Covid: situazione in Fvg più grave che nel resto del Paese. Incidenza nuovi casi per centomila abitanti più che doppia rispetto alla media nazionale

I dati giornalieri diffusi dalla regione sull'andamento dell'epidemia di Coronavirus in Fvg  registra 52 decessi e 829 nuovi casi a fronte di 10.551 tamponi, per un tasso di positività del 7,86 per cento. Dati impressionanti, quello dei morti in particolare è  il numero assoluto più alto dall'inizio della pandemia anche se comprende 26 decessi avvenuti nei giorni scorsi, e che solo oggi entrano nelle statistiche.  Ma i morti sono morti ed è la somma che fa il totale ed il totale in Fvg è davvero alto e non ci si può di certo appellare al fato, ma semmai ad un sistema sanitario che sta mostrando tutti i suoi limiti. Sarebbe però ingeneroso addossare tutte le responsabilità alla gestione dell'emergenza, anche se questa appare palesemente in affanno, ma al fatto che sono anni che il sistema regionale della salute è in crisi e non certo per motivi che vedono estranea la politica di oggi e di ieri. Ma ovviamente i due anni della gestione Riccardi/Fedriga hanno peggiorato la situazione rallentando l'iter della riforma "Seracchiani" che forse era inadeguata ma che doveva proseguire nella sua attuazione. Non si è fatto e non si sono attuate correzioni di sorta, semplicemente si fatta inceppare volutamente e in presenza del Covid questo ha provocato il disastro assoluto che abbiamo sotto gli occhi e le cui responsabilità ricadono sulla attuale gestione politica della regione. Il raffronto con i dati nazionali infatti dà l'idea di una situazione che, in Friuli Venezia Giulia, resta più grave che nel resto del Paese: l'incidenza di nuovi casi per centomila abitanti, nell'ultima settimana, è più che doppia rispetto alla media nazionale. E nello stesso periodo - sia pure con l'anomalia statistica della registrazione tardiva di alcune vittime - ci sono oltre 17 morti per centomila abitanti in Friuli Venezia Giulia, contro la media nazionale del 7,66 per cento. Per questo il bilancio dei decessi, pur nei limiti dell'analisi giornaliera,  sembra confermare e non dare appello dato fra l'altro che colpisce in modo quasi uniforme tutte le province, con 15 decessi a Trieste, 17 a Udine, 14 a Pordenone e 6 a Gorizia quasi a dimostrare che il sistema è strutturalmente in crisi. L'unico dato positivo è che continuano a svuotarsi lentamente le corsie degli ospedali: ci sono 56 persone in terapia intensiva, due in meno di ieri, e 654 negli altri reparti (sei in meno rispetto al bollettino di lunedì). Migliora anche  la situazione per quanto riguarda le persone in isolamento domiciliare, che sono in tutto 13.229, in calo di circa 14o unità. Le persone attualmente positive, secondo la regione, sono 14.524, 125 in meno. «Nel settore delle residenze per anziani - rileva ancora il bollettino regionale - sono stati rilevati 13 casi di positività tra le persone ospitate nelle strutture regionali, mentre gli operatori sanitari risultati contagiati all'interno delle stesse strutture sono in totale 21. Sul fronte del Sistema sanitario regionale da registrare nell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale le positività al Covid di dieci infermieri, tre medici e cinque Oss; nell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina di quattro infermieri e un Oss e un amministrativo; nell'Azienda sanitaria Friuli Occidentale di due infermieri e un Oss; al Cro di Aviano di un ausiliario, un amministrativo e due Oss.»

A commento dei dati c'è da registrare una dura presa di posizione del Partito Democratico: “I numeri dei contagi e purtroppo dei morti sono ancora impressionanti e richiedono scelte e azioni, non solo raccomandazioni. Speriamo anche finisca al più presto la drammatica e grottesca serie dei 'decessi pregressi' che punteggia i comunicati dell'assessore alla Sanità”. Così il membro della commissione Paritetica Stato-Regione Fvg e esponente PD  Salvatore Spitaleri.
Per Spitaleri “la responsabilità di una regione che vuole essere davvero autonoma, particolarmente in sanità, non rimanda ad altri scelte e percorsi a tutela della salute dei propri cittadini. Non si rimpallano decisioni al 'governo di Roma', come lo ha definito il sindaco Fontanini, né ci si gloria di posizioni in classifica, come ha fatto il sindaco Dipiazza, quando la propria città tocca il record di mortalità”.