Crollo viadotto a Genova, necessario il censimento delle infrastrutture italiane

«Come accaduto lo scorso anno a Como, Ancona e Palermo, anche il crollo del viadotto Morandi dell’autostrada A10, nel tratto che attraversa il torrente Polcevera a Genova, pone interrogativi stringenti sullo stato delle infrastrutture italiane. Ovviamente spetterà alla magistratura, con il supporto di esperti e tecnici, fare luce sulle cause che hanno portato al cedimento strutturale del ponte. Un fatto è certo: in questi casi risulterebbe preziosissima l'analisi ed il censimento delle infrastrutture, che come per un fascicolo di fabbricato, possa consentire di ricostruire la successione di tutti gli interventi, anche manutentivi, che sono stati realizzati sull’infrastruttura (ponte, viadotto, ecc) dalla sua costruzione ad oggi».   Lo dichiara l'ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l'università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Questo tipo di censimento – spiega Simoncini – si configura come una vera e propria carta d'identità approfondita di ogni infrastruttura, in cui compaiono le caratteristiche strutturali, manutentive e la proprietà dello stesso: un punto di riferimento fondamentale per quanti si trovano a intervenire su una determinata struttura. In Italia, purtroppo, si agisce quasi sempre sull'onda emotiva di una tragedia, per poi procedere a svilire i contenuti di un provvedimento deroga dopo deroga.
Trattiamo le nostre infrastrutture come trattiamo noi stessi, andiamo dal dentista quando il dente cariato si rompe invece di fare controlli programmati. Alla luce della complessiva fragilità delle infrastrutture italiane, molte obsolete e in pessimo stato manutentivo, non c'è dubbio che un intervento legislativo a livello nazionale dovrebbe obbligare tutti gli enti proprietari a dotarsi di quanti più strumenti possibili per una conoscenza approfondita di come e quando si è intervenuto su ogni infrastruttura. Il tutto, ovviamente, unito all’auspicio che tecnici e professionisti si muovano sempre nel solco del rispetto delle leggi e dei codici deontologici, senza avere il profitto come unico punto di riferimento». 

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