Domani il “Totò Day”: il Friuli saluta il suo campione

Le sue pennellate di magia hanno dipinto quadri indimenticabili. Lampi di classe e giocate ai limiti dell’impossibile che hanno acceso la luce anche nelle giornate d’inverno più fredde e plumbee. E, soprattutto, i gol. Tanti gol. Domani sera, 15 maggio, lo stadio Friuli saluterà uno dei più straordinari campioni ammirati a queste latitudini: Totò Di Natale è pronto a disputare la sua ultima partita con la maglia dell’Udinese, per lui una seconda pelle, un tratto importante non soltanto della sua carriera, ma di un percorso di vita.

Per qualcuno, la disputa è se sia stato più grande lui o Zico. Certo, quando il Galinho arrivò a Udine nel giugno 1983, fu un colpo sensazionale, come se oggi Messi accettasse il trasferimento in Friuli. Ma il fuoriclasse brasiliano, pur incantando, ha regalato scampoli di meraviglia soltanto per due campionati, con 39 partite e 22 reti, la maggior parte delle quali nel primo torneo. Totò, invece, è arrivato nel 2004 ed è stato il valore aggiunto bianconero per 12 anni, dando un contributo decisivo ai successi del club friulano. C’è la sua firma, indelebile, nella splendida cavalcata culminata con il terzo posto finale nella stagione 2011/12, quella dei preliminari di Champions e del sogno, svanito, di superare la corazzata Arsenal. Ci sono le sue giocate e le sue reti nell’anno del quarto posto 2010/11 e della quinta posizione agguantata due stagioni dopo, sempre con Francesco Guidolin in panchina, un maestro del calcio al quale è stato unito da amore e qualche screzio. E, soprattutto, il nome di capitan Di Natale è scolpito a caratteri cubitali su due troni della classifica capocannonieri: nel 2009/10 ha messo in fondo al sacco avversario qualcosa come 29 palloni, bissando il successo nel campionato successivo con altri 28 centri.

Fare una cernita delle sue perle in zona gol è davvero difficile. Arduo scegliere la giocata più spettacolare, quella che ha fatto stropicciare gli occhi ai tifosi, quasi increduli di fronte a simili ‘miracoli’ che uscivano dai piedi fatati del bomber nato a Napoli. Proviamo a indicarne alcuni. Due prodezze ai limiti dell’impossibile sono quelle cavate dal cilindro nel corso di una stessa partita, la gara con la Reggina del 22 settembre 2007. Un pallonetto ai limiti dell’incredibile (e della linea di fondo) fa strabuzzare gli occhi a tutti quando si infila alle spalle del portiere Campagnolo, ma Totò non è sazio e al 17’ della ripresa stoppa da campione un lancio di D’Agostino e, al volo, insacca un’altra magia.

I ‘lob’ sono stati una sua specialità: ben due le perle rifilate al Parma, senza dimenticare il sinistro al volo contro il Chievo, lo scavetto di Catania da posizione defilatissima, il tacco sottoporta contro la Roma e la fiondata, da fermo, che nel novembre 2010 ha lasciato di sasso De Sanctis e tutto il Napoli. Per Di Natale, con l’Udinese, 445 partite e 226 gol, senza farsi mancare nulla: destro, sinistro, testa, punizioni, chi più ne ha, più ne metta.

Normale, quindi, che su di lui si posassero gli occhi dei grandi club, come per esempio Juventus e Fiorentina. Ma Di Natale ha detto “no grazie” per restare a Udine, una prova d’amore che non deve essere dimenticata. E domani sera, stadio e tifosi si apprestano a dare un giusto omaggio per un campione che ha regalato emozioni con la sua tecnica e una classe cristallina. Niente retorica, forse qualche lacrimuccia: domenica sera, Udine e il calcio sono pronti a rendere omaggio a Totò. I brividi lungo la schiena non mancheranno.