Cramars, successo per il progetto EM2: al via la fase operativa

Esiste ancora, in Alto Friuli la voglia di stare assieme, di condividere momenti dentro la comunità per aiutare chi, all’interno di essa, vive un momento di disagio? C’è ancora una comunità viva disposta a mettersi in gioco in un eventuale progetto di futuro?
È ciò che Cramars, la cooperativa per la formazione professionale, lo sviluppo locale e l’innovazione sociale con sede a Tolmezzo, ha chiesto ai residenti, alle associazioni di volontariato e alle piccole imprese di una decina di località montane.
La risposta a queste domande è sì. Continua dunque il lavoro iniziato da EM2 – marginalità al quadrato - un progetto Erasmus+ finanziato dalla Comunità Europea in cui la cooperativa di Tolmezzo ha ruolo di capofila e collabora con la Confartigianato Imprese di Udine e altri sei partner provenienti da Italia, Lettonia, Slovenia e Ungheria.
Marginalità al quadrato è la doppia condizione di disagio in cui si trova chi è in difficoltà nella sfera lavorativa e, in più, vive in territori periferici, lontani da contesti dinamici, come le aree montane. Chi si trova ai margini dei margini.
Un obiettivo ambizioso e concreto, quello di Cramars: responsabilizzare e coinvolgere le comunità della montagna attivando associazioni, municipalità e aziende affinché contribuiscano a dare un orientamento professionale alle persone in difficoltà attraverso la partecipazione a gruppi di lavoro. Un obiettivo verso il quale diverse realtà hanno dato chiari segnali di apertura e che presto diventerà realtà.

Verranno presentati alle ore 20 di venerdì 31 gennaio nella sala consiliare del Comune di Resia i risultati delle indagini condotte negli ultimi mesi da Cramars nell’ambito del progetto EM2.

LA RISPOSTA DELLE PMI
Sono state intervistate 64 piccole e medie imprese del territorio che hanno evidenziato difficoltà legate ai settori economici in cui operano, ma anche alla scarsa reperibilità delle risorse umane. Per questo sono estremamente attratte dal progetto EM2 che desidera aiutare le persone in difficoltà, creando una fitta rete di comunità che cerca di auto rigenerarsi. In questo contesto gli aspetti legati alla formazione vengono evidenziati come necessità importante da utilizzare al meglio. A sorpresa, in tutte le zone intervistate emerge la necessità di collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti: imprese, enti pubblici, associazioni locali. Pur disilluse dal sistema politico in generale, ma ancora fortemente radicate nel territorio vedono nel progetto un'opportunità da cogliere per avere la possibilità di collaborare e redigere un piano di sviluppo locale efficace e concreto.

LA VOCE DELLE ASSOCIAZIONI
Sono state intervistate 58 associazioni di volontariato. In primis segnalano la difficoltà a reperire risorse pubbliche e, in alcuni casi, sottolineano problematiche legate alle attività svolte in quanto non sono in grado di impattare nei confronti delle giovani generazioni. La collaborazione tra i vari enti è consolidata, ma emergono incognite per il passaggio generazionale e diverse necessità formative. Quasi all’unisono le Associazioni di volontariato reclamano nei confronti dell’ente locale la necessità di un piano di sviluppo e sono altresì favorevoli a collaborare anche con sodalizi for profit.

È quindi dell'esito di queste consultazioni e della creazione di più Patti di Comunità che si parlerà a Resia il 31 gennaio. Un risultato atteso e possibile: la creazione di accordi territoriali tra enti pubblici, organizzazioni profit e non-profit e cittadini, costruiti attraverso l’analisi dei singoli contesti e delle relative criticità e potenzialità, formulati per avviare azioni congiunte volte a migliorare la qualità della vita e delle pratiche sociali di un territorio. Accordi formali che identificano l’impegno condiviso di enti pubblici, privati e della cittadinanza a lavorare sinergicamente per dare alle persone in difficoltà, innanzitutto, una spinta motivazionale. Si arriverà quindi alla realizzazione dei “patti di apprendimento”, percorsi personalizzati in ognuno dei Paesi coinvolti, del cui successo non può che essere responsabile l’intero tessuto sociale.

A CHI È RIVOLTO EM2
L'intervento di EM2 è rivolto ai NEET - in italiano né-né, ovvero i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro - così come agli adulti poco qualificati alla ricerca di occupazione.
Il progetto coinvolge, quindi, istituzioni locali, apparati pubblici, piccole e medie imprese, gruppi d’interesse, sindacati, centri per l’impiego, organizzazioni non governative, associazioni di volontariato e tutti gli enti locali che possono offrire un’opportunità a chi si trova in condizioni di emarginazione e che, di conseguenza, possono beneficiare degli effetti positivi che l’inserimento di nuova forza lavoro ha sullo sviluppo del territorio. Si interviene, perciò, per sviluppare la consapevolezza sociale dell’utilità della comunità nell’orientamento professionale.