Digital made in Friuli, dal T9 al traduttore

Nel 2009 divenne un caso nazionale, additato nella lista degli sprechi legati ai fondi per le lingue minoritarie, oggi c’è il rischio di fare replay. Infatti e molto forte il dubbio che il programma di traduzione in friulano per i dipendenti pubblici voluto dalla Regione Fvg, faccia la fine del T9 per scrivere sms in friulano, voluto nel 2009 dalla Provincia di Udine e che generò appunto una polemica nazionale sugli sprechi, dato che come prevedibile, l’applicativo restò utile solo a chi lo aveva generato intascandosi 35mila euro. Un errore certo in buona fede quello dell’amministrazione provinciale, ma oggi ritentare la strada linguistica digitale anche alla luce di quell’esperienza, non è certo una bella idea. A farlo non è più il centrodestra, ma la giunta di centrosinistra Serracchiani, per opera in particolare, pare, degli assessori regionali Paolo Panontin (Autonomie locali) e Gianni Torrenti (Cultura). Arriva infatti “Jude” termine che viene dal verbo friulano judâ (aiutare), si sono affrettati a dire dalla Regione per evitare fraintendimenti, un programma di traduzione friulana per dipendenti pubblici. A rilanciare la notizia oggi è stato il portale Udintoday.Ma in realtà il software di traduzione friulana per i dipendenti della Regione e degli Enti locali, era già stato annunciato nel novembre scorso. A spiegare l’iniziativa, che evidentemente piace tanto alla giunta da spingerla mediaticamente più volte, era stato il presidente dell’Insiel S.p.A. Simone Puksic assieme al presidente dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (ARLeF) Lorenzo Fabbro alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Cristiano Shaurli. Già a novembre si era detto che il programma informatico era finanziato dalla Regione e realizzato tecnicamente grazie a Insiel che aveva acquistato, per 12 mesi, il programma di traduzione automatica Jude3 prodotto dalla Società cooperativa Serling. “La scelta che abbiamo condiviso assieme all’assessore regionale alle Autonomie locali Paolo Panontin a cui va il ringraziamento per tutto il percorso che ha portato oggi a questo risultato, diceva a Novembre Shaurli, è quella di fornire i nostri Enti locali di un servizio di traduzione per il friulano”, aggiungendo che “la Regione, attraverso la direzione centrale Autonomie locali, ha creduto in questo progetto nella convinzione che la specificità e le peculiarità linguistiche del Fvg debbano rientrare nella normalità e nella quotidianità”. Oggi a intestarsi la doppia paternità, sarebbero anche Paolo Panontin (Autonomie locali) e Gianni Torrenti, anche loro parlano di un’importante operazione di politica linguistica che ha messo a disposizione di tutti gli amministratori e i dipendenti della Regione e degli Enti locali del Fvg un “ampio ventaglio di strumenti informatici per l’utilizzo operativo della lingua friulana e la traduzione, semplice e simultanea, dall’italiano al friulano”. L’iniziativa, che però ci appare difficile da inserire in quelle per la tutela della lingua, di cui il friulano avrebbe davvero bisogno, intenderebbe facilitare l’uso del friulano anche in ambito amministrativo, favorendo “un ‘normale’ ambiente plurilingue in ambito lavorativo e pubblico”. Il servizio, annunciato a novembre, pare sia stato attivato solo ora con una comunicazione inviata a tutti gli uffici. Migliaia di impiegati pubblici che lavorano per Regione, Comuni e Aziende per i Servizi Sanitari, Ospedali, Enti regionali, Enti locali hanno ricevuto la circolare spedita a quanti possono avere contatti con il pubblico. Ma in realtà è poco plausibile che il software, anche se evoluto, possa davvero essere utile nella comunicazione con la gente. Perchè sarebbe come pretendere di comunicare o tradurre atti e documenti ufficiali usando il traduttore (gratuito) di Google. Certo può essere una utile traccia se non si capisce un testo in uzbeko o cinese, ma usarlo per fare una traduzione di un atto o magari di una prescrizione medica dall’italiano ad altra lingua, sarebbe una follia non esente da rischi. Comunque l’iniziativa, finanziata appunto dall’Assessorato alle Autonomie locali e resa possibile tecnicamente da Insiel, che cerca sempre nuovi terreni da seminare per giustificare la propria esistenza, parte adesso e vedremo se finirà nell’oblio come il T9. Fra l’altro non resta molto per sperimentarlo, se il programma è stato acquistato nel novembre scorso e per soli 12 mesi, saranno solo 8 quelli di utilizzo. Forse prima di agire sarebbe stato meglio chiedere ai diretti interessati, gli impiegati che dovrebbero utilizzarlo, se tale strumento potrà essere davvero utile per il loro lavoro. Quelli che abbiamo interpellato ci hanno detto che di ben altre risorse avrebbero bisogno. C’è poi un aspetto che non è ancora stato chiarito, quanto costa l’operazione, non solo qual’è il costo del software, ma quanto lavoro ci sarà per Insiel per gestire il sistema. Una domanda che ci prefiggiamo di fare al più presto a chi di dovere e che dovrebbero fare anche quanti, a suo tempo, tuonarono contro il T9 targato Pietro Fontanini, perchè gli sprechi non possono essere tali a seconda di chi li propone, o lo sono o non lo sono.

Fabio Folisi

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