Dall’Ateneo udinese soffia la libertà

Il robot Doro consegna al rettore il suo discorso

Il robot Doro consegna al rettore il suo discorso

Inaugurato oggi il 39° Anno Accademico dell'Università friulana. Ottimismo dalle parole del rettore De Toni.

Al 31 ottobre 2016, all'Università di Udine risultano immatricolati 4.267 nuovi studenti (+ 4,84% rispetto all’anno precedente). Complessivamente oggi la comunità universitaria dell’ateneo friulano è formata da 17.298 persone: 15.381 studenti, 648 docenti e ricercatori, 524 tecnici e amministrativi, 32 collaboratori ed esperti linguistici, 234 dottorandi di ricerca, 353 specializzandi, 126 assegnisti di ricerca. Sono queste le cifre emerse oggi nell'ambito dell'inaugurazione del 39° anno accademico. Numeri forniti durante un esaustivo intervento del rettore Alberto Felice De Toni.
«L’offerta didattica - ha poi illustrato e ricordato il rettore - è costituita da 36 corsi di laurea triennali, 32 magistrali, 4 a ciclo unico, 15 dottorati di ricerca, 15 master universitari, 31 scuole di specializzazione, 1 scuola superiore. L’ateneo è presente anche a Pordenone, Gorizia e Gemona. Partecipa Friuli Innovazione per il trasferimento dell’innovazione tecnologica e Friuli Formazione, per l’alta formazione. Possiede un’Azienda Agraria avanzata e promuove la casa editrice universitaria Forum. L’Università concorre insieme alla Regione alla gestione dell’azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia, struttura regionale di rilievo nazionale e di alta specializzazione in cui lavorano circa 3.800 persone».
Insomma un bilancio senz'altro positivo quello presentato questa mattina che non manca, per il futuro, di un preciso piano strategico.
21-pubblico«Il piano strategico di ateneo e i piani strategici di dipartimento redatti l’anno scorso - ha spiegato al proposito De Toni - hanno conosciuto la prima fase di realizzazione grazie allo stanziamento triennale di oltre 13 milioni di euro per investimenti in infrastrutture e a sostegno delle attività di ricerca e di didattica. Queste risorse sono il frutto dei primi tre anni del mio mandato caratterizzato da una attenta gestione finanziaria che ci ha consentito di generare nuove risorse, tutte reinvestite nelle nostre attività istituzionali, per migliorarne ulteriormente la qualità e il grado di efficienza, puntando sulla sinergia tra azioni dei dipartimenti e dell’ateneo. Nella didattica sono stati realizzati investimenti nelle attività formative laboratoriali, introducendo tecniche di insegnamento innovative, nelle infrastrutture tecnologiche di e-learnig, nelle attività di orientamento e tutorato per prevenire la dispersione, nei progetti di mobilità internazionale, nella promozione di master e corsi di alta formazione, negli interventi ad hoc di didattica, tra i quali lo sviluppo delle competenze trasversali (soft skills). Sul versante della ricerca, investimenti sono stati destinati a laboratori e attrezzature e a progetti di ricerca che verranno proposti dai dipartimenti e che verranno valutati da referee esterni, con criteri trasparenti e selettivi e con meccanismi di monitoraggio in itinere e di valutazione ex post. Gli investimenti sono stati inoltre destinati ad azioni di Ateneo che valorizzeranno ulteriormente l’interazione con il sistema produttivo del nostro territorio, in particolare con la creazione di uno “sportello impresa” quale punto di accesso privilegiato delle aziende alle iniziative dell’Ateneo per il sistema economico». Il rettore ha poi spiegato come, nel quadro del piano strategico, è proseguita la riorganizzazione dipartimentale e dal prossimo 1 gennaio 2017 verrà avviato un dipartimento unico di area medica. «Con questa attivazione - ha spiegato De Toni - si conclude il processo di riorganizzazione dei dipartimenti che dai 14 iniziali del 2013 sono diventati 8 e precisamente nelle macroaree di: agraria, economia, giurisprudenza, ingegneria e architettura, lingue, lettere, medicina e scienze. Le macro aree sono le stesse delle 8 facoltà storiche dell’ateneo; i dipartimenti, però, a differenza delle vecchie facoltà, comprendono tre classi di attività: ricerca, didattica e trasferimento. In questo modo i nuovi dipartimenti sono diventati unità capaci assumere una soggettività reale nell’individuare gli sviluppi delle proprie aree di competenza e di assumere una centralità nella vita dell’università, diventandone i fattori cardine».
Insomma, stando ai vertici dell'Università, il traguardo appena raggiunto di dipartimenti ben focalizzati e di dimensioni significative, ci consegna un ateneo robusto capace di affrontare l’immanente appuntamento con le nuove politiche di premialità universitaria previste dalla finanziaria per il 2017. Il nuovo premiale vede anche i dipartimenti e non piùsolo gli atenei a concorrere sul piano nazionale per acquisire nuove risorse basate sul merito dei risultati della ricerca, così come valutati dall’Anvur. Una politica, questa, sollecitata dalla Crui e volta a rendere possibile una ricerca di alto cabotaggio anche in sedi diverse da quelle più grandi e blasonate, finora favorite dalle politiche di premialità. «Il tutto - ha proseguito il rettore - è finalizzato a mantenere le 62 università pubbliche come un sistema reale, dove sia possibile essere una università di qualità sia al centro sia in periferia. Il premiale dipartimentale, diversamente da quello di ateneo, consentirà di fuoriuscire dal modello di research & teaching university verso cui il tradizionale sistema premiale d’ateneo ci stava inesorabilmente portando e aprirà una sana competizione sul piano nazionale tra dipartimenti di aree omogenee. Guardando più in avanti nel tempo (a 10 o a 20 anni), il premiale dipartimentale favorirà la presa di consapevolezza che dentro ogni ateneo si eccelle nella ricerca in alcune aree e non in tutte. La polarizzazione indotta nei prossimi anni da questa azione sarà la base di partenza su cui far decollare, dal basso, delle strategie di complementarietà territoriale ben ponderate da ogni ateneo. E’ l’unico modo per garantire al Paese la presenza di università di qualità in tutto il territorio, - ha concluso De Toni - in una prospettiva di sostenibilità finanziaria di lungo periodo».
E in futuro? L’università ce la farà?
«Io sono convinto di sì. - De Toni ha chiuso il suo intervento con deciso entusiasmo - Scrive il poeta francese Paul Eluard: “Esiste un altro mondo, è in questo”. Credo che il nostro dovere sia quello di rinvenire gli altri mondi e le infinite possibilità che tuttavia sono presenti nella realtà che ci circonda e, in definitiva, in tutte le persone e in ciascuno di noi. Nella metamorfosi di Ovidio la grammatica del divenire si esplica con forme che mutano essendo immerse in un campo di tensioni, le quali distruggono continuamente l’equilibrio e innescano sempre nuove dinamiche anche imprevedibili. Vi è sempre una soluzione: una nuova forma più appropriata che emerge intorno a elementi che persistono nella transizione e che operano come elementi attrattori e ordinatori. Le misteriose forze in azione fanno percepire l’eco indistinto di futuri possibili. In questa prospettiva anche l’università è una meta forma che deve saper evolvere nell’eterno mutamento sempre insicuro, incerto, ambiguo. Ma che porta con sé anche il soffio della libertà, la possibilità di sperimentare di creare e la consapevolezza di esserci».

.