Tagli all’editoria, inizia la normalizzazione autoritaria. Bavaglio a minoranze linguistiche e a soggetti più deboli

Testate nazionali, quotidiani locali, riviste e periodici, settimanali e giornali di settore, insomma la gran parte dell'informazione stampata italiana rischia la chiusura. Sono infatti oltre trecento i giornali  che rischiano di chiudere a seguito dei tagli, sempre più pesanti, al mondo dell’editoria da parte del governo. Oltre al ridimensionamento del pluralismo informativo vi sono migliaia di posti di lavoro a rischio, 3000 fra giornalisti, grafici e specialisti del settore. Il rischio che oggi corrono molti giornali di chiudere per non riaprire più, è lesivo dei principi democratici e di libertà su cui il nostro paese è costituzionalmente fondato.  A pensarla così è anche la senatrice del Pd Tatjana Rojc: “Con il taglio al fondo per l'editoria inizia in modo esplicito la normalizzazione autoritaria sotto il tacco dell'asse Lega-M5S. Si mette il bavaglio alle testate delle minoranze linguistiche e di tutti i soggetti più piccoli che pure hanno diritto di tribuna”. L'affermazione della senatrice Rojc, espressione della minoranza slovena in Italia, arriva a  commento la risoluzione alla Nota di aggiornamento al Def depositata in aula da M5S e Lega che prevede di attuare "un graduale azzeramento a partire dal 2019 del contributo del Fondo per il pluralismo”. “I giornali sono stati sempre di primaria importanza – sottolinea Rojc - soprattutto nelle realtà definite dalle minoranze nazionali e linguistiche. Per quanto riguarda gli sloveni è stato così dall'Illuminismo a oggi, passando attraverso gli anni più bui, in cui si distribuivano clandestinamente libri e giornali. La storia del nostro quotidiano Primorski dnevnik, nato in clandestinità stampato dai partigiani, non può finire stritolata dai cingoli dell'omologazione gialloverde”. Per la senatrice dem “bisogna rimanere vigili e alzare la voce, perché si sta insinuando un'intolleranza sempre più arrogante verso le voci discordi e mettere il bavaglio alla libertà di informazione è il primo passo verso la censura e verso una società sempre meno democratica”.

 

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