Femministe contro la guerra ai cancelli della Leonardo
Riceviamo e pubblichiamo:
“Come femministe nonviolente abbiamo sempre prestato grande attenzione all’uso del linguaggio, consapevoli che le parole pronunciate nello spazio pubblico hanno una fondamentale valenza politica, forniscono interpretazione del mondo, orientamento collettivo, costruzione del futuro.
Per questo, in un orizzonte globale in cui le pulsioni autoritarie e nazionaliste tornano a diffondere il linguaggio dell’odio e della sopraffazione delle minoranze, in cui i processi di inferiorizzazione degli esseri umani rendono possibile l’uccisione di migliaia di persone in teatri di guerra e di dominio coloniale come accade in Palestina, rifiutiamo di esprimerci attraverso modalità comunicative che assumano la militarizzazione del pensiero e delle coscienze.
In questo spirito organizziamo presìdi con la richiesta di “cessate il fuoco”, manifestazioni come quelle recentissime a sostegno alla Global SUMUD Flotilla, iniziative di dibattito, e partecipiamo con i nostri striscioni e simboli di pace agli eventi contro la guerra e la proliferazione delle armi e della loro lingua, per spingere con la forza delle nostre opinioni sia il Governo italiano sia le istituzioni europee a una decisa inversione di marcia rispetto al progetto di riarmo che i vertici bellicisti dell’Unione Europea vorrebbero far diventare senso comune.
Con questa attenzione che ci caratterizza abbiamo partecipato sabato 13 settembre al corteo che ha percorso le vie di Ronchi dei Legionari da Piazza Unità fino alla sede dell’azienda Leonardo, luogo simbolico nonché concreto delle logiche di guerra che rifiutiamo.
Affinché il Governo Netanyahu non prosegua il suo piano disumanizzante e genocida sono necessarie quelle politiche di pace che l’UE mostra di essere incapace di intraprendere e che comprendono l’interruzione immediata dell’invio di armi ad Israele e il blocco di ogni accordo economico, scientifico, tecnologico e culturale con un Paese resosi responsabile di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. È anche inderogabile il rilancio di interventi che pongano fine all’occupazione israeliana in Cisgiordania e a Gaza, attestino la piena autodeterminazione del popolo palestinese e, in prospettiva, consentano a popolazioni che si riconoscono in diverse identità di convivere pacificamente nella medesima regione. Dentro un quadro di relazioni che passino attraverso l’ONU e una sua urgente riforma, indispensabile per riprendere l’autorevolezza e l’autorità che le spettano, insieme al ripristino del diritto internazionale e del rispetto del dettato costituzionale italiano”.
Donne in Nero Udine e Collettivo Donne Bassa Friulana contro la guerra




