Ecco i grandi misteri d’Egitto non da meno quelli d’Occidente

Diciamolo chiaro, il caso di Giulio Regeni rischia di diventare una di quelle tragedie che si tramutano in farsa. Insomma il rischio che l'intera storia, finito il clamore mediatico del momento, venga assorbita nelle nebbie dei casi irrisolti, nella densa notte dei misteri italiani, è forte. Quasi una certezza, perchè gli ingredienti per cui questo avvenga ci sono tutti. Senza richiamare i casì di Ustica o di Ilaria Alpi, potremmo paragonare, il caso Regeni, dal punto di vista del prossimo calo dell'interesse mediatico, a quello del piccolo Aylan il bimbo siriano di tre anni la cui foto choc del corpo trovato morto annegato a faccia in giù davanti alla spiaggia di Bodrum, in Turchia, aveva fatto il giro del web commuovendo il mondo intero, ma per poi essere in poche settimane dimenticata, sepolta sotto il velo dell’ipocrisia. Regeni come Aylan finirà purtroppo dentro un buio denso, una notte interminabile dove tutto è indistinguibile, inafferrabile. E' sempre così quando per “ragion di stato” non si può o non si deve trovare la verità perchè troppo scomoda per qualcuno. Sono vicende sulle quali purtroppo l'opinione pubblica sembra essersi addormentata tanto da non porsi più nemmeno le domande più elementari. E naturalmente questo è accaduto e forse accadrà anche con la morte di Giulio Regeni il cui mistero non sarà mai svelato se nessuno avrà davvero interesse a farlo, né le autorità italiane impegnate a fare affari con il Cairo e con il regime di Al Sisi, né quelle egiziane che hanno troppo da nascondere, né quelle autorità didattiche anglosassoni presso cui Regeni studiava fin da ragazzino e che costituiscono il motivo circostanziale per cui il giovane si trovava in Egitto. Era al Cairo ufficialmente per completare una tesi di dottorato al Dipartimento di Scienze Politiche e Studi Internazionali presso il Girton College di Cambridge. Il timore, nonostante le promesse governative è che alla fine a cercare la verità resterà solo la famiglia, come avvenne per il caso di Ilaria Alpi. La chiave di questo orrendo delitto è senza dubbio da ricercare in quella zona grigia dei servizi che si muove a cavallo di Paesi ed interessi vari, spesso se non sempre torbidi. Serve analizzare bene le motivazioni che hanno spinto qualcuno a torturare ed uccidere il povero Giulio a partire dalla tesi di chi spiega che Regeni sì aveva la nazionalità italiana, ma di fatto per quasi 10 anni, dai 17 anni in poi, ha fatto lo studente tra gli Usa e l’Inghilterra finendo fatalmente per essere identificato come appartenente al mondo politico, militare e culturale che fa da colonna portante del regime egiziano, dunque sospettabile di tradimento o inviso all’opposizione. Quanto appartenente nella realtà a quel mondo è impossibile saperlo, ma probabilmente la tragedia di Giulio comincia nel momento stesso in cui apparentemente comincia la sua fortuna. Spieghiamo meglio, Regeni vinse una borsa di studio della Regione Friuli per il Collegio del mondo Unito (UWC). Cosa c'è di strano? Apparentemente nulla se non fosse che l'organizzazione didattica di origine anglo americana, nata negli anni della guerra fredda, formalmente intesa a sviluppare l’incontro di più culture finì fatalmente vittima della logica dello scontro fra blocchi è in realtà in odore, almeno per certi ambienti internazionali, di essere una sorta di scuola quadri atlantica. In effetti, quando nacque il Collegio del mondo Unito, aveva lo scopo pratico di favorire la preparazione di un ceto dirigente filo occidentale e anticomunista nel maggior numero dei Paesi possibili, specie nelle zone dove i due mondi si intersecavano come appunto il confine orientale italiano. Ovviamente parliamo di un epoca lontana ed oggi quelle motivazioni non sembrano più essere un motore effettivo. Ma forse negli ambienti torbidi della diplomazia parallela, dello spionaggio internazionale, qualcuno non la pensa così. Scaviamo allora sul Collegio del mondo unito e scopriamo che ha avuto come maggiori sponsor della sezione italiana nel 1970, Marella Agnelli, moglie dell’Avvocato per antonomasia e l’ambasciatore Bartolomeo Migone che, agli inizi degli anni Cinquanta era capo di gabinetto del ministero degli Esteri, non certo un personaggio di larghe vedute politiche. Attualmente la commissione che sovrintende l’Uwc dell’Adriatico è formata tra gli altri dall’ex ambasciatore Bruno Bottai (figlio del più noto Giuseppe già gerarca del fascismo), Domenico Fisichella, Jas Gawronsky, il banchiere Sarcinelli, insomma tutto un mondo che spazia tra la diplomazia, finanza e media e che esprime un deciso orientamento. Uno dei grandi contributori è il finanziere Shelby Davis, proprietario di un fondo di investimento da 100 miliardi che ha donato complessivamente 15 milioni di dollari. Si tratta nel complesso di un mondo chiuso su se stesso. In ogni caso da quando Regeni finisce da Duino dove l’Uwc ha una sede importante, nel collegio unito del New Mexico inizia un percorso che forse i suoi killer avevano scoperto e temiamo mal interpretato. Da New Mexico dopo due anni di preparazione, parte verso l’Inghilterra, Oxford e poi Cambridge, bypassando completamente un’Italia ormai marginale per le sue attività e i suoi studi. Insomma la tesi non completamente peregrina sarebbe quella che i servizi egiziani o uno dei rami che finiscono in qualche zona oscura del caotico panorama politico egiziano lo abbiamo preso e torturato nell’intento di strappargli rivelazioni sulle sue fonti, sospettandolo un agente “occidentale” forse neppure italiano. In realtà Regeni non aveva nulla da rivelargli o meglio le sue informazioni non dovevano essere poi così segrete trattandosi di sindacati e personaggi dell'opposizione ben conosciuti dagli 007 egiziani. Ci potrebbe essere stato l’equivoco di sospettare che il giovane studente fosse qualcuno che in realtà non era e che abbia resistito alle torture fino alla morte perchè gli chiedevano qualcosa che in realtà non poteva rivelargli per il semplice fatto che non l'ha sapeva.