loro che ce lo chiedono. Del resto, l'uscita al bar è sempre stata per loro simbolo di normalità e quotidianità, nonché uno dei loro principali desideri ed aspettative significativamente impattanti sulla loro qualità di vita. Andare al bar è il momento del contatto con gli altri, ma anche il momento della scelta.

Allora che facciamo? Occupiamo un'altra stanza del Centro diurno e ci facciamo il nostro bar. Ebbene sì, da noi adesso c'è anche il Bar Carraria, con posti a sedere all'interno o nel parco esterno, di cui abbiamo la fortuna di poter godere quando il sole splende.

In questa nuova autogestione i nostri beneficiari possono godere autonomamente dei propri gettoni che, come valuta in corso, utilizzano - quando lo desiderano - per andare a prendersi un caffè. Al momento siamo ancora in una prima fase di costruzione, quindi non abbiamo ancora una vasta gamma di prodotti da poter offrire, ma sappiamo anche che la nostra “clientela” tende ad avere pochi ma ben chiari desideri.

#IORESTOACASA

Son passate già quattro settimane e, come accade spesso, noi operatori abbiamo molto da imparare. Abbiamo riscontrato nei nostri beneficiari una capacità di adattamento che ci sorprende continuamente. I loro sorrisi, il loro essere quasi imperturbabili, quando attorno tutto cambia ed è confuso. Che non va scambiato con un atteggiamento di indifferenza. Temiamo che siano i primi a soffrire i cambiamenti e ci riscopriamo, ogni volta, ad essere noi quelli più incapaci di adattarci alla mutevolezza degli eventi.

Il motto "io resto a casa" ci ricorda che per loro la casa è la Comunità e la Comunità è fatta anche da noi operatori. Siamo noi, tutti insieme, la loro casa!

Ogni giorno aggiungiamo spazi, attività nuove per chi vuole ballare, per chi desidera dipingere o per chi preferisce solo rilassarsi. Ci coccoliamo con torte o pizze, insomma, cerchiamo di non farci mancare nulla.

Stendiamo anche noi la nostra bandiera arcobaleno dai nostri balconi: "Andrà tutto bene", ne siamo certi. E presto potremo aprire le nostre porte e bere un buon caffè con chiunque voglia venirci a trovare.