Democrazia: valori in crisi e armi che sparano a salve

Il piano di autotutela delle democrazie contro il populismo è fallito. In tutto il Pianeta. Per difendere i vecchi valori (solidarietà e ponti tra i popoli anziché muri) hanno usato armi che però sparano a salve. In un mondo che si ribella al vecchio andazzo della politica non c’è argine al voto di protesta.
Dovunque si vota più con la pancia che sui programmi e quindi si spara su tutto ciò che ‘puzza’ di apparato. L’hanno dimostrato anche le elezioni per il 45° Presidente americano che per l’ennesima volta hanno smentito i sondaggisti yankees, troppo legati ai ‘media’ asserviti al potere.
Il voto Usa ha depresso tutte le Borse del Pianeta, con l’eccezione di quella di Mosca (non è un caso, data l’amicizia tra il tycoon e Putin) ed è stato accolto con entusiasmo dalla francese Marine Le Pen in vista delle imminenti elezioni transalpine, dal leghista Matteo Salvini, dall’anti-Ue inglese Nigel Farage e dal Premier ungherese dei muri, Viktor Orbàn. Altro che solidarietà per rafforzare i ponti tra i diversi popoli, barriere ci sono e altre ne sorgeranno.
Nell’America sala da ballo del mondo, nel buio della notte di questi tempi, purtroppo si balla proprio così. E sulla pista del valzer è sceso un Paese diviso, uno chiuso e deluso, l’altro combattivo, ma alla difficile rincorsa di un sogno nel quale anche troppi bianchi non credono più. Non se ne sono accorti (o non l’hanno voluto fare) soltanto i sondaggisti e ciò rischia di ripetersi anche nelle numerose tornate elettorali che l’anno prossimo attendono l’Europa (Francia, Germania, Austria, Olanda e Italia),
Fu lo stesso, da noi, nel 1994 quando entrò nell’agòne politico un industriale miliardario come Belusconi: lui come Trump, anche lui ignaro di politica, ma con l’aggiunta di avere in mano una squadra come il Milan che vinceva tutto e dovunque.
Rendiamoci comunque conto che l’esito del voto yankee non cancella un’esigenza, subito sottolineata da Renzi: se è vero che noi abbiamo bisogno dell’America, è vero anche il contrario, che noi dobbiamo stare al fianco di Washington. Lo sottolinearono George Dabliù Bush accogliendo Berlusconi e anche Obama, di recente, ricevendo con tutti gli onori Matteo Renzi.
Un’ultima notazione sul voto Usa. Se Barack, Presidente gentiluomo, ha visto franareil tradizionale terreno democratico perdendo Stati industriali che cercavano un veicolo per le proprie frustrazioni, Trump ha incendiato le incertezze americane spaccando in due il Paese come mai era accaduto. Ha ignorato la demografia puntando sull’antipatia verso l’apparato. E per questo ha vinto.
AUGUSTO DELL’ANGELO
Augusto.dell@alice.it

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