Elisabetta Gualmini dal Pd ad Azione. Salto di casacca non è sport Olimpico, anche se l’oro non è estraneo
Oggi alle ore 15 presso la sala Nassiriya del Senato, il segretario di Azione Carlo Calenda ha annunciato ufficialmente in una conferenza stampa l’arrivo dell’eurodeputata Elisabetta Gualmini. Insomma si festeggia l’ennesimo salto di casacca. Infatti alle elezioni europee del 2019 Gualmini si era candidata per il PD poi nel maggio del 2024, in occasione delle più recenti elezioni europee, viene ricandidata nella lista del PD per la stessa circoscrizione nord est. Ora lascia il Taxi PD e aderisce ad Azione. “E’ un po’ come tornare a casa – ha spiegato Gualmini – abbiamo fatto tante battaglie comuni”. “Il Pd ha cambiato struttura – ha aggiunto – c’è stata una mutazione genetica, che porta un riposizionamento nella sinistra radicale che taglia fuori la cultura del riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza”. In realtà i “cambi di casacca” sono da tempo una caratteristica della politica italiana e la scorsa legislatura, la diciottesima della storia repubblicana, non è stata da meno: da marzo 2018 a settembre 2022, durante la XVIII legislatura, quasi 300 tra deputati e senatori hanno deciso di cambiare partito in Parlamento, con oltre 400 cambi di gruppo parlamentare. La questione non è di poco conto e riguarda la selezione della classe dirigente, selezione nella quale (basti pensare al caso Cerno, ma anche a quello dello sesso Calenda) il Partito Democratico non brilla. Ora l’addio di Elisabetta Gualmini che è solo il più recente tra gli ultimi casi di cambio di casacca, in un momento in cui il quadro politico si sta muovendo scompostamente. Esempio ancor più clamoroso è l’abbandono della Lega da parte del generale Roberto Vannacci, che due settimane fa ha annunciato la creazione di un nuovo partito, Futuro Nazionale. Cambi di casacche e trasformismi che, con le elezioni in vista, si fanno sempre più frequenti e che inevitabilmente devono portare i partiti a fare dei ragionamenti interni. Un fenomeno che qualcuno cerca di arginare.
Qualche giorno fa infatti la Lega, con l’obiettivo di «evitare i cambi di casacca che nell’ultima legislatura sono stati quasi 300», ha preparato una proposta di legge costituzionale per introdurre il vincolo di mandato parlamentare. L’idea sarebbe modificare l’articolo 67 della Costituzione, che verrebbe riscritto prevedendo che ogni membro del Parlamento eserciti le proprie funzioni con vincolo di mandato. Proposta che avevano tentato di fare avanzare anche dal M5S, nonché da Fratelli d’Italia, nei loro momenti di crisi interna.
Intanto è pronta per approdare in Aula la riforma del regolamento della Camera dei deputati, che introduce novità in vigore ma dalla prossima legislatura. Il testo sarà discusso a breve e potrebbe essere votato già domani. Tra i punti centrali della riforma, misure pensate per scoraggiare i cambi di casacca, con la riduzione dei contributi trasferibili a un nuovo gruppo (solo il 50% della quota verrà trasferito), la decadenza da gran parte delle cariche interne ricoperte nell’Ufficio di presidenza e negli uffici di presidenza delle Commissioni. Per chiarire ogni gruppo parlamentare gode dei contributi in base al numero degli iscritti: se un deputato cambierà partito non trasferirà più al nuovo gruppo interamente la sua quota ma solo un 50%, l’altra metà resterà al gruppo di provenienza. Bisogna dire però che questa riforma del regolamento della Camera (“Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni”), entrerà in vigore dalla prossima legislatura, approderà in Aula a Montecitorio oggi lunedì 16 febbraio per la discussione generale e domani potrebbe già andare al voto. Per il via libera serve la maggioranza assoluta dei componenti della Camera. Il recente via libera da parte della Giunta del regolamento è stato quasi unanime: si sono astenuti solo i 5 stelle e Avs. Pecunia a parte nella proposta di regolamnto c’è anche la decadenza dalle cariche ricoperte ricoperte nell’Ufficio di presidenza e in quello delle Commissioni, prevista l’eccezione per il presidente della Camera Le penalità sui contributi per i cambi di casacca non si applicheranno qualora a spostarsi da un gruppo all’altro contestualmente saranno almeno sette deputati. Visto che in questo caso, si configurerebbe «una scissione» su «base evidentemente politica», hanno spiegato i relatori Federico Fornaro (Pd), Igor Iezzi (Lega) e Angelo Rossi (FdI).




