Covid-19: quando la politica non ha coraggio di governare chiede aiuto alla matematica

Nessuno può negare che l'evento pandemia è arrivato almeno nel suo primo “giro” come un tsunami improvviso, anche se non del tutto imprevedibile, dato che l'allarme sulla possibilità che un virus letale prima o poi potesse piombare sulla testa dell'uomo sapiens era stato lanciato da più parti. Altro discorso è per la seconda ondata che più che prevedibile era certa, bastava guardare sfogliare le pagine dei libri di storia per scoprire che le pandemie non si esauriscono rapidamente. Quindi quanto sta avvenendo in questi giorni era una tragedia annunciata non una possibilità come si è voluto far credere e forse credere. Si è deciso di attendere nella speranza improbabile che la tempesta fosse passata e non si sono approntate con la dovuta determinazione quelle difese che sarebbero state necessarie il tutto con l'occhio pavido di chi teme di perdere consenso. Governare è difficile sempre, quando si è dinnanzi ad una pandemia è quasi una missione impossibile e farsi influenzare da sondaggi o dalla pressioni di un opposizione becera come quella presente in Italia che grida all'attentato alla libertà e aizza le piazze contro le giuste precauzioni da prendere, è stato ed è errore tragico. Certo per evitarlo occorreva coraggio da statisti e non da politici posapiano. Ed allora ecco arrivare alla matematica come soluzione automatica al coraggio di imporre le regole. Un meccanismo causa effetto automatico che certamente potrà essere alibi, ma che rischia di dilazionare nel tempo le scelte, come sta avvenendo oggi con la pantomima del lockdawn regionale. Ecco così che il nuovo Dpcm inventa i 21 criteri che fanno entrare o meno una regione nella zona rossa. La matematica e la sua figlia bastarda, la statistica, a capo dei processi di governo, un capolavoro tipico di chi vuol pararsi il culo dagli attacchi dei “governatori” più o meno fantoccio di regioni che stanno naufragando in massima parte nell'inefficienza peggiore di quella centralistica che volevano combattere. Perchè una cosa e la teoria di governo, un'altra cosa è praticare l'autonomia con serietà e contezza. Ma vediamo questa formula che regolerà la vita degli italiani e che probabilmente verrà presto superata dalla chiusura totale del Paese con un ritardo che rischia di costare moltissimo in vite umane. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, descrivendo i punti salienti del nuovo Dpcm ha aggiunto che, sostanzialmente, l’assegnazione della zona a una Regione dipende da 21 criteri. I più noti sono l’indice di contagio Rt e la capacità di accoglienza nei reparti negli ospedali, vediamoli uno per uno:

1. Numero di casi sintomatici;
2. Numero di casi ricoverati;
3. Numero di casi in terapia intensiva;
4. Numero di casi in isolamento domiciliare;
5. Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie;
6. Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata;
7. Percentuale di tamponi positivi;
8. Tempo tra data inizio sintomi e data diagnosi;
9. Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento;
10. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate al contact tracing;
11. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate al prelievo e al monitoraggio di contatti stretti e delle persone in isolamento;
12. Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata ima regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati;
13. Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni;
14. Rt;
15. Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella Covid-Net per settimana;
16. Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno;
17. Numero di focolai di trasmissione;
18. Numero di nuovi casi di infezione confermata, non associati a catene di trasmissioni note;
19. Numero di accessi al pronto soccorso con sintomi riconducibili al Covid;
20. Tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva per pazienti Covid;
21. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid.

E' facile prevedibile che anche se matematici verranno contestati almeno finchè non sarà chiaro che il virus ci sta travolgendo.

Di certo comunque l’emergenza coronavirus ha già scombussolato la vita di milioni di persone e molti dei piani politici e teorici che hanno contrassegnato il dibattito negli ultimi anni e non solo in Italia. Il virus letale è stato un elemento di rottura in quell’ordine del discorso dominante che fino a oggi è stato in grado di imporre la governance politica e finanziaria per il controllo e lo sfruttamento delle varie espressioni del lavoro e del sapere vivo contemporaneo. Il primato della finanza che un essere dalle dimensioni minuscole ha irreversibilmente minato.
Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno (si fa per dire) il Covid ha fatto riscoprire il valore del welfare, che oggi potrebbe mettere in campo la sua rivincita se le forze progressiste battessero un colpo. Oltre al tema salute che dovrà mandare alle ortiche le teorie di accentramento ospedaliero e le tesi di privatizzazione della sanità, il Covid riporta di attualità il tema della giustizia sociale, del lavoro e del reddito, seppur declinato in vari modi, più o meno temporanei (di emergenza, di quarantena), ha rotto la litania cara alla destra e alla Lega sul pericolo migranti (ora che il contagio ha viaggiato dal ricco Nord al povero Sud) e che gli italiani si sono accorti che non sono alcune migliaia di disperati che bussano alla porta ad essere il vero problema. Insomma, molti luoghi comuni del potere sembrano vacillare di fronte a questa emergenza sanitaria. Ma non siamo così ingenui da pensare che la struttura e le sue incrostazioni vengano messe in discussione in maniera definitiva, dipenderà molto dal futuro e dal fatto che il mondo progressista riesca a seppellire l'ascia di guerra che dilania da decenni la sinistra italiana per arrivare alla mediazione di un programma condiviso ed operativo, lasciandosi dietro le spalle la volontà di far passare il “compagno” che ha sbagliato sotto le forche caudine dell'ammissione pubblica degli errori, veri o presunti a seconda di chi li guarda. Da questo punto di vista purtroppo, temiamo, che neppure il Covid porterà buoni consigli.