Emergenza sanitaria. Martines sindaco di Palmanova: “Saltata la programmazione regionale… Se si faceva come Zaia, saremmo ancora in zona gialla”

“Ritengo che i comuni debbano seguire le indicazioni che arrivano dagli organi superiori, senza creare ulteriore caos in un’emergenza che va gestita e che vede già troppi inutili contrasti tra Stato e regioni. Sulla scelta relative alle nuove mini zone rosse, serve confronto urgente tra la nostra Regione e i comuni, attraverso gli organi esecutivi ANCI, che vedono coinvolti grandi, medi e piccoli comuni, di diverse visioni politiche”. Questo il commento di Francesco Martines, Sindaco di Palmanova, alla luce dell’evolversi della situazione sanitaria regionale e della possibile istituzione di nuove zone rosse a livello comunale.
“Innanzitutto vanno verificati i dati, fermi da giorni. I dati reali, su cui basare le scelte, devono essere aggiornati e comprendere anche i guariti. Poi bisogna guardare anche ai numeri in valore assoluto e non solo relazionati alla popolazione. Il problema non sono solo le poche decine di malati del comune carnico ma le migliaia di malati dei grandi agglomerati urbani. Non a caso si è voluto chiudere i centri commerciali e non le piccole botteghe.

Isolare un comune di poche centinaia di abitanti, anche con alte percentuali relative di contagio, ben poco alleggerisce la pressione sugli ospedali. I comuni più popolosi, invece, evidenziano numeri assoluti del tutto preoccupanti, che vanno ad intasare le strutture sanitarie. È qui che serve intensificare anche i controlli di polizia, avendo spesso notato ancora assembramenti fuori da negozi o nei centri cittadini. Non vorrei che, così come successo pochi giorni fa con la precedente ordinanza di Fedriga, si adotti un provvedimento sperando di convincere il Governo, per poi finire ugualmente in zona rossa”.

Sulla situazione di gestione dell’emergenza sanitaria aggiunge: “Forse avendo seguito le orme di Zaia e del suo Veneto, saremmo ancora in zona gialla. Invece la programmazione sanitaria regionale dell’emergenza è saltata, puntando sulle terapie intensive e sui casi più critici, senza valutare la possibile necessità di grandi spazi per i ricoveri anche meno gravi. Secondo i piani estivi, si doveva gestire tutto negli Ospedali di Udine e Trieste, ora si cercano ogni giorno nuove soluzioni d’emergenza per avere altri posti letto, coinvolgendo strutture sanitarie periferiche e bloccando tutte le attività sanitarie dedicate alle altre patologie”.

E conclude: “In Veneto si riaprono ospedali chiusi da tempo, come Valdobbiadene, per ospitare positivi non intesivi, dispongono di un lungo elenco di alberghi disposti ad ospitare chi non può passare la quarantena in casa, hanno a disposizione test rapidi e alta capacità di screening. Qui in Friuli Venezia Giulia abbiamo strutture dismesse ferme ed inutilizzate, si intasano gli ospedali per acuti attivi con positivi paucisintomatici, disponiamo di un solo hotel che è pronto ad accogliere solo negativi. Anche per queste ragioni, i dati, analizzati dal Comitato Tecnico Scientifico del Governo, ci hanno portato alla zona arancione e, pare, verso addirittura una zona rossa regionale”.