Decreti “sicurezza” ancora in vigore, la pacchia propagandistica per Salvini & c…. continua

Per sintetizzare potremmo dire che il piano di Matteo Salvini con i suoi decreti "sicurezza" era semplice e chiaro, la logica era lampante "prima li affamiamo e li buttiamo per strada.... Poi facciamo campagna elettorale permanente sul fatto che le strade sono invase da affamati e disperati". Un giochetto che è riuscito premiando elettoralmente la Lega  e che oggi con il fallimento complessivo di quelle norme, certificato dalla realtà,  non si capisce cosa si stia aspettando ad abrogarle o quantomeno modificarle pesantemente. In primis per ripristinare lo stato di diritto e poi per far finire la pacchia propagandistica per Salvini & c. Purtroppo ad oggi l'immobilismo sui decreti "sicurezza" è una delle criticità del governo “giallo rosso” dato che non è chiaro solo a chi non vuol vedere che i decreti  impropriamente chiamati “sicurezza”,  di sicurezza non ne hanno generato... anzi. E' evidente che le difficoltà del governo M5s, Pd, Italia Viva e Leu nel modificare quelle norme nascono dal fatto che i pentastellati, la linea anti-immigrati di Salvini, l'avevano avvallata acriticamente e che oggi non hanno l'onesta intellettuale di ammettere l'errore nonostante questo gli sia costato parecchio in termini di consenso. Forse un aiuto potrebbe arrivargli dai dati reali provocati da quei decreti. In questi giorni infatti la sezione italiana di Amnesty International ha stilato un primo bilancio sugli effetti dei decreti salviniani con i quali nel 2018 il governo Conte, Salvini e Di Maio ha cercato facile popolarità parlando al ventre molle del paese e demolendo il sistema dell’accoglienza e della protezione umanitaria dei migranti con risultati disastrosi. Il rapporto presentato da Amnesty parla infatti delle decine di migliaia di persone improvvisamente private di quello status legale che in passato consentiva loro l’accesso ai servizi sanitari, sociali e abitativi. Come è noto i richiedenti asilo hanno perso il diritto di iscriversi all’anagrafe. Hanno dunque ingrossato le fila degli invisibili, facile preda di sfruttatori, trafficanti, caporali e mafiosi. Sono donne, bambini e uomini che spesso scappano da guerre, terrorismo, persecuzioni, disastri ambientali e violenze. Il rapporto di Amnesty racconta molte di queste storie, con nomi e cognomi. Il risultato è con le nuove norme sono stati tagliati del 40% i contributi per la cosiddetta accoglienza diffusa, cioè l’ospitalità in singoli appartamenti o piccole comunità. 21 euro e 35 centesimi al giorno a persona è la somma che deve bastare per affitto, luce, gas, acqua, colazione, pranzo, cena, servizi di pulizia, beni di prima necessità, assistenza sanitaria. Nessuna spesa è invece più prevista per l’assistenza psicologica e l’insegnamento della lingua italiana. Sopravvivono solo i grandi centri di accoglienza, quelli con centinaia di ospiti, dove sono possibili economie di scala ma quelli dove è anche più difficile la gestione quasi si fosse voluto acuire contraddizioni per creare incidenti.
Inoltre a nessuno si chiede più di impegnare i migranti in attività di lavoro volontario o nella formazione professionale. Per non parlare del fatto che le prefetture che si erano date da fare sono state sconfessate dal Viminale.
Insomma anche oggi che il governo Salvini, Conte Di Maio è stato archiviato nel delirio di onnipotenza del leader leghista e che siamo entrati nel 2020, per colpa dei decreti “sicurezza” in Italia ci sono circa 80 mila irregolari in più. Stranieri in condizione di irregolarità, fragilità, emarginazione. Inespellibili di fatto, per mancanza di fondi sufficienti e soprattutto per l'assenza di accordi coi paesi di origine. Anche non volendo considerare questi ostacoli, per "rimandarli a casa loro" sarebbero necessari fra gli 80 e i 90 anni. Insomma spiega Amnesty i risultati dei cosiddetti Decreti sicurezza, voluti dall'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini e convertiti in legge la 113/2018 dalla maggioranza gialloverde che sosteneva il governo Conte uno sono più che fallimentari se non per il fatto che e continuano ad alimentare sentimenti di odio ed una narrazione utile a taluna propaganda. Questo è il dato più eclatante che emerge dalla ricerca “I sommersi dell'accoglienza”, sottotitolata «Conseguenze del decreto legge 113/2018 sul sistema di accoglienza italiano», che Amnesty International Italia ha elaborato nei mesi scorsi e presentato a Roma. «Servono radicali modifiche ai decreti sicurezza - è la richiesta di Amnesty - se non l'abrogazione». «Entro il 2020 il numero di migranti irregolari presenti in Italia potrebbe superare quota 670mila. Un numero più che doppio - si legge nella ricerca - rispetto ad appena cinque anni fa, quando i migranti irregolari stimati erano meno di 300mila». I Decreti sicurezza hanno prodotto tagli tra il 25% e il 39% dei fondi destinati ai bandi per i Centri di accoglienza straordinaria, riduzione delle ore e del personale tra il 30% e il 70%, (niente più psicologi, meno assistenti sociali e mediatori culturali). E poi la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, il divieto di accesso al sistema Sprar ai richiedenti protezione internazionale. Una drastica riorganizzazione del sistema d'accoglienza, voluto - nelle intenzioni dichiarate - a aumentare la sicurezza. Il risultato reale invece è un pericoloso processo di "infragilimento" - così lo definiscono i ricercatori di Amnesty - dei richiedenti asilo e rifugiati, con un aumento notevole del numero degli irregolari, invisibili e senza diritti, spinti inevitabilmente nei circuiti del lavoro nero, dello sfruttamento schiavile, della prostituzione, della manovalanza criminale.

La ricerca è stata condotta con un'analisi la normativa in materia introdotta dal governo Conte 1, i capitolati d'appalto, le inchieste giudiziarie recenti sullo sfruttamento lavorativo, più 25 interviste a beneficiari di protezione. «I decreti sicurezza hanno peggiorato il sistema di accoglienza in Italia - afferma la ricerca - e stanno generando ghettizzazione e povertà, sia economica sia sociale. Una situazione da non sottovalutare perché sta provocando l’aumento di vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali, come dimostrano i processi aperti». Oggi infatti, sostiene l'organizzazione per i diritti umani, «chi chiede asilo e i beneficiari, esclusi dal sistema di accoglienza, sono esposti a emarginazione sociale con un alto rischio di finire nelle maglie della criminalità. Le nuove misure che escludono i richiedenti asilo dal sistema dell’accoglienza e l’abolizione della protezione umanitaria, oltre a complicare i processi di inclusione, privano molte persone di uno status legale favorendo di fatto la creazione di un contesto in cui diminuiscono le tutele e aumenta il rischio di marginalità sociale ed economica». «Gli effetti del Decreto legislativo 113/2018 - spiega il sociologo Marco Omizzolo presentando lo studio - si sono diffusi su ambiti diversi dell’accoglienza e dunque sulla vita complessiva dei migranti in Italia e in particolare dei richiedenti asilo portando a una progressiva marginalizzazione e precarizzazione del loro quotidiano nel paese». Si tratta in sostanza di «un preoccupante processo di sterilizzazione del diritto di asilo operato per via governativa, nemmeno parlamentare».