Dalla giunta regionale Fvg un New Deal ridicolo!

La Giunta regionale ha presentato in pompa magna, nei giorni scorsi, quello che ha chiamato il “New Deal” del FVG: 350 milioni di euro, in tre anni, per diverse opere pubbliche tra cui alcune nelle città regionali.
Se - al di là dei reali contenuti - i titoli fossero sufficienti per definire dimensioni e qualità degli interventi, quello chiamato dalla giunta regionale “New Deal “ sarebbe un piano meraviglioso.
Va bene investire, in opere pubbliche, 350 milioni - che sono in realtà poco più di 115 milioni all’anno - ma si sappia che stiamo parlando di una spesa pari circa al 2% del bilancio regionale, quantità che, come sa ogni “buon padre di famiglia”, è meno di quanto annualmente si destina per la manutenzione ordinaria della propria abitazione. E fin troppo “spesa ordinaria”! Dov’è, quindi il New Deal?
Dopo gli effetti, sul FVG, della crisi economica decennale, uno studio della Università di Udine del 2018 (quindi pre Covid ) aveva stimato in un investimento pari a 1,5 md all’anno, per 5 anni, la quota per un mini New Deal di rilancio dell’economia regionale.
Al netto degli effetti della pandemia, era quindi necessario prevedere uno stanziamento pubblico di almeno 500 milioni all’anno, per 5 anni (per arrivare ad un totale di 7,5 md, in cinque anni, aggiungendo le risorse private attivate da un moltiplicatore medio pari a 3), per ottenere una dotazione sufficiente all’altezza di un mini piano straordinario. Ovvero quasi 7 volte più di quanto è stato previsto oggi. Allora si sarebbe potuto parlare di New Deal regionale!
Prendiamo atto che i 120 milioni non hanno nulla di straordinario (anche perché buona parte di quei progetti sono opere utili ma non muoveranno un euro di investimento privato), anzi sono un perfetto esempio di come si continui a distribuire risorse senza un progetto strategico e secondo il vecchio metodo usato prima di ogni campagna elettorale.
Forse non si sono accorti, in Regione, che la pandemia richiederà, ancor più di prima, la capacità di prendere decisioni strategiche coraggiose sul futuro di questa regione. 120 milioni all’anno vanno bene per cominciare ma serviranno a ben poco se non inseriti in un “piano strategico di ricostruzione socio-economica”, attualmente inesistente.
Altrimenti la preoccupazione, conseguente allo stanziamento dei 120 milioni di oggi, diventa: cosa accadrà quando arriveranno i soldi del “Recovery plan”? Verrà adottato lo stesso metodo di distribuzione “casuale” o, peggio, si delegherà al centralismo statale ogni decisione?
Comitato per la terza ricostruzione

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