Facebook non può essere zona franca dove ogni nefandezza è permessa: ultimo episodio un post in odore di razzismo di una consigliera comunale di Cervignano

Post in odore di razzismo di una consigliera comunale di Cervignano del Friuli di Fratelli d’Italia, si tratta della giovane promessa del sovranismo friulano Marika Dimminutto ed è polemica. Sono ormai anni che i social sono terreno di nessuno, come già accaduto da tempo per gli stadi dove in molti pensano ancora oggi che tutto sia concesso, quasi si trattasse di aree franche dove leggi e buonsenso non hanno cittadinanza. Nei social, Facebook in testa, si è andati oltre, scambiando libertà di pensiero ed espressione per una sorta di campo di battaglia dove tutto e permesso. Non importa se nella vita “reale” sei un signor nessuno o invece rappresenti qualcosa o qualcuno, tutto sembra concesso a tutti soprattutto se il motore è ideologico. Questo avviene sul web in ogni spazio aperto ai commenti, nei social ovviamente ma anche negli spazi che volevano essere d’apertura ai lettori, tanto che la maggior parte dei quotidiani ormai pagano società esterne che monitorano, per quanto possibile,  in tempo reale i commenti, altri disattivano il sistema di notte per evitare di dover lasciare qualcuno a vigilare, altri, come nel nostro caso, decidono di privarsi dello strumento dei commenti invitando chi vuole a scrivere la classica lettera al direttore via mail. Il fenomeno è cresciuto via via che il sistema politico incattivisse il linguaggio, con le “risse” che tanto alzano l’audience dei talk show o la discesa i campo diretta delle macchine di comunicazione di leader spesso senza scrupoli pur di raggranellare scampoli di consenso. In molti oggi si sono fatti la convinzione che si debba reagire, sono nati su internet perfino siti dove fare segnalazioni e che promettono di agire per vie legali, esistono ovviamente dei sistemi di controllo nei social ai quale segnalare messaggi violenti o inappropriati, ma spesso sono inefficaci o addirittura controproducenti perchè usati proprio anche dai dispensatori di odio.  In ultima razio c’è anche la Polizia postale che avrebbe ben altro da fare che inseguire una manica di dementi muniti di mouse e tastiera.  In realtà però le segnalazioni sono poche rispetto alla mole di spazzatura nella quale ci si imbatte, la maggior parte delle persone si indignano, magari commentano aumentando la visibilità degli odiatori e alla fine facendo il loro gioco,  ma poi lasciano perdere. Ma non nel caso di cui abbiamo accennato in apertura, perchè ha denunciare il fatto è il presidente di Legacoop sociali Gianluigi Bettoli che non solo ha segnalato il post, anzi i post in questione, ma promette di portare la questione all’attenzsione della Procura dei minori di Trieste. Il perchè è presto detto. La consigliera comunale di Cervignano del Friuli Marika Dimminutto non si è limitata a postare una vignetta di Ghisberto, vignettista “famoso” per le sue vignette razziste e sopra le righe e decisamente di cattivo gusto che fa ridere solo chi è dotato di sensibilità xenofoba ma che resterebbe da confinare nel diritto di satira che non può essere a corrente alternata, ma una ben più grave fotomontaggio dove quattro ragazzi di colore presumibilmente adolescenti vengono “dotati” di biberon e pannoloni e scherniti per la loro età presunta. Un fotomontaggio di cattivo gusto ma che, come evidenzia il presidente delle Coop Sociali costituisce “violazione dei diritti dei minori ritratti e la cui immagine viene diffusa con il viso in chiaro, non da noi spiega Bettoli, che abbiamo applicato una rigorosa censura. L’originale aggiunge lo segnaleremo alla Procura presso il Tribunale dei Minori di Trieste, per competenza).

Caustico il commento di Bettoli che punta il dito sull’appartenenza politica della consigliera cervignanese: “Che dire? Basta limitarsi ad osservare che sono sempre i fascisti di sempre; anche se – quando glie lo dici – poi ti denunciano, come ha fatto il podestà di Pordenone Alessandro Ciriani. Quegli stessi che, con i “negri”, hanno un rapporto controverso, per usare un eufemismo. Come testimonia il milione di vittime circa della conquista italiana della Libia e dell’Etiopia tra gli anni ’10 e ’30 del secolo scorso. Almeno ora si “limitano” a scrivere stupidate su Facebook, e non spaccano la testa a civili inermi a badilate e picconate, non gettano bambini al volo nei roghi delle loro case, non internano nei campi della morte, non violentano donne, non bombardano e non usano gas venefici…. Oggi, si limitano ad usare il loro spirito di patata a scapito di chi (non) annega nel Mediterraneo, lontano dagli occhi e lontano dal cuore. E forse lo fanno solo perché sono tanto razzisti e presuntuosi quanto ignoranti….”
Dal Canto suo Marika Dimminutto che lamenta di essere attaccata sul social da chi le augura di fare “LaSTESSA FINE DI MUSSOLINI A PIAZZALE LORETO” speiga che “parlare ė un atto di libertà, la parola ė per sè stessa libertà”. “Se la Libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentire. Se ci viene tolta la libertà di parola, noi, muti e silenziosi, saremo trascinati come pecore al macello. La parola fa l’uomo libero, chi non si può esprimere ė uno schiavo”. Parole vere peccato però che la storia del passato a cui lei giovane politica del terzo millennio fa palese rifermento nei suoi post Facebook (basta scorrerli fugacemente e si scopre subito, oltre alla miriade di post “sovranisti”

Marika a Predappio con Rachele Mussolini

una foto di Marika da Predappio in visita alla tomba del duce con Rachele Mussolini, con la libertà di parola qualche problemino l’aveva…..
A proposito, dei post incriminati non c’è più traccia (almeno nell’intero 2019), insomma sono stati rimossi o ne è stata limitata la visione ai suoi soli “amici” di Facebook, una bella scelta coerente per una paladina della libertà di parola.

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