Cronache dalla Siria: Il ritorno alla “normalità”

Si tratta ora di stabilire quale sia la normalità e a quale periodo precedente ci si riferisca. Si’ perche’ qui le cose cambiano come il tempo una volta in Marzo; si sa che ora non ci sono piu’ le mezze stagioni e dunque anche il riferimento a quel mese diviene improbabile.
Prendiamo comunque alcuni punti di riferimento.
Il primo, “la sacca di Idlib”, punto nevralgico sia dal punto di vista strategico/economico, che da quello dell’evoluzione dei rapporti militari sul campo che riflettono poi quelli politici tra vari contendenti. Ci eravamo lasciati qualche tempo fa con una situazione di discrete stallo, anche se le scaramucce non sono mai di fatto smesse, e di una ripresa della collaborazione tra russi e turchi che portava ad una certa stabilizzazione della zona, ma che lasciava aperti ancora problemi di non facile soluzione. Primo tra tutti l’improbabile integrazione di HTS (sempre per capirci Al Qaeda in Siria) all’interno delle truppe di “ribelli” sempre di matrice salafita, ma maggiormente (anche questo tutto da vedere) controllabili da Ankara e che gestiscono la parte nord della Siria occupata dai turchi.
Sulla natura di questi ultimi soggetti, le informazioni che arrivano da Afrin, Jarabulus e dall’area che va da Tel Abyat a Ras el Ayn non sono certamente confortanti. Matrimoni forzati tra soldati di quell’esercito e ragazze locali, spesso minori, rapimenti e violenze gratuite, estorsioni nei confronti dei locali sono all’ordine del giorno e fanno capire come il termine moderati sia in effetti un eufemismo.
A parte queste annotazioni di cronaca, da qualche giorno sono ripresi i bombardamenti aerei principalmente effettuati dall’aviazione militare russa, ma anche da quella di Damasco che fanno capire come ci sai qualcosa nei rapporti russo/turchi che non funziona e che ci siano evidenti dissapori. E’ possibile che la politica in Siria dei due stati (Russia e Turchia appunto) sia decisamente influenzata da quella applicata, e dal punto di vista economico/militare molto piu’ appetibile, in Libia. Dove solo qualche settimana fa pareva che una svolta da parte dei russi potesse essere imminente e che l’appoggio sempre concesso ad Haftar e contro Serraj dovesse essere messo in discussione.
Invece anche li e di fronte ad interessi divergenti…tutto pare tornare alla normalita’. Appunto.
Veniamo allora a cercare di capire cosa stia succedendo nel nord est della Siria, il cosiddetto NES, soprattutto nella parte meridionale della regione sotto il teorico controllo della Self Administration e delle truppe della coalizione, l’SDF .
Partiamo con il ricordare che anche se generalmente il NES viene improriamente definito Rojava, cioe’ Kurdistan Occidentale, e’ prevalentemente abitato da non kurdi. Principalmente arabi,ma anche da yazidi, siraichi, turcomanni e altri gruppi minori. Al di la’ di questa precisazione se ci si sposta dal nord al sud della regione, anche prima della guerra le province di Raqqa e di Deir ez Zor soprattutto, erano governate si’ formalmente da Damasco, ma in pratica dai vari gruppi di potere locale che era rappresentato dai numerosi clan o famiglie che poi magari si consorziavano per garantirsi reciproca protezione soprattutto nei confronti di altri clan o famiglie o consorzi con i quali dovevano spartirsi controllo e risorse del territorio.
Da qualche tempo, anche se i primi segnali gia’ si manifestavano almeno un annetto fa (ma allora tutto era comunque attribuito alle “cellule dormienti” dell’ISIS), questi gruppi si rifanno vivi ed attivi e le loro faide prendono corpo sempre piu’ spesso e con maggiore evidenza. Diciamo con maggiore evidenza per il motivo per cui spesso queste lotte “interne” non raggiungono l’onore delle cronache, ma rimangono per lo piu’ ignorate. Da un po’ le cose invece stanno cambiando, un po’ per l’assenza totale di quello che in precedenza aveva almeno la parvenza d governo centrale, che nonostante gli sforzi e’ sempre rimasto estraneo rispetto alle dinamiche locali, un po’ perche’ a causa della crisi strutturale dello stato alcune risporse sono venute a mancare con il valore di acquisto ridotto all’estremo (la lira siriana solo un anno fa valeva circa un quarto rispetto ad oggi 1 usd = 550 SYP all’epoca e 1 usd = 2100 SYP oggi), un po’ perche’ con il passaggio dall’emergenza al post emergenza, alcuni fondi cominciano ad arrivare anche in queste zone.
Le ONG internazionali attraverso i loro progetti portano soldi, business, posti di lavoro… A poco valgono i loro sforzi di mantenere la neutralita’ e il distacco necessario per selezionare i candidati a coprire le posizioni di lavoro richieste e l’assegnazione degli appalti alle ditte che devono realizzare i lavori o procurare i materiali necessari per mandare avanti le loro attivita’ e i loro progetti. Si tratta spesso anche di cifre di una certa importanza e che soprattutto in un contesto come quello descritto suscitano gli appetiti dei vari capiclan che dunque da una parte si scontrano tra di loro al fine di trarre il maggiore vantaggio, dall’altra minacciano direttamente o indirettamente le ONG per dirigere assunzioni e appalti e distribuzioni nei quartieri sotto il loro controllo.
Negli ultimi tempi sono aumentati drasticamente atti ostili e minacce diretti nei confronti delle organizzazioni internazionali che operano nella zona, la cui sicurezza viene messa serimamente a rischio. Chi si oppone a questi “suggerimenti” si espone non poco, e se fino ad oggi ci si e’ limitati allle minacce, il prossimo passo potrebbe essere piu’ diretto ed “incisivo”. In questa situazione due sono le scelte possibili; ci si adegua, oppure si molla tutto e ce se ne va. Naturalmente in entrambi i casi gli sconfitti sono sia le ONG che i beneficiari che da loro si aspettano un minimo di supporto. Questi metodi a noi italiani ricordano qualcosa se non vado errato.
Dunque anche da queste parti, piano piano si torna alle dinamiche che anche prima della guerra erano considerate normali. Non e’ esattamente la normalita’ che uno si aspetterebbe, non rappresenta i sogni di chi e’ passato attraverso (a volte anche con una certa condivisione di mezzi e vedute) il periodo nero dell’amministrazione del califfato e si sarebbe aspettato un’evoluzione delle cose diversa; che ne so, con almeno il sapore di una democrazia che qui ha un senso davvero molto diverso da quanto noi occidentali ci immaginiamo e ci ostiniamo a voler imporre.
Ma tant’e’. Il gattopardismo non e’ solo il concetto che ha ispirato e guidato le trame del capolavoro di Tomasi di Lampedusa, ma un fenomeno ahime’ molto piu’ globalizzato.

Docbrino