Una economia di mercato “niet” dall’Ue per la Cina

gaetanospataroinfo@friulisera.it
La conferma della concessione di status di economia di mercato alla Cina da parte della Commissione europea diventa sempre più improbabile. Il Protocollo firmato nel 2001 e che ha permesso alla Cina di entrare nell’Organizzazione mondiale del Commercio prevede che alla scadenza di un periodo di 15 anni l’Unione deve decidere se concedere al paese asiatico lo status di economia di mercato. Oggi il Parlamento di Strasburgo ha votato una risoluzione contraria alla concessione di tale status e la Commissione non potrà ignorarla. Una situazione che potrebbe creare molti attriti, non solo commerciali, con il colosso orientale, ma che nel frattempo ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle grandi aziende europee, spesso in difficoltà a causa della politica commerciale aggressiva della Cina. Milan Nitzschke, il portavoce dell’associazione industriale Aegis Europe. «Il messaggio del Parlamento europeo è chiaro: non possiamo aprire ulteriormente il mercato europeo ai prodotti cinesi sotto costo, con la conseguenza di distruggere posti di lavoro e di penalizzare l’ambiente».
La concessione dello status comporterebbe una riduzione degli strumenti di difesa commerciale in mano alle autorità comunitarie, in un momento in cui su questo fronte la Commissione europea si sta dotando di strumenti più efficaci.
In sintesi, l’assise europea ha chiesto di continuare usare metodologie non standard nell’imporre dazi ai prodotti cinesi. Di recente, Bruxelles ha annunciato nel settore dell’acciaio la nascita di un nuovo meccanismo di sorveglianza degli importatori non europei, che rimarrà in vigore per quattro anni. L’iniziativa, non a caso, è giunta in un contesto di grave crisi della siderurgia europea, minacciata dalla concorrenza aggressiva di molti paesi emergenti.