Covid è allarme di Cgil, Cisl e Uil sul rischio contagi nelle fabbriche in FVG. Il mondo del lavoro si mobilita in maniera autarchica

Saltato il tracciamento sanitario sui luoghi di lavoro, tutto è lasciato all'iniziativa di aziende e dipendenti e in molti stanno organizzandosi ma è evidente che il servizio sanitario regionale a partire dai suoi vertici si dimostra incapace di affrontare la sfida della pandemia. Del resto i dati parlano chiaro e dall'ultimo bollettino diffuso  emerge un aumento di contagi e di conseguente pressione sugli ospedali in Friuli Venezia Giulia.  In questo quado è molto grave, dicono i sindacalisti che il sistema di tracciamento nei luoghi di lavoro sia  saltato. E' sempre più raro, scrive il segretario Pasquale Stasio, che ai lavoratori positivi - 60 nell'ultima settimana solo degli stabilimenti metalmeccanici della provincia di Udine - venga chiesto quale sia il proprio luogo di lavoro e che conseguentemente le aziende vengano contattate. La conseguenza, continua, è che la gestione del personale entrato in contatto stretto con il positivio venga lasciata in capo alle società, le quali decidono se lasciare a casa i dipendenti ed effettuare tamponi, oppure continuare a lavorare. Insomma: viene tutto lasciato al libero arbitrio e all'autogestione delle imprese. Cgil, Cisl e Uil udinesi stanno correndo ai ripari - aggiunge la coordinatrice provinciale Fim Cisl Renata Della Ricca con accordi con Confindustria per l'acquisto di tamponi rapidi. in questo quadro, Confindustria Udine ha annunciato l'acquisto di 18 mila test rapidi, da distribuire agli associati, mentre Confindustira Alto Adriatico - che riunisce Gorizia, Pordenone e Trieste aveva già firmato una convenzione per la loro fornitura a prezzo di costo. Analoghe iniziative per sopperire alle carenze del sistema sanitario regionale sarebbe allo studio di altre categorie.